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Epopeja na zabravenite

(Ovvero Storie di Dimenticati) n. 9

di Tore Zappadu

A conclusione di questa mia piccola e, in qualche modo, irriverente (in quanto di sicuro non scientifica o accademica) "passeggiata" nella storia del Cirillico e della Bulgaria, mi piace ritornare con lo sguardo esattamente da dove sono partito: la prima volta che Paride mi spiegò il punto di ritrovo per il nostro appuntamento, mi disse che era vicino alla statua di Cirillo e Metodio. Io, per infantile pudore, non feci capire di non sapere dove diavolo fosse questa statua così importante e significativa.

Ma mi attrezzai subito e, alla fine, non mi ci volle molto per fare la prima diretta conoscenza con questi due grandi geni Europei. Tante altre volte, più spesso da solo, talvolta con gli amici, mi è capitato di soffermarmi a riflettere, davanti a questi due Giganti, veri monumenti dell'Europa, su quanta poca attenzione si sia prestato al valore eccezionale della loro opera, da parte dell'Europa burocratica e bigotta.

Io, in quanto sardo, l'ho percepita e fatta mia. Non foss'altro perché da sempre noi che parliamo il sardo, in differenti diramazioni dialettali, non riusciamo ad avere un alfabeto comune e non sappiamo o non siamo in grado di scriverlo dignitosamente.

Ci siamo adattati e visto che siamo un idioma di derivazione latina, i letterati istruiti ci spiegano che è meglio usare le lettere di quell'alfabeto anche se, per le numerose e differenziate forme lessicali, fonologiche, morfologiche e sintattiche che per effetto delle lingue di contatto o di superstrato succedutesi nei secoli e in forza delle varie e, più volte, lunghe, dominazioni subite, la nostra lingua abbia subito non irrilevanti trasformazioni.

Per non farla troppo seria, cito solo alcuni piccoli esempi: in sardo, quantomeno nel ceppo Logudorese ritenuto dai più il padre di tutti i dialetti, quasi non esiste la lettera V. Se si eccettuano le parole importate dall'Italiano (Televisione, Virile, Virtuale etc,), per la stragrande maggioranza dei lemmi, quando parliamo ci "arrangiamo" trasformando la V in B, per esempio Binu (Vino), Bida (Vita) Bacca (Vacca), oppure direttamente con l'elisione per esempio Iazzu (Viaggio) Idda (Città). Per questo, quando Paride mi ha spiegato l'alfabeto Cirillico, ho subito metabolizzato il cambio di consonante, rispetto all'alfabeto italico, della B per la V, anche se spesso vedo che viene pronunciata quasi di soppiatto come una specie di U.

Un altro piccolo esempio è dato da una delle parole più antiche (di sicuro prelatina) che caratterizza tutta la nostra storia: Nuraghe. In campidanese, il dialetto sardo maggiormente parlato nell'isola, questo lemma si scrive comunemente Nuraxi, con la X che dovrebbe pronunciarsi ICS, ma che nel nostro dialetto si pronuncia correttamente come una specie di Sgi, comunque simile alla Ж del cirillico. Insomma lo scriviamo come se si leggesse Nuracsi, ma lo pronunciamo Nurasgi.

Per questo vedendo le contorsioni dei nostri poeti, scrittori e cultori di lingua sarda per cercare di avvicinare lo scritto al parlato (Tzappu per scrivere Zappa con la Z dolce e Tuccaru, per dire Zucchero della Z dura), ammiro ancora di più la fatica e il successo dell'alfabeto Bulgaro che, anche in questo caso ha diversi modi di scrivere la nostra Z.

Per dirla semplice, semplice a Noi Sardi, ma anche a Noi Europei sono mancate figure gigantesche come questi due Santi Fratelli (unici al mondo anche in questo, visto che non c'è nessun altro esempio di fratelli santi).

