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ohrid

Епопея на забравените

(Storie di dimenticati) n. 8

di Tore Zappadu

Siamo alla terza parte del nostro viaggio a ritroso nella lingua e nella storia Bulgaria e del suo alfabeto. In questo viaggio non si può non soffermarsi alla sua "stazione" più significativa: Ohrid o Ochrida se preferite.

Si tratta di una ridente cittadina lacustre (nella foto) collocata attualmente nella parte sud occidentale della Macedonia, quasi al confine con l'Albania, distante dalla Bulgaria circa 250 km. Ochrida, ai tempi d'oggi, conta circa 55 mila abitanti, ed è posizionata sulle rive del lago omonimo e dal 1979 la città e il suo lago sono stati inclusi dall'UNESCO nella lista dei Patrimoni dell'umanità.

Il territorio di Ochrida ospitò, negli secoli, antichissimi insediamenti illirici e in seguito greci, mentre la città divenne in età medievale uno dei centri culturali, religiosi e artistici più importanti della Penisola Balcanica e dell'Europa slava. Così importanti che ancora ai giorni nostri la sua primogenitura, il suo significato storico e culturale, è conteso ferocemente dalle due parti in causa di Slavi: i Serbo-Macedoni e i Bulgari.

Nell'867 i Bulgari, di fatto, conquistano la città e persino il nome di Ohrid, come città, compare per la prima volta solo nell'879. Tra il 990 e il 1015, Ocrida divenne la capitale e la roccaforte dell'Impero Bulgaro dello tsar Samuele. Dal 990 al 1018 la città fu inoltre la sede dell'importante Patriarcato di Ocrida. Dopo la conquista bizantina della città nel 1018, il Patriarcato venne retrocesso ad Arcidiocesi (questo fino al 1767)e posto sotto l'autorità del Patriarca ecumenico di Costantinopoli.

Andando indietro negli eventi storici si scopre che quando, alla morte di Metodio (885), il suo successore designato, lo slavo Gorazd, venne soppiantato dal coadiutore del maestro, il franco Viking, tutta la sua opera in Moravia fu dispersa nel modo più traumatico, in quello che lo storico russo Dimitri Obolensky ha definito il "tragico inverno dell'885-886", quando cioè i 5 più importanti discepoli (Gorazd, per l'appunto, Saba, Clemente, Naum ed Angelario (quelli che, con Cirillo e Metodio, formano a tutt'oggi il "santo settenario" sedmocislenici, i"sette santi" padri della cristianità slavo ortodossa,) vennero arrestati e gli ultimi tre espulsi.

Altri discepoli furono persino venduti come schiavi, poi riscattati sul mercato di Venezia dall'imperatore d'Oriente che da Costantinopoli non aveva smesso di pensare, per il loro tramite, all'evangelizzazione di tutto il mondo slavo.

La verità storica è che questo disegno si sarebbe realizzato non grazie agli auspici di Costantinopoli, bensì attraverso l'altro regno, proprio quello di Bulgaria che, seppur nell'orbita di Bisanzio, era di fatto l'avversario per eccellenza dell'impero dei Romei (come veniva anche appellato il regno romano d'oriente).

Grazie allo tsar Boris-Michele di Bulgaria prima ed il figlio Simeone dopo, la giovane chiesa bulgara raccolse e mise a frutto l'intera eredità cirillico-metodiana che, altrimenti, sarebbe andata definitivamente perduta, essendo già da anni pressoché scomparsa e dimenticata nelle sue regioni di origine con la scomparsa dei suoi ideatori.

In Bulgaria, invece, e precisamente ad Ochrid (allora per l'appunto Bulgara) trovarono rifugio i tre espulsi (Clemente, Naum ed Angelario) che misero a frutto, soprattutto i primi due, in quanto Angelario morì nel frattempo, questo strumento di scrittura e di sistematica slavizzazione della lingua liturgica della Chiesa Bulgara.

Alle due estremità del regno bulgaro furono allora aperte due scuole: una a Pliska, poi spostata a Preslav, l'altra per l'appunto a Ochrida, con lo scopo sia di completare le traduzioni in alfabeto slavo dei libri sacri, sia di creare un clero autoctono.

Il sogno di Costantino e Michele (Cirillo e Metodio, per la storia sacra), quello cioè di assistere alla elezione di un vescovo residenziale a capo di una diocesi integralmente slava e che celebrasse unicamente i sacri riti in lunga slava, aveva finito per realizzarsi in Bulgaria, proprio laddove, con ogni probabilità, neppur i santi fratelli avrebbero mai pensato possibile. Un regno ed un popolo, la Bulgaria, che essi stessi, da buoni "bizantini", avrebbero probabilmente considerato un paese ostile e ribelle all'ordine costituito.

Fu comunque lo tsar Simeone, che nell'893 investì Clemente (da allora detto appunto di Ochrida) della sede vescovile di Dremivitza o Velitza (luoghi ancora oggi non meglio identificati) ma che per tutti verrà riconosciuta come la chiesa e il patriarcato di Ochrida, quale antica sede della scuola di Clemente.

L'Impero dello tsar Samuele è considerato, ed a ragione, dalla storiografia bulgara come continuazione della statualità bulgara, mentre viene ritenuto da storici serbi e soprattutto macedoni il primo stato slavo-macedone della storia. Noi vi abbiamo solo esposto quel che racconta la storia che, alle volte, finisce per dare ragione alla verità.

