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Tuttavia il prezzo del combustibile per il cliente finale resta tra i più alti in Europa

Nel mese di Agosto il prezzo della benzina in Bulgaria è sceso di oltre il 6% fino a una media di 2.12 lev/litro. Secondo i dati pubblicati su fuelo.net il prezzo più basso della benzina più utilizzata A95 si può trovare presso i distributori Cruise (2,00 lev) mentre il più alto presso i distributori Bultrade (2.22 lev).

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Vista la vicinanza geografica con la Grecia, inevitabilmente sorge la domanda come l'eventuale fallimento rifletterà sulla Bulgaria? Certamente ci sono dei rischi per Sofia ma secondo le autorità e diversi esperti finanziari, il Paese è preparato a superarli e non ci saranno effetti diretti sull'economia, anche se la percezione generale di insicurezza rimane valida per tutta la zona.

L'export.

Prima di tutto, la difficile situazione finanziaria di Atene non è una novità e come gli altri Paesi dell'eurozona anche la Bulgaria si è preparata per le possibili evoluzioni della situazione. Lo dimostrano alcuni dati. Prima della crisi la Grecia era la destinazione numero uno per l'esportazione della Bulgaria. "Negli ultimi anni però – afferma l'esperto Georghi Anghelov sulle pagine del giornale Trud – molte imprese hanno iniziato a esportare la loro produzione verso altri Paesi e oggi l'export dalla Bulgaria verso la Grecia rappresenta solo il 6%." Nel 2014 la Bulgaria ha esportato per 2.9 mlrd. di euro, la maggior parte vestiti e stoffe (175 mln. di euro), grano (100 mln. di euro), legname (90 mln. di euro), elettricità (75 mln. di euro), latte e latticini, uova, carta e cartone, olio di girasole.

Ci sono degli imprenditori la cui produzione al 60% è destinata alla Grecia, "è difficile cambiare destinazione in giro di sei mesi" – spiega un produttore di carta e cartone - "soprattutto se la merce non può essere trasportata verso tratte lunghe".

Anche se non ci saranno delle perdite dirette, rimane il rischio da pagamenti ritardati dai rispettivi partner. Esiste la possibilità che in un sistema bancario sotto controllo ci sarà il cosiddetto controllo dei capitali, cioè una commissione presso il Ministero delle finanze greco che dovrà approvare ogni versamento. Per attività che hanno bisogno di rifornimenti continui questo risulterebbe molto problematico. Diverse imprese bulgare usano il porto di Salonicco come accesso al mare più vicino e un blocco delle consegne li metterà sicuramente in difficoltà.

Le banche

Circa un quinto dei mezzi dal sistema bancario bulgaro sono sotto il controllo delle quattro maggiori banche greche. OBB è proprietà della National Bank of Greece, Post bank è membro di "Eurobank group", di cui il 64.6% dalle azioni appartiene a fondi greci e canadesi. Le altre due sono Alpha bank e Piraeos bank. Le quattro banche sono state obbligate dalla BNB(la Banca nazionale bulgara) a ridurre al minimo le loro esposizioni verso la Grecia. Per questo, il default di Atene non rifletterà direttamente su queste banche. Anche qui rimane l'effetto psicologico sui depositanti e l'incertezza della stabilità di credito delle istituzioni finanziarie con partecipazione greca.

Gli emigranti bulgari in Grecia

In Grecia lavorano circa 200 mila bulgari, la maggior parte nell'agricoltura, nel turismo o come colf e badanti. Molti di loro sono l'unico reddito per i loro familiari rimasti in Bulgaria. Se dovessero perdere il lavoro o se i loro salari fossero ridotti, questo potrebbe indurli a ritornare in patria e di conseguenza a portare effetti negativi sul mercato di lavoro. All'inizio della settimana però, il vicepremier responsabile delle politiche sociali, Ivaylo Kalfin, ha dichiarato che non ci sono segni che questi bulgari vogliano tornare e che comunque vista la loro qualifica, il mercato di lavoro, anzi, ne gioverebbe.