Infatti, Cirillo e Metodio che oltre al greco, latino, siriaco, arabo ed ebraico, parlavano anche un dialetto bulgaro-macedone, perché cresciuti in un ambiente di coloni slavi, non "inventarono" un nuovo alfabeto, ma diedero una forma definitiva alla scrittura slava, che s'era formata, in questo paese, molto tempo prima, permettendole così di diffondersi rapidamente fra le classi agiate di Russia, Bulgaria, Serbia e Macedonia. A tal fine, essi, per esprimere la particolarità della fonetica, usarono i caratteri della minuscola greca insieme alle lettere slave. Ne venne fuori un alfabeto di 38 lettere, il cosiddetto "cirillico", che ancora oggi è alla base dell'alfabeto slavo.

Più universali di così, davvero difficile immaginarne. Tanto più oggi, in questa Europa sempre più spezzettata e disunita, in cui l'unica lingua e l'unico alfabeto che vale è quello delle Banche e dei conti correnti, ovviamente e rigorosamente in lingua Deutsch.

(9- fine)

ohrid

Епопея на забравените

(Storie di dimenticati) n. 8

di Tore Zappadu

Siamo alla terza parte del nostro viaggio a ritroso nella lingua e nella storia Bulgaria e del suo alfabeto. In questo viaggio non si può non soffermarsi alla sua "stazione" più significativa: Ohrid o Ochrida se preferite.

Si tratta di una ridente cittadina lacustre (nella foto) collocata attualmente nella parte sud occidentale della Macedonia, quasi al confine con l'Albania, distante dalla Bulgaria circa 250 km. Ochrida, ai tempi d'oggi, conta circa 55 mila abitanti, ed è posizionata sulle rive del lago omonimo e dal 1979 la città e il suo lago sono stati inclusi dall'UNESCO nella lista dei Patrimoni dell'umanità.

Il territorio di Ochrida ospitò, negli secoli, antichissimi insediamenti illirici e in seguito greci, mentre la città divenne in età medievale uno dei centri culturali, religiosi e artistici più importanti della Penisola Balcanica e dell'Europa slava. Così importanti che ancora ai giorni nostri la sua primogenitura, il suo significato storico e culturale, è conteso ferocemente dalle due parti in causa di Slavi: i Serbo-Macedoni e i Bulgari.

Nell'867 i Bulgari, di fatto, conquistano la città e persino il nome di Ohrid, come città, compare per la prima volta solo nell'879. Tra il 990 e il 1015, Ocrida divenne la capitale e la roccaforte dell'Impero Bulgaro dello tsar Samuele. Dal 990 al 1018 la città fu inoltre la sede dell'importante Patriarcato di Ocrida. Dopo la conquista bizantina della città nel 1018, il Patriarcato venne retrocesso ad Arcidiocesi (questo fino al 1767)e posto sotto l'autorità del Patriarca ecumenico di Costantinopoli.

Andando indietro negli eventi storici si scopre che quando, alla morte di Metodio (885), il suo successore designato, lo slavo Gorazd, venne soppiantato dal coadiutore del maestro, il franco Viking, tutta la sua opera in Moravia fu dispersa nel modo più traumatico, in quello che lo storico russo Dimitri Obolensky ha definito il "tragico inverno dell'885-886", quando cioè i 5 più importanti discepoli (Gorazd, per l'appunto, Saba, Clemente, Naum ed Angelario (quelli che, con Cirillo e Metodio, formano a tutt'oggi il "santo settenario" sedmocislenici, i"sette santi" padri della cristianità slavo ortodossa,) vennero arrestati e gli ultimi tre espulsi.

Altri discepoli furono persino venduti come schiavi, poi riscattati sul mercato di Venezia dall'imperatore d'Oriente che da Costantinopoli non aveva smesso di pensare, per il loro tramite, all'evangelizzazione di tutto il mondo slavo.

La verità storica è che questo disegno si sarebbe realizzato non grazie agli auspici di Costantinopoli, bensì attraverso l'altro regno, proprio quello di Bulgaria che, seppur nell'orbita di Bisanzio, era di fatto l'avversario per eccellenza dell'impero dei Romei (come veniva anche appellato il regno romano d'oriente).

