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Europa

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Il 13 dicembre il Parlamento europeo ha adottato, a stragrande maggioranza, sulle proposte sulle direttive del Consiglio europeo sulla tassazione delle società con una significativa presenza digitale, di una tassa sui servizi digitali (DST).

 

Membri del Parlamento europeo hanno aggiunto alla lista dei servizi che si qualificano come entrate tassabili. la fornitura di "contenuti su un'interfaccia digitale come video, audio, giochi o testo utilizzando un'interfaccia digitale", indipendentemente dal fatto che il contenuto sia di proprietà di tale entità o se ha acquisito i diritti per distribuirlo. Le piattaforme online che vendono contenuti digitali, come Netflix, possono quindi essere tassate.

 

I deputati hanno convenuto di ridurre la soglia minima oltre la quale le entrate di una società sono soggette a tassazione. Le norme si applicherebbero a qualsiasi entità che generi entrate nell'UE superiori a 40 milioni di euro durante l'esercizio finanziario pertinente. La Commissione europea aveva proposto che questo limite dovesse essere di 50 milioni di euro.

 

I deputati hanno sottolineato che il DST è una misura temporanea. Adottando la tassazione sulla significativa presenza digitale,  o norme simili adottate anche dall'OCSE o a livello delle Nazioni Unite diventerebbero soluzioni permanenti.

 

Il Parlamento europeo ha un ruolo consultivo quando si tratta di leggi fiscali. Pertanto, spetterà al Consiglio europeo decidere all'unanimità sul contenuto definitivo delle regole. Il Parlamento europeo sta cercando di ottenere un'approvazione prima della fine del suo mandato nell'aprile 2019.

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L'Unione europea sarà presto in grado di coordinare il controllo degli investimenti di paesi terzi, ovvero di paesi non UE, in settori strategici per verificare che non minaccino la sicurezza o l'ordine pubblico, ha affermato con una dichiarazione il Consiglio dell'UE.

 

La presidenza del Consiglio ha raggiunto il 20 novembre un accordo provvisorio con i rappresentanti del Parlamento europeo su un quadro dell'UE per la selezione degli investimenti esteri diretti (IED). L'accordo sarà ora presentato per approvazione politica da parte degli ambasciatori dell'UE.

 

"L'UE è la destinazione numero uno per gli investimenti esteri diretti ed è un mercato molto aperto", si legge nella dichiarazione.

 

"Tuttavia, negli ultimi anni c'è stata un'impennata degli investimenti relativi a beni critici dell'UE che non sono il risultato di normali forze di mercato".

 

Ad esempio, imprese statali  o società private con stretti legami governativi hanno acquistato imprese dell'UE utilizzando tecnologie all'avanguardia o a duplice uso (quali l'intelligenza artificiale, robotica o le nanotecnologie) e beni infrastrutturali strategici che potrebbero avere un potenziale impatto sulla Sicurezza dell'UE.

 

Attualmente, meno della metà degli stati membri dell'UE ha una legislazione in vigore che consente loro di esaminare gli investimenti diretti esteri.

 

Sulla base delle regole concordate il 20 novembre, i paesi dell'UE manterranno il potere di rivedere e potenzialmente bloccare gli investimenti diretti esteri in materia di sicurezza e ordine pubblico.

 

Allo stesso modo, non sarà loro richiesto di adottare o mantenere un meccanismo di screening.

 

Tuttavia, i meccanismi esistenti e nuovi dovranno soddisfare una serie di caratteristiche a livello UE, come il rispetto del principio di non discriminazione, la protezione delle informazioni riservate, il diritto al risarcimento giudiziario contro le decisioni delle autorità nazionali.

 

Il regolamento consentirà alla Commissione europea di emettere pareri consultivi nei confronti degli Stati membri laddove ritenga che un investimento, pianificato o completato, possa pregiudicare la sicurezza o l'ordine pubblico in uno o più Stati membri.

 

Il testo prevede anche un meccanismo di cooperazione tra i paesi dell'UE e la Commissione.

