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Coralli avvolti in plastica

Le barriere coralline forniscono pesca vitale e difesa costiera e hanno urgente bisogno di protezione dagli effetti dannosi dei rifiuti di plastica. Lamb et al. ha esaminato 159 barriere coralline nella regione Asia-Pacifico. Miliardi di oggetti di plastica erano impigliati nelle barriere coralline. Più spikey le specie di corallo, più è probabile che dovessero impigliarsi la plastica. La probabilità di malattia è aumentata di 20 volte dopo che un corallo era coperto di plastica. I detriti di plastica sollecitano il corallo attraverso la leggera privazione, il rilascio di tossine e l'anossia, dando ai patogeni un punto d'appoggio per l'invasione.

I rifiuti di plastica possono promuovere la colonizzazione microbica da parte di patogeni implicati in epidemie di malattie nell'oceano. Abbiamo valutato l'influenza dei rifiuti di plastica sul rischio di malattia in 124.000 coralli di barriera corallina da 159 barriere coralline nella regione Asia-Pacifico. La probabilità di malattia aumenta dal 4% all'89% quando i coralli sono in contatto con la plastica. I coralli strutturalmente complessi hanno una probabilità otto volte maggiore di essere interessati dalla plastica, suggerendo che i microhabitat per gli organismi associati alla barriera corallina e le preziose attività di pesca saranno colpiti in modo sproporzionato. I livelli plastici sulle barriere coralline corrispondono alle stime dei rifiuti di plastica mal gestite che entrano nell'oceano. Stimiamo che 11,1 miliardi di oggetti di plastica siano impigliati nelle barriere coralline dell'Asia-Pacifico e che questo numero cresca del 40% entro il 2025. La gestione dei rifiuti di plastica è fondamentale per ridurre le malattie che minacciano la salute dell'ecosistema e il sostentamento umano.

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Spegnere il cancro come si spengono le luci di una casa "intelligente" grazie alla domotica: è questo l'obiettivo di una nuova classe di "interruttori molecolari", che bloccano in modo selettivo i meccanismi di riparazione del Dna cruciali per la sopravvivenza delle cellule tumorali. Il nuovo approccio, che mira a sviluppare terapie anti-cancro "su misura", è stato messo a punto dal gruppo di Fabrizio d'Adda di Fagagna, ricercatore dell'Istituto Firc di Oncologia Molecolare (Ifom) di Milano e dell'Istituto di Genetica Molecolare del Cnr di Pavia, che sulla rivista Nature Cell Biology pubblica i risultati dello studio sostenuto dall'Associazione Italiana per la ricerca sul cancro (Airc) e da un finanziamento del Centro europeo per la ricerca (Erc).

Una scoperta che cambia tutto

"Sappiamo che le cellule tumorali hanno un Dna instabile, che si rompe continuamente - spiega d'Adda di Fagagna -. Questi danni al genoma inducono la produzione di segnali d'allarme, ovvero piccole molecole di Rna specifiche per ciascuna lesione, che servono ad attivare i meccanismi cellulari di riparazione. La nostra sfida è stata quella di creare delle molecole complementari capaci di bloccare questi Rna accumulati sulle singole lesioni. In questo modo si impedisce la segnalazione e la riparazione della lesione solo in punti precisi del genoma: la cellula tumorale resta danneggiata e di conseguenza non può più sopravvivere e proliferare".

Fonte:notizie.tiscali

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Una ricerca scientifica ha rivelato come i diversi tipi di bevande abbiano differenti impatti sui sentimenti umani: i superalcolici, in particolare, sarebbero legati a sensazioni di maggiore aggressività

Gli alcolici non sono tutti uguali e l'effetto emotivo che suscitano sarebbe diverso a seconda di cosa si sceglie di bere. A dirlo uno studio pubblicato su BMJ che ha coinvolto membri del Public Health Wales NHS Trust e del King's College di Londra. La ricerca ha analizzato migliaia di questionari, dai quali è emerso che il consumo di superalcolici è collegato a sensazioni di aggressività e maggior coraggio, in misura drasticamente superiore rispetto a quello di altre bevande come vino e birra, che sarebbero più di freqente associati a relazx e sentimenti positivi. 

Il metodo

Per raggiungere queste conclusioni, lo studio ha fatto riferimento ai dati raccolti con il Global Drug Survey, un questionario online che analizza il consumo di alcol e droghe nel mondo. Il campione del sondaggio, composto da 29.836 soggetti di età compresa fra i 18 e i 34 anni e provenienti da 21 Paesi, è stato formato in modo tale da comprendere partecipanti che avessero provato tutte le tipologie di bevanda oggetto della ricerca. Fra queste c'erano vino rosso e bianco, birra e svariati liquori. Nel questionario era richiesto di rispondere anche a domande inerenti i contesti di consumo (se in compagnia o da soli, in casa o in altri ambienti) e gli effetti che tale attività ha avuto sull'umore. Ne è risultato quindi un quadro dettagliato dell'impatto che ciascuna bevanda avrebbe, mediamente, su chi la consuma.

I risultati

Secondo quanto rilevato dagli studiosi il vino rosso e la birra risultano le bevande il cui consumo è più associato a stati di rilassamento: nel primo caso lo hanno percepito il 52,8% dei partecipanti, nel secondo quasi il 50%. Invece, chi beve liquori proverebbe sensazioni di relax molto più raramente, soltanto nel 20% dei casi. I superalcolici, al contrario, sarebbero le bevande che vengono maggiormente legate a sensazioni più "forti", con una percentuale vicina al 30%; nel caso del vino rosso, solo il 2,5% del campione ha parlato di effetti simili. I superalcolici sarebbero anche connessi a a sensazioni caratterizzate da energia e charme: dopo un liquore oltre la metà del campione ha affermato infatti di considerarsi più energico e il 42,4% ha dichiarato di sentirsi più sexy. “Per secoli, la storia del rum, del gin, della vodka e di altri alcolici è stata intrisa di violenza - ha dichiarato il coautore della ricerca, il professor Mark Bellis - questo studio globale suggerisce che anche oggi il consumo di alcolici è più probabile che provochi sentimenti di aggressività, rispetto ad altre bevande”.

Gli altri fattori determinanti

Il tipo di bevanda non è l'unico elemento in grado di spiegare le divergenze fra gli effetti sull'umore derivanti dal consumo di alcolici. Per esempio, i bevitori abituali hanno sei volte più possibilità di riportare sensazioni di aggressività in seguito a un drink, a prescindere dal contesto in cui la bevanda viene consumata. Anche il sesso influisce sulle risposte, visto che raramente le donne, indipendentemente da cosa hanno bevuto, ritengono di sentirsi più aggressive. Gli studiosi hanno ipotizzato che gli effetti descritti possano essere collegati anche al modo in cui gli alcolici vengono differentemente pubblicizzati. Ed è stato importante capire come l'alcol faccia sentire le persone, hanno concluso gli autori, al fine di attuare politiche più efficaci per la prevenzione del consumo eccessivo.

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