Grazie allo tsar Boris-Michele di Bulgaria prima ed il figlio Simeone dopo, la giovane chiesa bulgara raccolse e mise a frutto l'intera eredità cirillico-metodiana che, altrimenti, sarebbe andata definitivamente perduta, essendo già da anni pressoché scomparsa e dimenticata nelle sue regioni di origine con la scomparsa dei suoi ideatori.

In Bulgaria, invece, e precisamente ad Ochrid (allora per l'appunto Bulgara) trovarono rifugio i tre espulsi (Clemente, Naum ed Angelario) che misero a frutto, soprattutto i primi due, in quanto Angelario morì nel frattempo, questo strumento di scrittura e di sistematica slavizzazione della lingua liturgica della Chiesa Bulgara.

Alle due estremità del regno bulgaro furono allora aperte due scuole: una a Pliska, poi spostata a Preslav, l'altra per l'appunto a Ochrida, con lo scopo sia di completare le traduzioni in alfabeto slavo dei libri sacri, sia di creare un clero autoctono.

Il sogno di Costantino e Michele (Cirillo e Metodio, per la storia sacra), quello cioè di assistere alla elezione di un vescovo residenziale a capo di una diocesi integralmente slava e che celebrasse unicamente i sacri riti in lunga slava, aveva finito per realizzarsi in Bulgaria, proprio laddove, con ogni probabilità, neppur i santi fratelli avrebbero mai pensato possibile. Un regno ed un popolo, la Bulgaria, che essi stessi, da buoni "bizantini", avrebbero probabilmente considerato un paese ostile e ribelle all'ordine costituito.

Fu comunque lo tsar Simeone, che nell'893 investì Clemente (da allora detto appunto di Ochrida) della sede vescovile di Dremivitza o Velitza (luoghi ancora oggi non meglio identificati) ma che per tutti verrà riconosciuta come la chiesa e il patriarcato di Ochrida, quale antica sede della scuola di Clemente.

L'Impero dello tsar Samuele è considerato, ed a ragione, dalla storiografia bulgara come continuazione della statualità bulgara, mentre viene ritenuto da storici serbi e soprattutto macedoni il primo stato slavo-macedone della storia. Noi vi abbiamo solo esposto quel che racconta la storia che, alle volte, finisce per dare ragione alla verità.

E questa ci sembra inequivocabilmente una bella storia Bulgara.

Alla prossima

(terza parte-continua)

biblioteca_Sofia

Епопея на забравените

(Storie di dimenticati) n. 7

Di Tore Zappadu

Tutti i governi, laici o teocratici che siano, prima o poi, necessitano di far propria la pietà e il favore popolare. Il modo migliore per farlo, è sempre stato quello di sostituire miti, luoghi o anche date simbolo da un'Autorità precedente all'Altra magari ad essa sostituitasi.

L'esempio più clamoroso è quello del Natale cristiano.

Tutti i vangeli, compresi gli apocrifi, non hanno mai indicato giorno, mese o anno della nascita di Gesù. Nessuna fonte storica o religiosa garantisce che il 25 dicembre possa coincidere con il Natale di Cristo e della cristianità. È vero esattamente il contrario, vale a dire che si ha la certezza che quella data, quel mese e quell'anno comunque accettati da millenni, siano del tutto inventati. La verità è che nell'antico calendario Giuliano il 25 dicembre cadeva nel solstizio di inverno, cioè l'inizio del rientro tra i cieli boreali del Sole; in parole più semplici era questo il giorno più corto e, quindi, la notte più lunga dell'anno. Questo giro di boa, tra il massimo ed il minimo, tra il buio e luce, è sempre stato "celebrato" dagli uomini e dai loro miti: lo dimostrano le costruzioni megalitiche di Stonehenge in Gran Bretagna, di Newgrange, Knowth e Dowth, in Irlanda o attorno alle incisioni rupestri di Bohuslan, in Iran, e della Val Camonica, in Italia, già in epoca preistorica e protostorica. Lo stesso fenomeno fu invariabilmente atteso e magnificato dall'insieme delle popolazioni indoeuropee: i Gallo-Celti lo denominarono "AlbanArthuan" ("rinascita del dio Sole"); i Germani, "Yulè" (la "ruota dell'anno"); gli Scandinavi "Jul" ("ruota solare"); i Finnici "July" ("tempesta di neve"); i Lapponi "Juvla"; i Russi "Karatciun" (il "giorno più corto").

