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Diversi ministri e membri del partito di governo sono stati accusati di aver comprato appartamenti di lusso a prezzi bassissimi e di aver usato illecitamente fondi europei

Nelle ultime settimane, in Bulgaria, diversi esponenti della maggioranza di governo sono finiti al centro di una serie di inchieste giudiziarie che hanno portato a dimissioni, licenziamenti e molta agitazione nel principale partito del paese. Le inchieste hanno a che fare con l’acquisto di immobili di lusso a prezzi molto inferiori al loro valore di mercato e con il presunto utilizzo illecito di fondi dell’Unione Europea per costruire o acquistare strutture che comparivano ufficialmente come guest house e che erano invece utilizzate come abitazioni private. Lo scandalo è stato chiamato “apartmentgate” e fino ad ora ha portato alle dimissioni di quattro importanti membri del governo, tra cui la ministra della Giustizia, e del braccio destro del primo ministro conservatore Bojko Borisov, ex presidente del suo partito, GERB.

La storia ha avuto inizio a marzo da un’inchiesta giornalistica pubblicata sul sito investigativo indipendente Bivol.bg condotta insieme a Radio Free Europe e all’Anti-Corruption Fund (ACF, organizzazione russa fondata dall’attivista e politico Alexei Navalny). Le prime informazioni circolate riguardavanoTsvetan Tsvetanov, ex presidente di GERB e politico considerato molto vicino a Borisov, che aveva acquistato una casa di lusso a Sofia per meno del 25 per cento del suo prezzo di mercato. Nei giorni successivi, lo scandalo si era diffuso ed era stata avviata un’indagine: si era scoperto che anche altri membri di GERB avevano acquistato appartamenti di lusso in un quartiere di Sofia, costruiti dalla società immobiliare Arteks Engineering, per un prezzo ben al di sotto del loro valore. Il sospetto era quindi che quei politici avessero ricevuto grossi favori da qualcuno e tra le persone coinvolte c’erano la ministra della Giustizia Tstetska Tsacheva, la vice ministra dello Sport Vanya Koleva e il vice ministro dell’Energia Krassimir Purvanov che a fine marzo hanno rassegnato le dimissioni, tutte e tre accettate da Borisov.

In aprile erano state avviate altre inchieste sempre per acquisto di immobili di lusso a prezzi favorevoli contro la moglie del capo della Corte suprema Lozan Panov, contro il figlio del direttore del servizio investigativo nazionale Borislav Sarafov e contro il commissario dell’anti-corruzione Plamen Georgiev, il quale nel 2017 aveva comprato il suo appartamento, che comprendeva anche una terrazza di 186 metri quadri, pagandolo solo 384 euro al metro quadro.

A fine aprile, e sempre da un’inchiestagiornalistica, era iniziato un nuovo filone di indagine, per presunti abusi sui fondi dell’Unione Europea previsti dal Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale proprio per sostenere le piccole imprese rurali: i fondi sarebbero invece stati utilizzati non per costruire piccoli alberghi a conduzione familiare, ma alberghi di lusso utilizzati di fatto come case private o depandance per gli ospiti e intestati a parenti o prestanome di vari politici. Il primo ad essere coinvolto era stato l’ex vice ministro dell’Economia Alexander Manolev: i media locali affermavano che Manolev avesse utilizzato i finanziamenti per costruirsi una villa privata con piscina che compariva formalmente, invece, come alberghi. Ed era stato accusato dalla procura insieme a una donna d’affari, Ana Dimitrova, la cui società aveva richiesto e ottenuto, per una serie di progetti, diverse sovvenzioni da parte dell’Unione Europea. Da queste prime scoperte, le indagini si erano allargate e l’ufficio del procuratore aveva ordinato di fare verifiche su tutti i progetti per alberghi in Bulgaria che utilizzavano quel tipo di fondi UE.

Lo scandalo, di cui in Bulgaria si parla da settimane, ha seriamente destabilizzato il partito di governo che nei sondaggi è stato superato dal Partito socialista bulgaro (BSP), attualmente all’opposizione. Se alle prossime elezioni europee GERB non risultasse più il primo partito, gli analisti dicono che il governo del primo ministro Borisov cadrà e che il paese andrà ad elezioni anticipate, che sarebbero le quinte consecutive. Fonte: ilpost.it

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Il tribunale ha stabilito la prossima udienza per il processo dell'ex ministro della Difesa bulgaro Nikolay Nenchev il 1 luglio, riferisce Darik News.

