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La società ha anche lanciato una campagna pubblicitaria per rassicurare i consumatori della sicurezza della sua Nutella perchè la diffusione del cioccolato costituisce la metà della produzione di "Ferrero", tra cui cioccolato liquido "Nutella". 

La questione dei rischi potenziali derivati dall'uso dell'olio di palma arriva proprio in un momento in cui i governi europei stanno cercando di imporre la loro pressione sul settore di produzione dell’ olio di palma e di convincere a classificare alcuni grassi alimentari e oli come cancerogeni. L’azienda dolciaria italiana, tuttavia, insiste sul fatto che gli ingredienti di "Nutella" non sono in alcun modo dannosi per la salute. 

Prima di "Reuters" la società afferma che, se l'olio di palma  venisse sostituito con semi di girasole cambierebbe il gusto di uno dei prodotti più popolari in Italia e questo influenzerebbe la sua popolarità nel mercato. 

Insieme con la crescita della popolazione e la crescente necessità di più prodotti alimentari,si sono introdotti diverse tipologie di oli, compresi gli oli vegetali. Negli ultimi dieci anni a causa della crescente produzione è aumentato l'uso dei principali tipi di oli vegetali nel mondo - di palma, soia, colza e girasole. 

L'olio di palma è ben controllato e studiato e non è vietato in nessun paese. Ma v'è una quantità enorme di pubblicazioni sui suoi effetti. 

 

I temi principali sono: 

1. Rispetto ad altri oli come viene  digerito? 

2. Provoca Danni al  sistema cardiovascolare? 

3. E 'dannoso se è aggiunto agli alimenti per bambini? 

La sua produzione maggiore si trova nei terreni umidi dei tropici  dell'Africa occidentale e centrale, ma la più grande produzione in Malesia e Indonesia. Il frutto della palma da olio è un seme dalle dimensioni di una prugna, immerso in un pericarpo fibroso, che è la fonte principale per ottenere l'olio di palma. Nel seme, nel frutto e nella scorza  morbida,   permettono di ricavare anche derivati dell'olio stesso , ma che sono usati meno. 

Circa l'80% dell’olio è usato per il cibo - per la frittura, insalata, l'industria alimentare, è aggiunto al gelato, cioccolato, patatine, pasticceria e confetteria, prodotti semilavorati o finiti  e congelati. La quantità rimanente di olio viene aggiunta ai cosmetici e detersivi, dentifricio, per la produzione di bio-carburante e per i più svariati usi tecnici. L'UE utilizza circa il 10% della produzione mondiale. 

L'olio di palma ha una reputazione  negativa come un grasso pericoloso, perché "non digeribile, perché il suo punto di fusione è più alto di quello del corpo." Quasi tutti gli altri alimenti non si sciolgono a temperature nello stomaco, ma se  consumati con moderazione in modo sicuro si  digeriscono. E qualsiasi altro olio grasso di palma è digerito dagli enzimi  nell'intestino, che scindono le sue parti costituenti, e quindi viene aspirato nel sangue. Questi enzimi non sono specifici e si occupano di tutti i grassi, indipendentemente dalla loro origine e la temperatura del loro scioglimento. 

 IL  Contenuto di acidi grassi polinsaturi benefici è vantaggioso come il burro e il burro di cacao, il cui contenuto praticamente  dona uguale energia, e una quantità di vitamina E, ed è secondo solo all’olio di girasole. L'olio di palma a differenza delle margarine non contiene acidi grassi transgenici. Si tratta di un semisolido e non deve essere sottoposto ad un processo di idrogenazione in cui si  possono formare isomeri transgenici. Questa  composizione dà il contenuto di acido palmitico. Nonostante sia saturo, è necessario per il corpo ed è presente anche nel latte materno. 

Non è più dannoso l’ olio di palma che consumare una indebita quantità di torte e dolci, patatine e preparati nella sua composizione, o la continua deposizione di grasso da friggitrici. A causa del contenuto di acidi grassi saturi, è così "nocivo", come tutti gli altri prodotti che li contengono, principalmente di origine animale. Come per tutti gli altri prodotti non tutto  solo bianco o solo nero. La verità sta nel mezzo. Per questo la misura , la chiarezza ed il rispetto sono la condizione più importante, non  la stigmatizzazione dei diversi alimenti che porta  i consumatori a prendere decisioni dettate dal panico. 

E 'importante per tutti di fare una scelta informata! 

Fonte: radiovox.bg

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La Bulgaria è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea per non avere osservato i valori limite giornalieri e annuali applicabili alle concentrazioni di PM10. Quindi è venuta meno agli obblighi alla direttiva del 2008 relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa.