I romani non furono da meno e con l'imperatore Aureliano istituirono, per quella giornata, la grande festa del Natalis Solis Invictis(natale del sole invitto), una fantasmagoria di riti, una festa di risonanza e grande partecipazione, che ovviamente attraeva gli stessi cristiani.

Questa cosa allarmò la nascente comunità della Chiesa di Roma e quindi ne risultò, giocoforza, la decisione di collocare al 25 di dicembre la nascita del bambino salvatore e redentore, sostituendola in toto alla festa pagana.

Così avvenne in Bulgaria e nelle realtà slave, passate sotto il dominio sovietico, dopo il trattato di Yalta. Dal 1968 il 24 maggio, giorno in cui da secoli in Bulgaria, si festeggiano Cirillo e Metodio, divenne laicamente e semplicemente "La giornata della Istruzione e Cultura Bulgara e della Letteratura slava". Non solo, tutte le istituzioni pubbliche intitolate a Cirillo e Metodio, cambiano dedicazione e nome; anche se il culto, comunque in sottotono tra i bulgari rimane, riposizionandosi all'11 maggio, per via della dissonanza tra il calendario gregoriano e quello della liturgia ortodossa. Curioso che il calendario cattolico festeggi i due co-patroni Europei il 14 febbraio, giorno della morte di Cirillo, con forte e stridente contrasto con Valentino, il santo degli innamorati.

Addirittura, col comunismo, si tenta anche di impadronirsi della storia e della stessa primogenitura dell'alfabeto cirillico. Un passo del racconto della Vita di Metodio, quello sul ritrovamento in Crimea da parte di Costantino (il futuro monaco Cirillo) di un Vangelo e di un Salterio, fino agli anni '50 del secolo scorso viene forzatamente interpretato come se quello stesso vangelo fosse scritto originariamente in lettere russe. Nel clima nazionalistico instaurato da Stalin, insomma, si giunse alla conclusione che l'alfabeto cirillico- le lettere russe del testo- fosse nato proprio in Russia.

In realtà, oggi questa tesi è stata smentita da una nuova teoria: molto più probabilmente, infatti, c'è stata, non si sa bene quanto forzatamente, un'inversione tra le lettere S e R, per cui il termine Siria, in slavo Сирия,diventaRussia, in slavo Русия, forse perché a quel tempo i Siriaci, cristiani convertiti, avevano di sicuro già un Vangelo tradotto.

Sta di fatto che il 24 maggio per i Bulgari, oggi più che sempre, resta indiscutibilmente il giorno in cui Nasce l'alfabeto glagolitico, padre indiscusso di tutte le derivazioni alfabetiche cirilliche che, naturalmente, dal suo principale fondatore prendono forma, contenuto e nome. Tanto più resta imprescindibile il fatto che Cirillo e Metodio siano i padri della lingua di tutto il popolo bulgaro e di un alfabeto utilizzato da oltre 360 su 435 milioni di slavi presenti nel mondo.

Ma di questo parleremo la prossima volta.

(seconda parte-continua)

Cari lettori,

Nell’aprile del 2014 il nostro giornale ha pubblicato una notizia riportata da www.liberoquotidiano.com nella quale si riferiva dell’ arresto della sig.ra Azora Rais, in quanto implicata in una vicenda di clonazione di carte di credito.  

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Епопея на забравените

(Storie di dimenticati) n. 6

Di Tore Zappadu

Anche a Пазарджик (Pazardžik) si può mangiare una pizza buona. Grazie a Paride, la guida ciociara che, da esperto passepartout accompagna la "nostra brigata" italiana in questo delizioso soggiorno bulgaro, abbiamo preso l'abitudine di dedicare, un giorno la settimana, alla degustazione di una pizza, di buona qualità italica e, ovviamente, di prezzo bulgaro. Il nostro rendez-vous si celebra nella zona pedonale del Park минерална баня (Bagni minerali), cosiddetto per via dell'ubicazione delle piscine comunali. La prima volta che Paride mi spiegò il punto di ritrovo mi disse che era vicino alla statua di Cirillo e Metodio. Io, per infantile pudore, non feci capire di non sapere dove diavolo fosse questa statua così importante e significativa.