Il turismo

In genere, la Grecia è visitata ogni anno da oltre 15 mln. di turisti, che portano guadagni di circa 12-13 mlrd. di euro, ossia l'8% del Pil del Paese. Negli ultimi anni sempre più bulgari (320 mila nel 2014), frequentavano la costa greca (la penisola di Halkidiki, vicino a Salonicco) per le spiagge e per il servizio migliore. Anche se non ci sono annullazioni delle prenotazioni di massa, la preoccupazione rimane. Alcuni hanno già deciso di andare al mare bulgaro.

In Bulgaria si è parlato anche della possibilità di beneficiare dalla situazione instabile in Grecia, attirando i turisti che hanno rinunciato alle loro vacanze elleniche. D'altra parte l'eventuale introduzione della dracma porterebbe all'abbassamento dei prezzi che attirerebbe ancora di più i bulgari.

L'anno scorso oltre 300 mila greci sono andati nei villaggi turistici invernali della Bulgaria e nelle terme bulgare. Se la situazione ellenica rimarrà difficile questi dati cambieranno. Nel frattempo i greci delle zone vicine al confine bulgaro hanno iniziato a fare scorte di generi alimentari usufruendo dei prezzi più bassi.

Secondo il capo economista dell'UniCredit Bulbank, Cristofor Pavlov, ripreso da Capital daily, "l'Europa deve fare tutto il possibile perché la Grecia rimanga nell'eurozona perché altrimenti perderanno tutti. Soprattutto ora quando si vede un avvicinamento nelle posizioni nelle trattative." Per la Bulgaria invece, lui è convinto "che i rischi per l'economia sono già consumati".

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L'economia bulgara avrà una crescita del 2,1% quest'anno e del 2,4% l'anno prossimo. E' la previsione revisionata dello staff economico dell'UniCredit presentata in questi giorni. Secondo i dati precedenti, nel 2015 si aspettava la crescita del 1,9% mentre nel 2016 il 2,3%. In confronto – i dati dell'Istituto nazionale di statistica (NSI), dimostrano crescita del 2% del Pil. Questo miglioramento è causato dalla crescita nell'export, dall'effetto positivo in seguito ai prezzi bassi del petrolio e dalla favorevole presentazione dei Paesi dell'Ue, partner tradizionali degli imprenditori locali. I rischi per l'economia sono legati ai problemi in Russia, Ucraina, i Balcani occidentali e specialmente la Turchia. Secondo il responsabile della ricerca economica per l'Europa centro-orientale dell'Unicredit, Lubomir Mitov, ripreso da Capital, le paure di ripercussioni sull'economia bulgara, in seguito alla crisi in Grecia, non sono reali.

L'export bulgaro, in confronto alla sua presentazione prima della crisi nel 2008, supera il suo massimo con più del 40%. Allo stesso tempo, la ricerca in Europa è aumentata del 9% , il che secondo Mitov segna un'aumento della quota di mercato dell'imprenditoria bulgara proprio nelle destinazioni dell'export, scrive ancora Capital daily. "Ciò dimostra che nell'economia sono in corso dei cambiamenti strutturali, però non a livello statale, ma nel privato e nelle singole imprese", ha affermato inoltre il responsabile della ricerca economica della banca. A suo avviso, questi dati smentiscono le affermazioni che l'economia bulgara non è competitiva. L'espansione dell'export è un dato di fatto, poi è impressionante che essa è stabile negli ultimi anni in seguito agli investimenti negli impianti di produzione, ha aggiunto Mitov.

Le analisi dell'UniCredit dimostrano che ci sono i presupposti di una crescita accelerata se le condizioni esterne favorevoli rimarranno a breve termine. A lungo termine, però, questa velocità di crescita economica non è sufficiente per equiparare le entrate dei bulgari a quelli dei Paesi dell'Europa centrale. Secondo Mitov, per avere un migliotamento qualititivo della vita, che fermi l'emigrazione, sono necessarie delle riforme strutturali nel sistema giudiziario, nell'assicurazione sociale e nella sanità come anche nella preparazione delle persone per il mercato del lavoro. Il responsabile della ricerca economia dell'Unicredit ritiene che in questo momento, in Bulgaria non ci sono disoccupati, ma persone senza la qualifica necessaria per fare un lavoro.

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