La vicenda ha inizio quando la Bulgaria chiede alla Commissione una deroga all'obbligo di applicare i valori limite di PM10. La Commissione, però, ritenendo che lo Stato fosse venuto meno ai suoi obblighi ha trasmesso una lettera di costituzione in mora.

Secondo la Commissione la Repubblica di Bulgaria non ha osservato sistematicamente e continuamente - dal 2007 sino quantomeno al 2013 incluso - i valori limite giornalieri e annuali applicabili alle concentrazioni di PM10 in determinate zone e in determinati agglomerati. Inoltre, alla luce dell'ultima relazione annuale sulla qualità dell'aria per il 2013 (secondo cui il superamento dei valori limite giornalieri e annuali applicabili alle concentrazioni di PM10 è persistito) la Bulgaria non ha fatto in modo che il periodo di superamento fosse il più breve possibile. Nello specifico, la Commissione sostiene che le misure a livello nazionale descritte dalla Repubblica di Bulgaria non sono tuttora applicate, oppure hanno iniziato ad esserlo ma i loro risultati non sono dimostrati, il che comprova l'insufficienza e l'inadeguatezza delle misure per garantire che il periodo di superamento sia il più breve possibile.

La direttiva del 2008 definisce e stabilisce obiettivi di qualità dell'aria ambiente al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana e per l'ambiente nel suo complesso. Dunque individua misure per valutare la qualità dell'aria ambiente negli Stati membri sulla base di metodi e criteri comuni; per ottenere informazioni sulla qualità dell'aria per contribuire alla lotta contro l'inquinamento dell'aria e gli effetti nocivi e per monitorare le tendenze a lungo termine e i miglioramenti ottenuti con l'applicazione delle misure nazionali e comunitarie. Con la direttiva del 2008 il legislatore cerca anche di garantire che le informazioni sulla qualità dell'aria ambiente siano messe a disposizione del pubblico e cerca di promuovere una maggiore cooperazione tra gli Stati membri nella lotta contro l'inquinamento atmosferico.

Per le zone e gli agglomerati in cui le condizioni sono particolarmente difficili, prevede la possibilità di prorogare il termine entro il quale deve essere garantita la conformità ai valori limite per la qualità dell'aria. E lo prevede nei casi in cui, nonostante l'attuazione di adeguate misure di abbattimento, in alcune zone o agglomerati specifici persistano problemi acuti di conformità. Le eventuali proroghe devono essere corredate di un piano globale sottoposto alla valutazione della Commissione e finalizzato a garantire la conformità entro il termine così prorogato. La disponibilità delle necessarie misure comunitarie che riflettono il livello di ambizione scelto nella strategia tematica sull'inquinamento atmosferico per ridurre le emissioni alla fonte è importante ai fini di un'effettiva riduzione delle emissioni nel periodo fissato dalla direttiva per la conformità ai valori limite e devono essere prese in considerazione al momento di valutare le richieste di posticipare i termini per la conformità.

In tale contesto acquistano valore i piani per la qualità dell'aria per le zone e gli agglomerati entro i quali le concentrazioni di inquinanti nell'aria ambiente superano i rispettivi valori-obiettivo o valori limite per la qualità dell'aria, più eventuali margini di tolleranza provvisori.

I piani d'azione dovrebbero indicare i provvedimenti da adottare nel breve termine nei casi in cui sussista il rischio di superare una o più delle soglie di allarme al fine di ridurre il rischio in questione e di limitarne la durata. Allorché il rischio riguarda uno o più valori limite o valori-obiettivo, gli Stati membri possono, se opportuno, elaborare tali piani d'azione a breve termine.

fonte: greenreport.it

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Gli antibiotici aumentano il rischio di polmonite nei neonati. Scienziati americani pediatrici del Medical Center di Cincinnati e loro colleghi dall'Ospedale pediatrico di Filadelfia, BGNES hanno segnalato tale possibilità 

Esperimenti su roditori utilizzati nello studio di malattie umane, hanno mostrato che lo sviluppo di immunità  nell’interazione necessaria  con le cellule specifiche dell'intestino e batteri presenti nella composizione della microflora normale accrescono questo rischio. Come risultato di questa combinazione nel rivestimento  polmonare questi batteri penetrano nelle cellule che proteggono il bambino da polmonite batterica. 

Gli antibiotici non permettono ai batteri di penetrare nell'intestino e non si verifica la suddetta reazione con le cellule specifiche. Pertanto, nessuna forma di batteri patogeni rende efficace tale protezione infettando così il sistema respiratorio. 

I dati ottenuti mostrano che gli antibiotici aumentano il rischio di morte dei neonati da microrganismi che causano infiammazione polmonare. 

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