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Epopejanazabravenite n. 5

(Ovvero Storie di Dimenticati)

Di Tore Zappadu

BATCHKOVO -"La Fede non ha bisogno di veggenti!" Sono assolutamente d'accordo con Papa Francesco e, in sovrappiù, penso anche che la Fede, qualunque essa sia, non abbisogna neppure di immagini o icone del tutto soggettive. Nonostante questo confesso pudicamente di essere stato sempre comunque attirato dalle icone religiose, dovunque fossero, di qualunque religione si trattasse. E stato così anche un mese fa al monastero di Batchkovo, quando ho deciso di fare la lunga fila con i credenti devoti della santa vergine di Petritch. Per me era la prima volta dentro un monastero ortodosso, ed era anche la prima volta che mi avvicinavo ad una icona in cui viene raffigurata una madonna "nera". Si, mi era già capitato di entrare a Bonaria di Cagliari, e di vedere ed ammirare qualcosa di simile, ma della nostra Patrona conoscevo leggende e storia della iconografia popolare e quindi, questo approccio, ad un'icona e ad una storia leggendaria a me del tutto sconosciute, mi incuriosivano al punto da accettare anche il rispettoso rito della devozione liturgica. E non solo la sequela liturgica.Infatti,qualche ora dopo averla intravvista nella penombra delle soffuse luci delle centinaia di candele (probabilmente responsabili con loro fumo dell'annerimento del viso), ho voluto saperne di più su questa Vergine di fattura bizantina che i fedeli ortodossi bulgari ritengono miracolosa. Bellissimo e prezioso il rivestimento della cornice, prodotto agli inizi del 1800 dagli stessi monaci, evidentemente anche orafi più che professionali. La devozione popolare spinse i fedeli a nascondere, per più di un secolo in un bosco fuori dal paese, l'icona tanto preziosa durante tutto il periodo di dominazione ottomana. La nascosero per tanto tempo e tanto bene che ne persero, essi stessi, le tracce e solo casualmente ritornò alla luce, comunque intatta e disponibile per i numerosi ed inossidabili fedeli. E così ogni anno, al lunedì dell'Angelo, essa viene "scortata" in processione,dai monaci e dai fedeli, dal monastero fino al luogo del ritrovamento per poi venire riposta nella sua edicola a disposizione della fede popolare, in protezione e salvaguardia di questo grande popolo.k

GERGIOVDEN- Debbo comunque dire che l'incrocio con la storia religiosa di questa mia nuova terra di adozione, è avvenuto, prima ancora che con la Madonna di Batchkovo, per la festa del 6 maggio, quella dedicata a San Giorgio. Su questo "martire" di origini, probabilmente, palestinesi sapevo le poche cose che, grazie al dipinto di Paolo Uccello ho potuto ammirare, tanti anni fa con la mia famiglia, alla National Gallery di Londra. Grazie a quella monumentale opera,ero stato condotto alla conoscenza della leggenda del Drago. Eppoi (vado sempre con la memoria) ricordo, anche, una "farsa" di Dario Fo sulla svendita del "Santo e dei suoi diritti di autore"avvenuta tra i genovesi e gli Inglesi. Mai e poi mai, mi sarei immaginato il Valore e la pregnanza che, questa "icona" religiosa, potesse aver assunto in Bulgaria, in tutti questi secoli. Ho così scoperto che su quasi 7 milioni e mezzo di abitanti ben 300 mila si chiamano Gheorghi, Ghergana o con un nome comunque da esso derivato. Non sapevo fosse lui il vero patrono dei Bulgari, che lo hanno eletto a loro protettore per gli auspici dell'umidità primaverile e della fertilità ed anche perché è sempre lui che apre le sorgentiper la irrigazione delle piante e dei prodotti agricoli. È vero che anche in Bulgaria, pur se in misura meno rilevante e peccaminosa dell'Inghilterra, san Giorgio è anche il patrono delle forze armate, ma è altrettanto vero che quando, per esempio, il regime comunista, decise di vietarne il culto, i Bulgari furono bravi a trasformarne la ricorrenza nazionale (giusto quella del 6 maggio)nella Festa dell'Agricoltura, consapevoli del fatto che l'origine greca del nome Giorgio significasse proprio "Agricoltore". Insomma Giorgio, barattato e utilizzato per tante imprese più o meno lecite (crociate, invasioni o battaglie navali e sanguinose guerre terrestri) sotto l'insegna della Croce che, dopo l'acquisto del simbolo,dai genovesi, per conto di Riccardo Cuor di Leone, di San Giorgio prende il nome.Da queste parti è, invece un Santo "produttivo" e pacifico, in quanto considerato il padre della fertilità, del raccolto, delle sorgente vive dell'acqua che sgorga. Ed è di fatto un santo che unisce, visto che oltre a venir comunque riconosciuto anche dalla chiesa Cattolica, è il più venerato dagli ortodossi, ed è il patrono dei Rom; anche perché persino i musulmani lo considerano un profeta.

Più ecumenico di così...

IL MAESTRO- Da un Giorgio ad un altro. Perché succedeche, sempre più spesso, all'interno della nostra comunità italiana di Pazardzjik, ci diamo appuntamento nelle panche dei ГрадскаГрадина(Giardini Pubblici) ad un di presso di una della tante statue di cui è dotato il verde cittadino, e non solo. Con il mio vizio di far domande, ho chiesto in queste occasioni al nostro "mentore" Antonio chi fosse il "convitato di pietra" immortalato nella stele con il sontuoso sostantivo di Майстор (Maestro) vicino alle panchine sulle quali avvengono i nostri incontri e le nostre chiacchierate.

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"È un musicista di vaglia, gli hanno anche dedicato il teatro". Anche per questo, GeorgiAtanasov (Георги Атанасов) compositore, degno dell'epiteto di Maestro è stato un altro dei personaggi che mi hanno intrigato da subito, nelle ricerche di cronaca personale che, da qualche tempo, mi appassionano. E così mi è capitato di sapere che, questo amante della musica sinfonica ed, in modo particolare, della Grande Opera italiana, ha avuto a che fare,e non poco, con la nostra terra e con la nostra cultura. Nato nel 1882, poverissimo divenne anche orfano a 13 anni e dovette interrompere gli studi. Visto il suo innegabile talento, comunque, gli venne data la possibilità di diplomarsi al Conservatorio Rossini di Pesaro studiando composizione con il nostro Pietro Mascagni. Rientrato in patria comincio il suo lavoro di grande compositore musicando Borislav, un'opera teatrale drammatica di Ivan Vazov che, va anche detto, avendo bisticciato con il maestro smise di comporne il libretto che vennequindi completato da Nikolay Popov. Compose altra grande musica tra cui il suo capolavoro Gergana. Drammatica e, in qualche modo anch'essa teatrale, anche la fine di questo grande musicista bulgaro, visto che a 49 anni, per un amore non del tutto corrisposto con una giovane ragazza italiana, decise di chiudere i conti con la sua arte e la sua esistenza. Successe a Fasano sul Lago di Garda, era la sera del 17 novembre del 1931.

Alla Prossima.

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