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Bulgaria, Tunisia, ma anche Canarie e la Thailandia. Sono questi i Paesi scelti da ben 400 mila italiani che hanno scelto di spendere la propria pensione all'estero. Sì, perchè in questi piccoli paradisi economici si può vivere nel benessere con appena mille euro al mese.

Merito di una tassazione e di un costo della vita decisamente più bassi. Nella capitale bulgara ad esempio bastano 300 euro per affittare un trilocale nuovo e arredato; al ristorante una cena completa non va oltre i 18 euro, ma mediamente si mangia con un massimo di 12 euro. I costi dell'energia elettrica e del gas sono ridotti a zero perché ritenuti servizi indispensabili che lo Stato deve offrire ai suoi cittadini, mentre i pensionati sono totalmente esenti dalle tasse.

Stessa situazione anche in Tunisia e in Marocco. Complice il boom dell'edilizia, in città come Agadir e Dar el-Jadida i prezzi di un appartamento sono un terzo di quelli italiani. Prezzi bassi anche alle Canarie dove l'Iva è al 4 per cento su tutto.

Anche la Thailandia è invasa dai pensionati italiani. Qui i prezzi sono tra il 36 e il 64 per cento in meno rispetto all'Italia. Con 500 euro al mese si affittano 140 metri quadrati completamente arredati, inclusi wifi, piscina condominiale, aria condizionata e servizio di sorveglianza.

E i paradisi esistono anche per i pensionati che non raggiungono i mille euro al mese. A Panama, ad esempio, bastano 700 euro e un età minima (55 anni per le donne, 60 per gli uomini) per ottenere uno sconto automatico del 50 per cento su cinema ed eventi culturali e sportivi, il 30 per cento sui trasporti, esenzione per l'importazione di beni di lusso.

Fonte: Il Giornale di Sicilia

http://gds.it/2015/09/30/dalla-bulgaria-alla-thailandia-qui-si-vive-bene-con-mille-euro-al-mese_416515/

presidente-inps

di Sal Sardo

Il Presidente dell'INPS, l'istituto di previdenza italiano, nei giorni corsi si è cimentato in un'analisi spietati contro quegli Italiani che si sono trasferiti all'estero dicendo tra le altre cose che è "paradossale" che "continuiamo a pagare" prestazioni a pensionati che vivono in altri Paesi "e che magari hanno un'assistenza di base", mentre "in Italia non ci sono strumenti contro la povertà e una rete di base proprio perché si dice non ci siano le risorse". Insomma Siamo Noi i primi responsabili delle condizioni di povertà della maggioranza degli italiani.

Ricapitoliamo il ragionamento ed i numeri messi in campo dall'illustre difensore dei poveri e nemico dei pensionati all'estero: l'Italia ha 198 mila stranieri pensionati che versano 3 miliardi e non ricevono nessuna prestazione sanitaria.

Noi siamo "solo" 36.500 pensionati aggiuntivi ( i nuovi emigrati tra il 2003 e 2014) ai precedenti (siamo 400 mila in totale) mentre ne sono "rientrati" solo 24.857 nello stesso periodo. Numeri ancora insufficienti perché il fenomeno diventi "problematico", ma l'Uomo del Monte, che fa il primo della classe con una indennità otto volte superiore alla pensione media di Noi pensionati all'estero, ha messo gli occhi su questa "fuga" di disperati che non ce la fanno a far combaciare pranzo e cena nel LORO Paese con una pensione che gli è stata "concessa" in colpevole ritardo, che è stata tartassata di ritenute e umiliazioni di ogni tipo, Pensionati che, per sopravvivere, scappano da affitti, Equitalia, Enel, canone Tv, tasse su prima casa, acqua, mondezza, assicurazioni auto, trasporti e debiti, debiti, debiti, debiti maturati nella loro vita di indigenti nel luogo dove sono nati, cresciuti ed hanno lavorato. E c'è di più, perché questo Savonarola delle vessazioni Inps dice anche che il vero "costo" sono i 200 milioni di "prestazioni sanitarie" a noi che riceviamo i soldi all'estero e che qui all'estero (nel mio caso Bulgaria) consumiamo e che qui ci ammaliamo e qui paghiamo le medicine e le cure mediche... e che qui moriremo.

Perché va anche detto che tutti Noi che emigriamo per necessità, siamo iscritti alla previdenza Bulgara o degli altri paesi di residenza e, quindi, non riceviamo prestazioni dal sistema sanitario italiano se non quando ci capitasse la necessità, durante i periodici rientri nella nostra terra per rivedere cose, parenti e amici. Questi sarebbero i 200 milioni di costo del nostro "tradimento". Mentre il Boeri, nel contempo, afferma che l'Italia dispone di un "tesoretto" di contributi dai pensionati stranieri in Italia, il cui ammontare è di 375 milioni di euro che pagano i contributi ma non ricevono prestazioni sanitarie.

Per dirla tutta Lui vuole risanare i conti. A modo suo ovviamente.

Perché per farlo e fregarci un'altra volta utilizza un altro termine inglese di bocconiana comprensione 'free riding'. Insomma vorrebbe guadagnare sia da chi arriva che da chi va via, la mia speranza è che possa andare in quel paese assieme a quella grande fetta di "dirigenti politicanti" che ci ha fatto diventare un Paese di Merda...

Una cosa è certa: Noi non ci faremo "cacciare", non intendiamo più essere immolati nel carniere di questi dilapidatori della Cosa Pubblica. Lo hanno già fatto con le nostre pensioni trattandoci come merce di scarto, ci hanno costretto a scappare per cercare e fortunatamente) trovare dignità altrove. E adesso che, grazie ad un Paese come la Bulgaria, questa Dignità, questa Serenità l'abbiamo recuperato, non Consentiremo che ce la rubino.