 

Su richiesta, dovranno anche rendere disponibili alcune informazioni, come la struttura proprietaria dell'investitore straniero e il finanziamento dell'investimento, afferma la nota.                           Fonte:Sofiaglobe 

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Verso l'Europa, ma verso quale Europa?

In vista delle prossime elezioni europee Platform Europe - organo di Vision & Global Trends - il cui obiettivo è il monitoraggio delle vicende del continente prosegue l’indagine tra le forze in campo per comprendere gli scenari che si profilano all’orizzonte. A tal fine abbiamo incontrato l’onorevole Stefano Maullu, eletto nel 2015 al Parlamento Europeo con Forza Italia e membro del gruppo PPE, a cui abbiamo chiesto di illustrare il suo modello d’Europa, e di dare un giudizio sulle attuali sfide politiche.

Il fenomeno migratorio è una sfida che sta interessando l’intero continente europeo.Quali sono, a suo avviso, le potenziali minacce per l’Italia e per l’Europa? Quali le proposte politiche?
Le minacce per l'Italia sono sotto gli occhi di tutti, da una parte per motivi geografici - l'Italia è particolarmente esposta nel Mediterraneo - dall'altra per motivi geopolitici: mentre il Ministro dell'Interno italiano viene indagato per sequestro di persona per aver provato a bloccare il meccanismo diabolico con cui i trafficanti di esseri umani fanno business, Macron ci definisce 'vomitevoli' per poi chiudere i porti e scaricare migranti oltreconfine. Pensiamo anche ai 6 miliardi dati a Erdogan per chiudere la rotta balcanica a fronte del nulla che l'Europa ha fatto per ciò che sta avvenendo nel Mediterraneo. O si interviene in modo intelligente nei Paesi africani – non solo con aiuti economici a pioggia bensì con la politica e non con la cura di interessi particolari di questo o di quel Paese europeo – oppure l'impatto delle migrazioni nei prossimi 50 anni può essere distruttivo per l’Europa.

Nello scenario geopolitico attuale l’Europa si presenta debole e frammentata. Qual è la sua idea di Europa e quale il progetto che condivide? 
È un’Europa nella quale emergono in modo prorompente gli errori del passato e uno squilibrio evidente, che si concretizza nello strapotere dell'asse franco-tedesco. L'immigrazione è il tema su cui tutto ciò si manifesta in modo più lampante. È l'Europa degli egoismi, che evidentemente i cittadini europei non vedono più come punto di riferimento credibile. Per questo l'Europa deve cambiare, abbandonando un approccio squilibrato e talvolta quasi ricattatorio verso alcuni Paesi, per diventare davvero Europa dei popoli e non Europa dei tecnocrati tedeschi e francesi.

La struttura dell’Eurozona presenta un assetto asimmetrico le cui ricadute incidono notevolmente sulle economie più deboli. Crede che il sistema vada riformato? In che modo?
Il problema nasce quando tutto questo si traduce di fatto in un tentativo da parte dell'establishment europeo di influenzare in modo violento gli equilibri di un Paese membro: penso oggi alle agenzie di rating poco credibili, alla clava dello spread, agli annunci spesso minacciosi di alti funzionari europei. Così facendo l'Europa si trasforma in matrigna e perde ogni suo senso, specie se pensiamo allo sforamento tedesco per quanto riguarda il surplus e l'export. Ogni Paese è diverso, ma l'Europa deve essere la casa di tutti, altrimenti succede ciò che sta succedendo ora, nell'Europa non si crede più e finisce per diventare un nemico dal quale difendersi. L'Italia è la settima potenza industriale al mondo e senza Italia non esiste Europa.

