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Ogni anni, circa 40.000 beni culturali lasciano illegalmente il territorio degli Stati membri e solamente alcuni di essi vengono restituiti. Il 10 aprile, la commissione alla Cultura ha votato l'accordo informale ottenuto con il Consiglio per rivedere la legislazione europea per facilitare la restituzione dei beni. Abbiamo incontrato Marie-Christine Vergiat, deputata francese della Sinistra Unita.


 Dal 1993, su quindici proposte relative alla restituzione dei beni culturali, solo sette hanno avuto un esito positivo. Perché cosi poche?


È evidente che questa legislazione non ha funzionato. Bisogna inserirla nel contesto: questa diretta è stata pensata durante l'apertura delle frontiere all'interno dell'UE nel 1993. É stata creata per proteggere i beni culturali più prestigiosi degli Stati membri, quelli che ricevono maggiore attenzione.


L'allegato della direttiva del 1993, che lista i beni soggetti a restituzione, è uno dei problemi principali perché implica che gli Stati membri non sono liberi di scegliere i beni da considerare tesori nazionali, cioè quelli considerati i più importanti del patrimonio nazionale di ogni stato. Abbiamo dunque deciso di eliminare questo allegato.


Un altro problema rimane quello di stabilite dei limiti di antichità e valore. In particolare per i quadri: solamente quelli più costosi rientrano nel quadro della normativa di restituzione. Ma non è logico: ogni Stato membro deve decidere ciò che è importante per il suo patrimonio nazionale. È questo che è stabilito dai trattati.


La legislazione in materia dei beni culturali che hanno lasciato il territorio si applica per i beni dopo il 1993. Perché questa data e cosa ne sarà degli oggetti rubati prima?


Il 1993 corresponde all'apertura delle frontiere all'interno dell'UE. Per elargire la legislazione ai beni prima del 1993 è necessario che gli Stati membri siano d'accordo. La procedura funziona unicamente con il loro accordo.


Un esempio di beni culturali importanti che non sono stati restituiti a causa delle lacune giuridiche...


Ce ne sono pochi. La maggior parte degli Stati membri hanno rinunicato a avviare le procedure a causa dei limiti. La Commissione cita il caso di una domanda venuta dall'Ungheria. Un quadro del XVII secolo è stato venuto fuori dal paese nel 2009 per 46.000 euro, mentre il limite minimo per la richiesto di una restituzione era di 150.000. La procedura non ha funzionato, ma oggi i limiti non ci sono più.

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