Al signor Boeri non chiediamo che ci rispetti, da lui pretendiamo semplicemente che Rispetti le leggi e le convenzioni firmate dall'Italia, il Paese che paga lui profumatamente e che ha costretto Noi a Fuggire per non morire di stenti.

bimbaOK

Fiocco rosa nella redazione di Bulgaria oggi! Il 18 luglio è nata la bimba della nostra collega Lilia Rangelova, fondatrice e caporedattore del nostro sito da lunghi anni. Auguri di cuore a Lilia, alla piccola e anche al papà! Tanta felicità a tutta la famiglia!

Claudia_Cardinale_002

Снимка: Архив 

Италианската актриса Клаудия Кардинале получи почетна научна степен "доктор хонорис кауза" от българската Академия за театрално и филмово изкуство (НАТФИЗ), съобщиха от университета.

2EUROPE-tore

Epopeja na zabravenite

(Ovvero Storie di Dimenticati) n. 9

di Tore Zappadu

A conclusione di questa mia piccola e, in qualche modo, irriverente (in quanto di sicuro non scientifica o accademica) "passeggiata" nella storia del Cirillico e della Bulgaria, mi piace ritornare con lo sguardo esattamente da dove sono partito: la prima volta che Paride mi spiegò il punto di ritrovo per il nostro appuntamento, mi disse che era vicino alla statua di Cirillo e Metodio. Io, per infantile pudore, non feci capire di non sapere dove diavolo fosse questa statua così importante e significativa.

Ma mi attrezzai subito e, alla fine, non mi ci volle molto per fare la prima diretta conoscenza con questi due grandi geni Europei. Tante altre volte, più spesso da solo, talvolta con gli amici, mi è capitato di soffermarmi a riflettere, davanti a questi due Giganti, veri monumenti dell'Europa, su quanta poca attenzione si sia prestato al valore eccezionale della loro opera, da parte dell'Europa burocratica e bigotta.

Io, in quanto sardo, l'ho percepita e fatta mia. Non foss'altro perché da sempre noi che parliamo il sardo, in differenti diramazioni dialettali, non riusciamo ad avere un alfabeto comune e non sappiamo o non siamo in grado di scriverlo dignitosamente.

Ci siamo adattati e visto che siamo un idioma di derivazione latina, i letterati istruiti ci spiegano che è meglio usare le lettere di quell'alfabeto anche se, per le numerose e differenziate forme lessicali, fonologiche, morfologiche e sintattiche che per effetto delle lingue di contatto o di superstrato succedutesi nei secoli e in forza delle varie e, più volte, lunghe, dominazioni subite, la nostra lingua abbia subito non irrilevanti trasformazioni.

Per non farla troppo seria, cito solo alcuni piccoli esempi: in sardo, quantomeno nel ceppo Logudorese ritenuto dai più il padre di tutti i dialetti, quasi non esiste la lettera V. Se si eccettuano le parole importate dall'Italiano (Televisione, Virile, Virtuale etc,), per la stragrande maggioranza dei lemmi, quando parliamo ci "arrangiamo" trasformando la V in B, per esempio Binu (Vino), Bida (Vita) Bacca (Vacca), oppure direttamente con l'elisione per esempio Iazzu (Viaggio) Idda (Città). Per questo, quando Paride mi ha spiegato l'alfabeto Cirillico, ho subito metabolizzato il cambio di consonante, rispetto all'alfabeto italico, della B per la V, anche se spesso vedo che viene pronunciata quasi di soppiatto come una specie di U.

Un altro piccolo esempio è dato da una delle parole più antiche (di sicuro prelatina) che caratterizza tutta la nostra storia: Nuraghe. In campidanese, il dialetto sardo maggiormente parlato nell'isola, questo lemma si scrive comunemente Nuraxi, con la X che dovrebbe pronunciarsi ICS, ma che nel nostro dialetto si pronuncia correttamente come una specie di Sgi, comunque simile alla Ж del cirillico. Insomma lo scriviamo come se si leggesse Nuracsi, ma lo pronunciamo Nurasgi.

Per questo vedendo le contorsioni dei nostri poeti, scrittori e cultori di lingua sarda per cercare di avvicinare lo scritto al parlato (Tzappu per scrivere Zappa con la Z dolce e Tuccaru, per dire Zucchero della Z dura), ammiro ancora di più la fatica e il successo dell'alfabeto Bulgaro che, anche in questo caso ha diversi modi di scrivere la nostra Z.

Per dirla semplice, semplice a Noi Sardi, ma anche a Noi Europei sono mancate figure gigantesche come questi due Santi Fratelli (unici al mondo anche in questo, visto che non c'è nessun altro esempio di fratelli santi).

Infatti, Cirillo e Metodio che oltre al greco, latino, siriaco, arabo ed ebraico, parlavano anche un dialetto bulgaro-macedone, perché cresciuti in un ambiente di coloni slavi, non "inventarono" un nuovo alfabeto, ma diedero una forma definitiva alla scrittura slava, che s'era formata, in questo paese, molto tempo prima, permettendole così di diffondersi rapidamente fra le classi agiate di Russia, Bulgaria, Serbia e Macedonia. A tal fine, essi, per esprimere la particolarità della fonetica, usarono i caratteri della minuscola greca insieme alle lettere slave. Ne venne fuori un alfabeto di 38 lettere, il cosiddetto "cirillico", che ancora oggi è alla base dell'alfabeto slavo.

Più universali di così, davvero difficile immaginarne. Tanto più oggi, in questa Europa sempre più spezzettata e disunita, in cui l'unica lingua e l'unico alfabeto che vale è quello delle Banche e dei conti correnti, ovviamente e rigorosamente in lingua Deutsch.

(9- fine)

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