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Stefano Maullo con il Ministro Gian Marco Centinaio

Credo che il sovranismo sia un impulso legittimo ma non esaustivo, che nasce in un momento in cui appunto l'Europa è percepita come nemico-invasore da cui difendersi. Mi piace di più parlare di identità e di popoli che devono essere rispettati e che, uniti, danno vita a un blocco europeo nel quale tutti possono realizzare la propria storia. Oggi le sfide si giocano su macroaree economiche e in questo senso un ritorno frettoloso agli Stati isolati è antistorico, soprattutto se la competizione è con Cina, Usa, India. Ma per fare tutto questo serve appunto un blocco politico compatto e non solo un fragile mercato unico comune

A fronte di questa nuova avanzata populista che sta attraversando l’occidente, crede che potrà nascere una forza sovranista a livello europeo?
Credo che il sovranismo sia un impulso legittimo ma non esaustivo, che nasce in un momento in cui appunto l'Europa è percepita come nemico-invasore da cui difendersi. Mi piace di più parlare di identità e di popoli che devono essere rispettati e che, uniti, danno vita a un blocco europeo nel quale tutti possono realizzare la propria storia. Oggi le sfide si giocano su macroaree economiche e in questo senso un ritorno frettoloso agli Stati isolati è antistorico, soprattutto se la competizione è con Cina, Usa, India. Ma per fare tutto questo serve appunto un blocco politico compatto e non solo un fragile mercato unico comune.

Qual è la sua idea di politica estera e come si caratterizza rispetto ai maggiori grandi attori, Stati Uniti, Russia e Cina, presenti oggi sulla scena globale?
È l'idea di un'Italia che non subisca decisioni altrui, che non sia terra di mezzo sulla quale altri si muovono per interessi estranei all'Italia. Purtroppo negli ultimi anni il nostro Paese ha perso quel peso geopolitico che aveva nel passato, quando per citare un episodio a Sigonella l'Italia sapeva imporre il proprio ruolo sullo scenario internazionale. È l'idea di un'Italia che sappia davvero preservare i propri interessi senza diventare strumento per interessi altrui: con questo spirito, per esempio, porti avanti da anni un lavoro concreto di contrasto alle sanzioni economiche alla Russia, che troppi danni hanno prodotto all'economia italiana.

Quale azione, a suo avviso, l’Italia dovrebbe mettere in campo per avere un ruolo da protagonista all’interno dell’UE?
Quando sento minacce velate da parte dell'establishment europeo con cui di fatto ci viene prefigurato un futuro simile a quello della Grecia, credo che l'Europa sia davvero fuori strada, proprio perché appunto l'Italia è la settima potenza industriale al mondo e senza Italia non c'è Europa. Se l'Europa vuole restare in piedi e tornare a realizzarsi in base ai principi con cui è stata fondata, è necessario rivederne l'impianto che non è stato scritto su tavole sacre e immanenti, bensì è fatto di parametri che possono essere corretti e rivisti. Servono governanti italiani capaci di far valere tutto il peso dell'Italia in sede Europea dicendo anche no, a differenza di chi lo ha fatto negli ultimi anni rappresentando il nostro Paese con atteggiamento supino e arrendevole. Il braccio di ferro del Ministro dell'Interno italiano sul caso Diciotti è rappresentativo, in un momento in cui un fenomeno come quello dell'immigrazione incontrollata deve pesare solo sulle spalle dell'Italia. Soprattutto se contemporaneamente chi si candida a diventare simbolo dell'europeismo si chiama Macron che, come dicevamo, è accogliente con i porti degli altri.

A suo avviso il ruolo e gli obbiettivi della NATO sono sempre attuali oppure necessitano di una revisione?
Parlare degli obbiettivi della NATO significa necessariamente capire e pensare al ruolo dell'Europa all'interno dello scacchiere geopolitico internazionale. In questo senso, l'Europa non può e non deve essere terra di scontro e conquista come avvenuto durante la guerra fredda, bensì deve agire mettendo davanti a tutto l'interesse dei Paesi europei senza commettere errori che in passato sono costati carissimi. Penso alle sanzioni alla Russia, Paese che ha fatto tantissimo nell'azione di contrasto al terrorismo e che dovrebbe essere saldo alleato dell'Europa, oppure penso alla gestione del Nord Africa e della Libia che con una regia da oltreoceano e con la complicità di alcuni Paesi europei ha creato solo instabilità che ha pagato in primis l'Italia.

Fonte:vita.it

Gli autori

Filippo Romeo è Analyst of Vision & Global Trends
Alberto Cossu è Analyst of Vision & Global Trends

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