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L’informazione circola già da tempo:consumare troppa carne rossa fa male a noi e al Pianeta. Il collegamento tra carne e cancro è stato stabilito ufficialmente nel 2007 dal World Cancer Research Fund e nel 2015 l’Oms ha avvertito che mangiare carni elaborate, come bacon, salsicce, ma anche bistecche, aumenta i rischi di contrarre un tumore. E c’è un legame diretto anche con obesità e problemi di cuore.

Per quanto riguarda il nostro Pianeta, è noto che il massiccio utilizzo di terra e acqua e le emissioni di anidride carbonica associate alla produzione di questo cibo, sono uno dei principali contribuenti dell’effetto serraMangiare una costata da 200 grammi corrisponde a un viaggio in auto di 15 chilometri. E in generale gli esperti ritengono che evitare cibo di origine animale sia il modo più efficace per ridurre il proprio impatto ambientale. L’ideale, calcolano è arrivare a una riduzione del 90 per cento. Una recente ricerca pubblicata su Science rivela che se in tutto il mondo la dieta animale venisse sostituita da quella vegetale, la terra utilizzata per l’agricoltura potrebbe ridursi del 75 per cento, o meglio di un’area equivalente a Stati Uniti, Cina, Unione europea e Australia messe insieme.

Se dovessimo calcolare i costi provocati da questo alimento dunque, il prezzo dovrebbe come minimo raddoppiare. Molti hanno dunque iniziato a proporre  l’introduzione di tasse, per promuoverne una diminuzione dei consumi. Se ne è parlato a livello europeo, dopo che nel 2017 il Consiglio etico della Danimarca aveva chiesto al governo di introdurre una imposta, ma anche in Italia in seguito a una proposta avanzata dall’Onu nel 2016.

Le opinioni politiche possono essere opinabili. Ora però arriva anche uno studio scientifico della Oxford University che contiene una rivelazione sorprendente: introdurre un sovrapprezzo salverebbe milioni di vite, e permetterebbe ai Governi spendere miliardi di euro in meno con i quali vengonopagati i costi sanitari di scelte sbagliate. Attualmente i morti dovuti alle bistecche sono 860 mila e quelli relativi alle salsicce e simili sono 1.500.000.

I ricercatori hanno analizzato gli effetti della tassa usando un metodo economico chiamato tassazione ottimale, applicato sui costi sanitari totali sostenuti per curare i carnivori. E il risultato è che se venisse applicato un rialzo medio globale del 20 per cento per la carne e del 110 per cento per i salumi, nessuno smetterebbe di mangiarla, ma si inizierebbe a economizzare e dunque a farne in parte a meno, col risultato che ci sarebbero 220 mila morti in meno per anno e un risparmio di 150 miliardi di euro.

Finora i costi attribuibili a questo tipo di prodotto ammontavano a 250 miliardi di euro ogni anno, il che rappresenta lo 0,3 per cento del prodotto lordo a livello mondiale.
I ricercatori hanno effettuato i calcoli per 149 diversi Paesi, basandosi anche sulle quantità effettive che vengono consumate in ogni regione. Di conseguenza hanno stabilito che per esempio negli Stati Uniti sarebbe necessario applicare il 34 per cento di rialzo sulle braciole e il 163 su prosciutto e bacon. In Inghilterra le percentuali diventano 14 e 79 per cento, in Cina, dove si sta iniziando solo ora a introdurre la carne nel pranzo, 7 e 43 per cento. Nelle nazioni più povere, dove comunque la gente mangia pochi prodotti animali, la tassa potrebbe essere pari a zero. In Italia invece dovremmo pagare il 20 e il 110 per cento.

Lo scopo è portare la gente a mangiarne solo due porzioni per settimana, al posto di una al giorno, come invece accade ora.
Le critiche arrivate sono numerose: molti ritengono sbagliato che i governi possano avere influenza sulla nostra dieta, alcuni pensano addirittura che questa sia una mossa per impoverire ulteriormente la gente povera.

In realtà non è la prima volta che i Governi intervengono in questo modo per risolvere un problema. E i risultati sono sempre stati molto soddisfacenti. Le tasse su alcool e tabacco sono storiche, ma recentemente sono state introdotte gabelle anche sullo zucchero contenuto nelle bevande. Il Messico, che è il più grande consumatore al mondo di soft drink, ma ha anche uno dei tassi più alti di obesità, vale a dire il 70 per cento della popolazione, nel 2014 ha introdotto una imposta del 10 per cento. Le vendite sono paradossalmente aumentate all’inizio, ma poi, nel giro di due anni dall’introduzione si è visto un drastico calo. Un contributo simile è stato introdotto inaprile 2018 anche in Inghilterra: circa 25 centesimi di euro al litro. Anche l’imposizione del bando ai sacchetti di plastica ha avuto effetti notevoli, nonostante le lamentele.

