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Gli abitanti di Washington sono un gruppo senza speranza di agnelli dalla mentalità burocratica paralizzati a meno che non abbiano regole ovvie da obbedire. Questa è stata una conclusione mercoledì sera durante un coinvolgente esperimento teatrale chiamato "The State", che è difficile da descrivere senza rovinare l'esperienza ma che rivela abilmente le persone che vengono a vederlo.

 

Il politicamente acuto Forum Theatre, che la scorsa primavera ha messo in scena la premiere regionale della distopia di Trump di Robert Schenkkan "Building the Wall", presenta il concept dello scrittore bulgaro Alexander Manuiloff nella sala prove della Woolly Mammoth Theatre Company. Non ci sono attori. Non c'è un regista. Un pubblico di circa 50 si siede in cerchio. Non c'è molto design: solo un tavolo, una luce, un secchio di metallo, un microfono appeso al soffitto e alcune carte.

 

C'è una sceneggiatura e un personaggio importante: Plamen Goranov, una persona reale che nel 2013 si è dato fuoco come protesta pubblica contro la povertà e la corruzione bulgara.

 

"Non mi sento rappresentato", dice Goranov a un certo punto. Altri suicidi pubblici di protesta sono seguiti in Bulgaria.

 

Come comunica Goranov questo è ciò che non può essere rovinato. Manuiloff lo ha ingegnerizzato per dipendere dal pubblico, e il pubblico di mercoledì era perfetto. (Non è necessario alcun avvertimento se si va: è un'ora sicura ed eccezionalmente premurosa.) L'esercizio provoca scelte e azioni che hanno ovvi paralleli con ciò che apprendiamo su Goranov.

 

Non è uno "spettacolo", ma è certamente teatro. Una variabile critica è il segnale che il pubblico usa per "leggere" le chiavi di ogni performance: ci sono attori o no? Non ce ne sono davvero, ma mercoledì non è stato sempre chiaro, il che ha chiaramente confuso gli spettatori sulle opzioni. Ciò che è controllato (principalmente) è ciò che è scritto, e se il pubblico tiene a mente il contesto, nelle notti buone, "Lo Stato" potrebbe essere un potente memoriale, una protesta, una resistenza, uno stimolo.

 

Inevitabilmente, "The State" è un duro promemoria sul fatto che noi siamo le azioni che prendiamo, specialmente - perché dare per scontato? - quando siamo liberi. Per i miei gusti, l'esperienza di mercoledì è passata da confuso a supponente e irriverente: un perfetto specchio americano (triste!). Affascinato, il pubblico rimase per una mezz'ora in più per discutere di quello che era appena successo, e Manuiloff stesso era lì per rispondere alle domande (è qui per la settimana). L'analisi è stata acuta e ti ha lasciato pensare che di fronte a tali opzioni aperte di nuovo, i cittadini di "The State" sarebbero sicuramente più intelligenti.

2100906_1511357432-kjp-U11011134882662fbE-1024x683LaStampa.it

Due occhi che ti guardano dall'alto in basso. I grandi lucernari naturali che si trovano sul tetto della cava di Prohodna, in Bulgaria, sono così perfetti da esser stati soprannominati Oknata, gli Occhi di Dio. 

Siamo a due chilometri dal villaggio di Karlukovo, sul passo di Iskar Gorge: un valico che passa attraverso i monti Balcani, collegando Sofia a Mezdra. E questa spettacolare grotta non è nient'altro che una cavità carsica formatasi durante il Quaternario. Prohodna è lunga 262 metri e la sua altezza, che raggiunge i 45 metri, l'ha fatta diventare il più famoso sito bulgaro di bungee jumping. 

Salti nel vuoto a parte, in questa grotta sono state rinvenute tracce di abitazioni preistoriche risalenti al Neolitico. Ma ad affascinare più di ogni altra cosa sono senz'altro i due occhi creati dall'erosione: due fori dalla forma davvero singolare, che lasciano entrare la luce all'interno della grotta. 

Gli occhi si possono apprezzare anche dall'esterno, come dei buchi in mezzo alla verde vegetazione della vallata. Ma è da sotto che si mostrano in tutta la loro bellezza, di giorno e di notte, con il sole e con la pioggia. Una caratteristica unica ma precaria: così come acqua e vento hanno plasmato la pietra, con il tempo potrebbero distruggerla.                                                                                                  Fonte:LaStampa

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In Italia si sa il cibo è buono, anzi è buonissimo ma non si capisce perché costi il 13% in più che nel resto d’Europa. Internet, servizi postali e telefoni addirittura il 20% in più (alla faccia del digital divide che lotta e prospera allegramente). I trasporti pubblici, invece, che non sono una eccellenza che ci invidia l’Europa hanno un prezzo inferiore di un terzo rispetto alla media europea.
Se pensiamo che ci sia andata male provate a comprare un giornale, o visitare una mostra o compare un pacchetto vacanze in Islanda. Pagherete il 58%. E anche in fatto di scarpe e vestiti gli islandesi costano più degli altri Paesi. Poi se volete andare al ristorante in Bulgaria pagherete un quarto del conto della Svizzera che in assoluto ha i prezzi più alti d’Europa.
Sono alcune delle conclusioni a cui possiamo arrivare analizzando i livelli di prezzo al consumo pubblicato da Eurostat.

L’Istituto di statistica europeo per facilitare la nostra percezione del potere d’acquisto nei vari Paesi ha realizzato un tool interattivo che confronta i prezzi di determinate famiglie di prodotti e servizi analizzando quanto di discostano in termini percentuali dalla media europea. Inserendo quindi il Paese che ci incuriosisce di più si può scoprire quanto siamo più economici (o più cari) rispetto al resto del Vecchio Continente. Partendo da un valore di riferimento europeo (fissato a 100 per l’Ue), si mostra come tale indice aumenti o diminuisca a seconda del posto in cui si acquista quel paniere
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Per lo shopping evitate la Danimarca. Se volete una un paio di scarpe o una maglietta è meglio visitare gli stessi negozi in Bulgaria, Romania o Repubblica Ceca. Per cui per le comunicazioni (connessione internet, telefonia, servizi postali) si spende di più in Grecia (139.2) e di meno in Lituania (49.7). I paesi dell’Est (Polonia, Romania, Estonia) quelli dove si paga meno. Guai pensare alla casa di proprietà in Gran Bretagna. Il Regno Unito è il paese più costoso per l’alloggio ma anche acqua, energia elettrica e carburante (60% in più rispetto alla media dell’Ue) non sono a buon mercato mentre il Lussemburgo è stato il più costoso per i mobili (il 22% è superiore alla media dell’UE). Gli elettrodomestici? Meglio andare a prenderli in Polonia (25% inferiore alla media dell’Ue) mentre a Malta sono un lusso (32% in più rispetto alla media dell’Ue). Ma andiamo avanti: muoversi con i mezzi pubblici a Londra, Helsinki o Berlino è più costoso, molto più costoso di Bucarest, Sofia o Bratislava. Quanto a noi, l’Italia tutto sommato è nella media. Tutto sommato.

fonte:Luca Tremolada Sole 24 ore

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