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Bulgaria e Romania sono i Paesi con le madri più giovani nell'Unione europea. Lo segnalano dati di Eurostat, resi oggi pubblici.

L'età media in cui le donne nell'Ue hanno dato alla luce il loro primo figlio è passata gradualmente da 28,7 anni nel 2013 a 29,1 nel 2017, ha specificato Eurostat. Tuttavia, tre Stati membri hanno registrato un'età media molto inferiore alla media Ue: si tratta di Bulgaria (26,1), Romania (26,5) e Lettonia (26,9). In generale, un gran numero di paesi dell'Europa centrale e orientale registrano un'età media relativamente bassa in cui le donne danno alla luce il loro primo figlio: in Slovacchia l'età media è 27,1, in Polonia 27,3, in Lituania 27,5, in Estonia 27,7, in Ungheria 28, in Cechia 28,2, in Croazia 28,6, in Slovenia 28,8.

Secondo i dati di Eurostat, nel 2017 gli Stati membri dell'Ue con la più alta età media delle donne alla nascita del loro primo figlio sono stati l'Italia (31,1 anni), la Spagna (30,9) e il Lussemburgo (30,8). (ANSA).

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Sotto 7 milioni di persone è ora la popolazione della Bulgaria. Ciò è stato chiarito dalle parole della direzione dell'Istituto nazionale di statistica (NSI), che oggi ha presentato il quadro demografico del paese fino al 31 dicembre 2018. Secondo le statistiche i bulgari erano all'incirca 7 000 039 persone, ma le tendenze  mostrano che ad oggi sono sicuramente al di sotto di quella cifra.

 

"Quello che ci aspettavamo era che la popolazione del paese continuasse a diminuire e continuasse ad invecchiare, e lo squilibrio nella distribuzione territoriale della popolazione continuasse a crescere". Quasi i 3/4 o il 73,7% vive in città, con la più grande crescita negativa nella regione del Nordovest - meno 13.600 persone ", ha dichiarato il direttore dell'Istituto di Statistica, Sergei Florarski.

 

"Il numero assoluto di nati vivi e il coefficiente di natalità totale è in diminuzione, ma il numero di morti è ridotto di 1265. È un dato positivo che la mortalità infantile sta diminuendo, raggiungendo il livello più basso in Bulgaria", ha detto .

Il numero di matrimoni civili, ma anche il numero di divorzi, è in aumento.

 

"L'aspettativa di vita media della popolazione rimane invariata e ci aspettiamo che cresca", ha detto Florinski.

 

L'Istituto nazionale di statistica continua con i preparativi per il censimento nazionale che si terrà nel 202. La prossima settimana verra' nominata la commissione che lo organizzerà' e gestirà'.

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Sofia teme che numerosi gruppi di migranti attualmente in Grecia possano mettersi in marcia verso i balcani: la Bulgaria è il primo paese a dare seguito alle preoccupazioni dei giorni scorsi

La bolla greca sta nuovamente scoppiando. Questa volta però non si parla di finanza e debito, bensì di immigrati. Il paese ellenico dal 2015 ospita migliaia di rifugiati e richiedenti asilo, ma non è in grado di mantenerli.

La Grecia, in particolare, appare come luogo di mero transito per quei migranti che dal medio oriente risalgono fino in Turchia e da qui poi si imbarcano verso le isole dell’Egeo. Poi, una volta giunti nella penisola ellenica, risalgono i Balcani nella speranza di arrivare in Germania e nel nord Europa. È il tragitto della cosiddetta “rotta balcanica”, la stessa che infiamma il dibattito politico nel vecchio continente tra il 2015 ed il 2016 per via della destabilizzazione della situazione sociale in alcuni dei paesi attraversati.

Dunque, con i governi balcanici che chiudono i confini e sbarrano le frontiere, il grosso dei migranti rimane in Grecia. La burocrazia ellenica e la crisi economica fanno sì che rimpatri ed evacuazioni dal paese risultino estremamente rallentati. L’unica nota che in questo frangente dà respiro ad Atene, è l’accordo tra Ue e Turchia per il pagamento ad Ankara di tre miliardi di Euro all’anno al fine di mantenere i migranti in Anatolia. Ed in effetti il flusso cala drasticamente , anche se non termina del tutto.

Da qui, il timore che una bolla greca ma questa volta sui migranti, come detto ad inizio articolo, possa investire il vecchio continente. Circa 25mila richiedenti asilo si trovano attualmente in Grecia e le condizioni, soprattutto nelle isole, non appaiono delle migliori: centri d’accoglienza poco forniti, tempi molto lunghi per il riconoscimento o meno dello status di rifugiato, una situazione dunque molto precaria e questo perché, è bene ricordarlo, le condizioni economiche della Grecia non permettono ad Atene di investire grosse somme.

La polveriera greca, da qualche giorno a questa parte, inizia seriamente a preoccupare i paesi confinanti. Sia sui social che su informative dei servizi di sicurezza, emergono segnali della volontà di grandi gruppi di migranti presenti in Grecia di attraversare il confine e dirigersi verso nord. Si tratterebbe, di fatto, della riapertura della rotta balcanica.

Un’eventualità destinata ad aprire scenari destabilizzanti, specialmente poi se si considera che si è alla vigilia delle elezioni europee. Su Facebook fa scalpore l’iniziativa di alcuni curdi presenti ad Atene, che invitano molti migranti ad unirsi ed iniziare a fare pressione lungo le frontiere settentrionali della Grecia. Ed ora, a certificare questa preoccupazione, è una decisione del governo bulgaro che decide di intensificare i controlli lungo i confini meridionali del paese.

Ad annunciarlo, come si legge su AgenziaNova, è lo stesso ministro degli interni bulgaro Mladen Marinov. È lui che, in una dichiarazione presso l’agenzia Bulgarian News Agency, conferma il rafforzamento dei presidi di frontiera con la Grecia: in particolare, gendarmi e poliziotti sono chiamati a controllare la linea di demarcazione tra i due paesi e sul posto è previsto l’arrivo di nuovo personale.

Ma il governo di Sofia sta pensando anche all’eventualità di inviare l’esercito. È lo stesso ministro della difesa bulgaro, Krasimir Karakachanov, a comunicarlo: “Siamo nelle condizioni di inviare 1.200 soldati al confine entro 24 ore”.

La Bulgaria è il primo paese che attua misure di prevenzione lungo la frontiera greca per timore del passaggio di gruppi di migranti. Segno che le preoccupazioni dei giorni scorsi appaiono reali. Alla Bulgaria potrebbero far seguito altri paesi balcanici, che non ci stanno a rivedere la stagione vissuta quattro anni fa. Se quella finanziaria è indubbiamente argomento di campagna elettorale già da tempo, la bolla greca relativa ai migranti potrebbe rappresentare un’emergenza dell’ultimora in vista delle europee.

Fonte:ilgiornale.it

Foto del giorno

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Foto del giorno Bulgaria (Sketches of Sofia)

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