Ci sono alternative? Una alternativa fantascientifica c’è: un gruppo di ricercatori della Lappeenranta University of Technology finlandese ha trovato il modo di produrre proteine usando elettricità, energia solare e anidride carbonica. Non viene consumato suolo, gli impianti per la produzione possono essere installati in aree non abitate come i deserti, e l’impatto ecologico è minimo. Mettono a lavoro dei batteri nutriti con l’idrogeno prodotto con il solare, e ottengono farine nutritive, che potranno poi essere usate per esempio per ricreare la fettina o altri cibi.

La compagnia si chiama Solar Foods e prevede di aprire la prima fabbrica nel 2021.

Ma anche senza andare così lontano, pagare una bistecca 2 euro invece di 1,50, e una salsiccia 6 invece che 3,50 potrebbe farci riflettere. In ogni caso, se proprio verdure e legumi non ci attirano, meglio optare per il pollo, biologico e non allevato in gabbia.

Fonte: business insider 

 

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La prima neve della stagione invernale 2018 è scesa sulla capitale bulgara Sofia il 18 novembre.

 

Nel centro della città, la nevicata è iniziata dopo il tramonto, dopo una grigia giornata di pioggiа. Nel 2018, la prima nevicata della città è arrivata due giorni prima rispetto al 2017 e 10 giorni prima rispetto al 2016.

 

I meteorologi bulgari hanno affermato che la neve, intervallata dalla pioggia, continuerà a Sofia fino al 22 novembre.

 

Il 18 novembre, l'Agenzia per le infrastrutture stradali ha vietato ai veicoli di oltre 12 tonnellate il Passo Prevala a causa delle nevicate. In serata, il passaggio  di veicoli di oltre 12 tonnellate sull'autostrada Trakiya vicino a Pazardzhik è stato limitato a causa delle operazioni di sgombero della neve.

 

A Plovdiv, i primi quattro giorni della nuova settimana erano previsti per vedere la pioggia leggera. Varna, sulla costa bulgara del Mar Nero, era pronta per un clima piovoso e nuvoloso.

 

Parti del nord-ovest della Bulgaria vedrebbero fino a 15 cm di neve il 19 novembre, secondo le previsioni. Nei distretti di Dobrich, Varna e Shoumen sono attesi venti forti.

 

 

I meteorologi hanno emesso un avviso "codice giallo" di condizioni meteorologiche potenzialmente pericolose per 17 distretti il ​​19 novembre, nella Bulgaria meridionale e orientale.

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Fonte foto: nova tv

Un automobilista coinvolto nella congestione causata dai manifestanti contro "alti prezzi del carburante" nella città bulgara di Pernik ha sparato dei colpi di pistola , lo riporta la Radio Nazionale Bulgara (BNR)  il 16 novembre.

 

Nessuno è rimasto ferito nell'incidente, ha detto BNR.

 

Per diversi giorni, la congestione del traffico è stata causata in varie parti della Bulgaria da manifestanti che bloccavano autostrade e strade principali. La tendenza è iniziata l'11 novembre quando i manifestanti hanno usato le loro auto per bloccare le autostrade e le strade, lasciando altri automobilisti bloccati per diverse ore. Sono previste ulteriori proteste, che sono in gran parte finalizzate alla richiesta di dimissioni del governo bulgaro.

 

BNR ha detto che dopo aver sparato i colpi, l'automobilista ha sfondato la colonna dei manifestanti e si è allontanato. In rotta verso la capitale bulgara, Sofia, a 26 km da Pernik, ha causato più di un incidente, ha detto il rapporto.

 

L'automobilista è sotto custodia della polizia e gli sono state contestate accuse penali, ha detto BNR.

 

Il governo bulgaro ha risposto alle proteste dicendo che non è il governo che fissa i prezzi del carburante, che sono determinati dalle tendenze sui mercati petroliferi mondiali. Allo stesso tempo, ha tenuto colloqui con i rivenditori di carburante sui modi per ridurre i prezzi alla pompa.                                         Fonte:Sofiaglobe

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