Ma mi attrezzai subito e, alla fine, non mi ci volle molto per fare la prima diretta conoscenza con questi due grandi geni Europei.

Io non mi intendo di santi e tanto meno posso valutare le loro doti miracolistiche ad essi attribuite, ma se c'è una cosa che mi è piaciuta del pontificato di Giovanni Paolo II è stata la decisione di nominare santi patroni d'Europa Cirillo e Metodio oltre a San Benedetto da Norcia.Il 31 dicembre 1980, infatti, con la lettera apostolica "Egregiae virtutis" volle porre i due fratelli, Cirillo e Metodio, quali patroni d'Europa insieme con San Benedetto, in quanto evangelizzatori dei popoli slavi e dunque della parte orientale del vecchio continente. Trattasi di due santi mai canonizzati dai papi, dei quali soltanto nel 1880 il pontefice Leone XIII aveva esteso il culto alla Chiesa universale.

Da quando frequento con assiduità questa fetta di Europa, mi faccio sempre più convinto di quel che volesse dire il pontefice polacco quando si lamentava di una UE che, nel suo Statuto, tralasciasse di ricordare le sue profonde radici cristiane. Non ho alcuna intenzione di entrare nel merito di una simile disputa dottrinale, anche per la mia proverbiale miscredenza religiosa, ma di sicuro un Popolo che non abbia cognizione delle sue radici, probabilmente non sarà mai davvero un Popolo.

Quel che hanno fatto i due fratelli di Salonicco per tutti noi Europei è qualcosa di immenso e, probabilmente, ancora tutto da scoprire. La grande cultura di Costantino (il nome Cirillo, dal persiano "giovane re", il santo se lo attribuì poco prima di morire a Roma, durante la sua consacrazione a Monaco) gli consentì di compiere quella "congiunzione" tra le culture e le storie orientali e occidentali d'Europa, non solo da un punto di vista religioso, ma anche sociale e politico.

Scrive ancora Papa Woytila: "Cirillo e Metodio sono come gli anelli di congiunzione, o come un ponte spirituale tra la tradizione occidentale e quella orientale, che confluiscono entrambe nell'...unità visibile, nella comunione perfetta e totale". Ho, volutamente, estratto dal contesto i riferimenti alla chiesa Universale cui fa riferimento la lettera del Papa, laicizzando al massimo quel concetto di "congiunzione" e unità che questi padri spirituali dell'Europa hanno saputo regalare alle generazioni future. E, detto tra noi, mi piace pensare che non sia solo l'intuizione di inventare l'alfabeto glagolitico(da "глаголь" che significa "parola"), quel che ha consentito a questi due intellettuali di diventare, a tutto tondo, padri fondatori dell'Europa. Decisivo, per quel che posso capire, è stato anche il momento della persecuzione, anche dopo la morte di Cirillo a Roma il 14 febbraio dell'869 e quella del fratello a Velehrad, nel sud della Moravia, il 6 aprile 885; Metodio (questo il suo nome da monaco, visto che da battezzato si chiamava Michele)prima della morte fu detenuto per due anni in Baviera.

Anche i suoi discepoli vennero incarcerati o venduti come schiavi a Venezia. Una parte di essi però riuscì a fuggire nei Balcani e non a caso arrivano e predicano in Bulgaria, la terra che li accolse allora e nella quale vengono ancora venerati come Sette Apostoli della Nazione. Parlo per l'appunto di Cirillo, Metodio assieme ai loro discepoli Clemente, Nahum, Saba, Gorazd ed Angelario, comunemente festeggiati il 27 luglio.

Da soli, invece Cirillo e Metodio hanno una "giornata speciale e tutta loro", il 24 maggio.

Ma di questo parleremo la prossima volta.

(prima parte-continua)

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