E questa ci sembra inequivocabilmente una bella storia Bulgara.

Alla prossima

(terza parte-continua)

Cari lettori,

Nell’aprile del 2014 il nostro giornale ha pubblicato una notizia riportata da www.liberoquotidiano.com nella quale si riferiva dell’ arresto della sig.ra Azora Rais, in quanto implicata in una vicenda di clonazione di carte di credito.  

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Епопея на забравените

(Storie di dimenticati) n. 7

Di Tore Zappadu

Tutti i governi, laici o teocratici che siano, prima o poi, necessitano di far propria la pietà e il favore popolare. Il modo migliore per farlo, è sempre stato quello di sostituire miti, luoghi o anche date simbolo da un'Autorità precedente all'Altra magari ad essa sostituitasi.

L'esempio più clamoroso è quello del Natale cristiano.

Tutti i vangeli, compresi gli apocrifi, non hanno mai indicato giorno, mese o anno della nascita di Gesù. Nessuna fonte storica o religiosa garantisce che il 25 dicembre possa coincidere con il Natale di Cristo e della cristianità. È vero esattamente il contrario, vale a dire che si ha la certezza che quella data, quel mese e quell'anno comunque accettati da millenni, siano del tutto inventati. La verità è che nell'antico calendario Giuliano il 25 dicembre cadeva nel solstizio di inverno, cioè l'inizio del rientro tra i cieli boreali del Sole; in parole più semplici era questo il giorno più corto e, quindi, la notte più lunga dell'anno. Questo giro di boa, tra il massimo ed il minimo, tra il buio e luce, è sempre stato "celebrato" dagli uomini e dai loro miti: lo dimostrano le costruzioni megalitiche di Stonehenge in Gran Bretagna, di Newgrange, Knowth e Dowth, in Irlanda o attorno alle incisioni rupestri di Bohuslan, in Iran, e della Val Camonica, in Italia, già in epoca preistorica e protostorica. Lo stesso fenomeno fu invariabilmente atteso e magnificato dall'insieme delle popolazioni indoeuropee: i Gallo-Celti lo denominarono "AlbanArthuan" ("rinascita del dio Sole"); i Germani, "Yulè" (la "ruota dell'anno"); gli Scandinavi "Jul" ("ruota solare"); i Finnici "July" ("tempesta di neve"); i Lapponi "Juvla"; i Russi "Karatciun" (il "giorno più corto").

I romani non furono da meno e con l'imperatore Aureliano istituirono, per quella giornata, la grande festa del Natalis Solis Invictis(natale del sole invitto), una fantasmagoria di riti, una festa di risonanza e grande partecipazione, che ovviamente attraeva gli stessi cristiani.

Questa cosa allarmò la nascente comunità della Chiesa di Roma e quindi ne risultò, giocoforza, la decisione di collocare al 25 di dicembre la nascita del bambino salvatore e redentore, sostituendola in toto alla festa pagana.

Così avvenne in Bulgaria e nelle realtà slave, passate sotto il dominio sovietico, dopo il trattato di Yalta. Dal 1968 il 24 maggio, giorno in cui da secoli in Bulgaria, si festeggiano Cirillo e Metodio, divenne laicamente e semplicemente "La giornata della Istruzione e Cultura Bulgara e della Letteratura slava". Non solo, tutte le istituzioni pubbliche intitolate a Cirillo e Metodio, cambiano dedicazione e nome; anche se il culto, comunque in sottotono tra i bulgari rimane, riposizionandosi all'11 maggio, per via della dissonanza tra il calendario gregoriano e quello della liturgia ortodossa. Curioso che il calendario cattolico festeggi i due co-patroni Europei il 14 febbraio, giorno della morte di Cirillo, con forte e stridente contrasto con Valentino, il santo degli innamorati.

Addirittura, col comunismo, si tenta anche di impadronirsi della storia e della stessa primogenitura dell'alfabeto cirillico. Un passo del racconto della Vita di Metodio, quello sul ritrovamento in Crimea da parte di Costantino (il futuro monaco Cirillo) di un Vangelo e di un Salterio, fino agli anni '50 del secolo scorso viene forzatamente interpretato come se quello stesso vangelo fosse scritto originariamente in lettere russe. Nel clima nazionalistico instaurato da Stalin, insomma, si giunse alla conclusione che l'alfabeto cirillico- le lettere russe del testo- fosse nato proprio in Russia.

In realtà, oggi questa tesi è stata smentita da una nuova teoria: molto più probabilmente, infatti, c'è stata, non si sa bene quanto forzatamente, un'inversione tra le lettere S e R, per cui il termine Siria, in slavo Сирия,diventaRussia, in slavo Русия, forse perché a quel tempo i Siriaci, cristiani convertiti, avevano di sicuro già un Vangelo tradotto.

Sta di fatto che il 24 maggio per i Bulgari, oggi più che sempre, resta indiscutibilmente il giorno in cui Nasce l'alfabeto glagolitico, padre indiscusso di tutte le derivazioni alfabetiche cirilliche che, naturalmente, dal suo principale fondatore prendono forma, contenuto e nome. Tanto più resta imprescindibile il fatto che Cirillo e Metodio siano i padri della lingua di tutto il popolo bulgaro e di un alfabeto utilizzato da oltre 360 su 435 milioni di slavi presenti nel mondo.

Ma di questo parleremo la prossima volta.

(seconda parte-continua)

Foto del giorno

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Foto del giorno Bulgaria (Sketches of Sofia)

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