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Mantenere la parola data è un principio morale elementare. E’ la base di una ordinata convivenza civile. Ci attendiamo dagli altri che lo rispettino e cerchiamo noi stessi, per quanto possibile , di attenerci a questo principio anche se nella realtà tante sono le situazioni che ci portano a metterlo da parte. Se questo principio viene violato pretendiamo che l’autore della violazione lo ammetta. Se, invece, chi si comporta in contrasto con la parola data  neanche lo ammette e predente, con argomenti che vanno contro l’evidenza, che il suo comportamento è coerente, allora si apre una frattura profonda tra le persone e nella società.  Tradimento, offesa sono sentimenti che prevalgono. 

La fiducia viene erosa e la convivenza si complica. In politica molti si appellano all’etica e chiedono che questa si pieghi almeno ai “valori di base” come il rispetto della parola data. Si assiste, invece, ogni giorno a comportamenti in cui si dice una cosa e se ne fa un'altra. 

Ovviamente chi mette in pratica comportamenti di questo genere per giustificarli si appella a principi generali quali il rispetto delle istituzioni, il bene del paese e si aggrappa a tanti altri “supporti retorici” più o meno efficaci. Di fatto non è più credibile, non è più degno di fiducia. Si macchia di una colpa enorme. Tradire la parola data.

Dire una cosa e farne un'altra è in politica una pratica comune, soprattutto per i politici e i partiti che hanno lunga abitudine del potere e che lo vogliono mantenere ad ogni costo per i vantaggi che porta il fatto di detenerlo. I politici, i movimenti che, invece, lo vogliono conquistare contestano questa pratica e affermano che il potere comporta coerenza,  e sostengono che si deve fare quello che si dice. L’incoerenza porta alla degenerazione morale e alla conquista pura del potere e al disprezzo dei valori. Oggi dico una cosa, domani ne dico e faccio un'altra. Tutto legittimo, anche il fatto che si può cambiare il modo di pensare. 

Nei sistemi democratici- diceva Han Kelsen in un saggio quasi dimenticato sulla democrazia- le decisioni sono sempre rivedibili, la maggioranza può diventare minoranza per il venir meno di un solo voto. Questa è la debolezza ma anche la forza della democrazia riconosce il grande filosofo del diritto di Praga. La democrazia comporta contraddizioni , incoerenze ed inefficienze maggiori che in un sistema autocratico in cui la volontà di uno o di pochi rende rapide e omogenee le decisioni ma a costo della libertà.  

Però è certo che comportamenti che si ispirano a puro opportunismo non rafforzano la democrazia ma la indeboliscono. La democrazia si regge non solo sulle maggioranze parlamentari ma anche sulla coerenza dei comportamenti di chi la rappresenta. Abbandonare la coerenza tra ciò che si dice e fa vuol dire introdurre nella vita politica democratica un “virus” che la può distruggere anche se i comportamenti sono giuridicamente legittimi. Viene rispettato il diritto ma offesa l’etica. E questo è ancora più deplorevole se viene realizzato da chi vorrebbe moralizzare la politica.

Il popolo che ha riposto la fiducia in un politico o in un partito non comprende questi comportamenti e si sente profondamente tradito. Se la sua volontà viene messa da parte questo genera frustrazione che aumenta il distacco dal mondo della politica.

 

 

Se la politica come molti sostengono ha una base etica e non è solo puro esercizio di potere che mira a difendersi, conservarsi ed  espandersi con qualsiasi mezzo allora l’opportunismo è la negazione di una tale idea. L’opportunismo in un accezione positiva è solo la capacità di cogliere il momento giusto per fare le cose e prendere decisioni. E’ segno di intelligenza politica. E’ astuzia che non può mancare ad un politico per non essere considerato un ingenuo. Ma quando l’opportunismo si spinge fino al punto di mettere da parte i valori per i quali si è chiesto ed ottenuto il consenso su cui si fonda il potere che è stato affidato a chi deve governare a favore di convenienze che possono prendere diverse sembianze come l’interesse nazionale, la responsabilità istituzionale, lo stato di emergenza, allora si favorisce una politica senza anima.

Si possono tenere comportamenti perfettamente legittimi da un punto di vista giuridico ma profondamente contrastanti con l’etica comune. Il principio di  fare quello che si dice lo si può sacrificare sull’altare della politica machiavellica senza compromettere la legittimità dei comportamenti ma si deve anche tenere conto che non si può più fare appello all’etica e alla morale quando la si sta negando. Si entra in una condizione in cui nessuno si fida dell’altro. 

 

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