La prima udienza del processo del politico si è svolta a febbraio 2017. Nenchev è accusato di aver deliberatamente impedito l'attuazione di un accordo di riparazione di un MiG-29 con la Federazione Russa nel 2015 come ministro della Difesa, e di aver invece stipulato un accordo con la Polonia. Inoltre, nel periodo 2014-2016 Nenchev non ha approvato il progetto dei costi di riparazione e di fornitura di pezzi di ricambio per un Mig-29. Come dichiarato nell'accusa, le azioni dell'ex ministro hanno causato danni significativi all'aeronautica bulgara: il numero dei voli dei piloti è diminuito drasticamente e l'addestramento di nuovo personale per i caccia è diventato impossibile.

Nenchev ha giustificato la sua decisione sostenendo che i prezzi offerti dalla Polonia erano più convenienti, che la Bulgaria condivide gli stessi valori con questo paese, e anche con "la necessità di liberarsi della dipendenza da paesi non NATO".

 

In Bulgaria gara d'appalto per costruzione di 2 stazioni di compressione di Turkish Stream

La decisione dell'ex ministro è stata fortemente respinta dall'aeronautica bulgara. L'attuale presidente del paese, Rumen Radev, a capo dell'aviazione, ha accusato Nenchev di irresponsabilità e ignoranza, e un cosmonauta bulgaro, il generale Alexander Alexandrov, ha sottolineato che la Polonia non aveva una licenza per riparare quest caccia. Secondo Aleksandrov, la Slovacchia ha riparato i suoi aeromobili con un contratto con la Federazione Russa, mantenendo così un alto livello di prontezza al combattimento. Ha anche detto che la Polonia importa pezzi di ricambio dalla Federazione Russa, e che quindi le riparazioni in Polonia non possono essere più economiche che in Russia. L'Aeronautica bulgara ha anche ricordato che la licenza è prima di tutto una garanzia di sicurezza del volo.

Lo stesso Nenchev ha ripetutamente negato le accuse e ha dichiarato di avere l'impressione che "le accuse contro di lui non vengano pronunciate da un giudice bulgaro, ma russo".

"Ho la sensazione di non essere accusato da un bulgaro, ma da un procuratore russo, perché ho violato gli interessi russi, ma difeso di fatto gli interessi bulgari", ha detto Nenchev nel 2018.                                                        Fonte:Sputniknews

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Stevo Pendarovski, candidato dell'Unione socialdemocratica di Macedonia e dell'unione democratica albanese per l'integrazione, è risultato in testa dopo che le elezioni si sono concluse il 5 maggio nel secondo turno delle elezioni presidenziali della Repubblica del Nord Macedonia, secondo i primi risultati.

 

 Le votazioni si sono concluse alle 19:00, ora di Skopje, con un'affluenza al 44,5%, sufficiente per rendere valido il voto.

 

 Con poco più del 30% dei voti contati, Pendarovski, un ex professore di scienze politiche di 55 anni, aveva circa il 57% mentre il 40% andato al  suo rivale, Gordana Siljanovska-Davkova, il candidato dell'ex partito al governo,  il VMRO-DPMNE di destra.

 

 I rapporti da Skopje effettuati la sera del 5 maggio hanno evidenziato che l'Unione socialdemocratica del primo ministro Zoran Zaev aveva già rivendicato la vittoria, "avvertendo l'opposizione di non scommettere su notizie false per giustificare la sua sconfitta".

 

 Il VMRO-DPMNE ha dichiarato che se Pendarovski fosse stato nominato vincitore, questo sarebbe il risultato di una vittoria "d'ingegneria elettorale" .

 

 In relazione al  voto del 5 maggio, Pendarovski - che due settimane prima aveva appena più di 4000 voti in più rispetto a Siljanovska-Davkova, ha detto che si aspettava una vittoria ancora più convincente al secondo turno.

 

 I risultati ufficiali devono essere annunciati entro 24 ore dalla chiusura delle votazioni.

 

 Il voto del 2019 costituisce la sesta elezione presidenziale nel nord della Macedonia.  Chi vincerà diventerà il quinto capo di stato del paese.

 

 Il presidente in carica della Repubblica del Nord della Macedonia, Gjorge Ivanov, non poteva ricandidarsi di nuovo, avendo esaurito i suoi due mandati costituzionali come capo dello stato.

 

 Ivanov è stato capo di stato come membro del VMRO-DPMNE, l'ex partito al potere di vecchia data del paese, ed è stato un veemente critico dell'ex accordo della Repubblica jugoslava con la Grecia che ha posto fine alla disputa sull'uso del nome  “Macedonia”. 

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