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L'economia bulgara avrà una crescita del 2,1% quest'anno e del 2,4% l'anno prossimo. E' la previsione revisionata dello staff economico dell'UniCredit presentata in questi giorni. Secondo i dati precedenti, nel 2015 si aspettava la crescita del 1,9% mentre nel 2016 il 2,3%. In confronto – i dati dell'Istituto nazionale di statistica (NSI), dimostrano crescita del 2% del Pil. Questo miglioramento è causato dalla crescita nell'export, dall'effetto positivo in seguito ai prezzi bassi del petrolio e dalla favorevole presentazione dei Paesi dell'Ue, partner tradizionali degli imprenditori locali. I rischi per l'economia sono legati ai problemi in Russia, Ucraina, i Balcani occidentali e specialmente la Turchia. Secondo il responsabile della ricerca economica per l'Europa centro-orientale dell'Unicredit, Lubomir Mitov, ripreso da Capital, le paure di ripercussioni sull'economia bulgara, in seguito alla crisi in Grecia, non sono reali.

L'export bulgaro, in confronto alla sua presentazione prima della crisi nel 2008, supera il suo massimo con più del 40%. Allo stesso tempo, la ricerca in Europa è aumentata del 9% , il che secondo Mitov segna un'aumento della quota di mercato dell'imprenditoria bulgara proprio nelle destinazioni dell'export, scrive ancora Capital daily. "Ciò dimostra che nell'economia sono in corso dei cambiamenti strutturali, però non a livello statale, ma nel privato e nelle singole imprese", ha affermato inoltre il responsabile della ricerca economica della banca. A suo avviso, questi dati smentiscono le affermazioni che l'economia bulgara non è competitiva. L'espansione dell'export è un dato di fatto, poi è impressionante che essa è stabile negli ultimi anni in seguito agli investimenti negli impianti di produzione, ha aggiunto Mitov.

Le analisi dell'UniCredit dimostrano che ci sono i presupposti di una crescita accelerata se le condizioni esterne favorevoli rimarranno a breve termine. A lungo termine, però, questa velocità di crescita economica non è sufficiente per equiparare le entrate dei bulgari a quelli dei Paesi dell'Europa centrale. Secondo Mitov, per avere un migliotamento qualititivo della vita, che fermi l'emigrazione, sono necessarie delle riforme strutturali nel sistema giudiziario, nell'assicurazione sociale e nella sanità come anche nella preparazione delle persone per il mercato del lavoro. Il responsabile della ricerca economia dell'Unicredit ritiene che in questo momento, in Bulgaria non ci sono disoccupati, ma persone senza la qualifica necessaria per fare un lavoro.

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Nel 2014 è la Bulgaria, seguita da Romania e Croazia, il Paese più povero d’Europa stando al nuovo indicatore di Eurostat che misura il benessere delle famiglie, cioè il consumo individuale effettivo (Aic).

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Dal 1 luglio il prezzo della corrente elettrica in Bulgaria aumenterà dell'1,6% per gli utenti del distributore CEZ, con l'1,4% per i clienti di EVN e di oltre il 3% per quelli di "Energo pro". Così per una bolletta media per la corrente di 30 lev a Sofia, l'incremento sarà di circa 40 stotinki. Lo ha annunciato il presidente della Commissione regolatoria per l'elettricità e per il sistema idrico (KEVR), Ivan Ivanov davanti alla Btv. "Abbiamo tenuto conto in modo paritario sia degli interessi dei cittadini, sia di quelli delle società distributori di energia" – ha detto Ivanov. L'aumento maggiore è nell' "Energo pro" a causa del tipo della rete e della diminuita popolazione in Bulgaria nordorientale. Il presidente della Commissione regolatore ha detto inoltre che nel prendere la decisione per i nuovi prezzi della corrente "si è cercato di rispettare la giustizia sociale". L'altro fattore è stata la necessità di risanare la Compagnia elettrica nazionale (piena di debiti n.d.r.) e preparare il mercato energetico per l'uscita nella borsa. Lui ha ricordato che "i prezzi della corrente in Bulgaria sono i più bassi nell'Ue come lo è anche lo standard di vita".

Aumenta anche la tassa "obbligo verso la società" per gli utenti business del mercato libero che finora era di 18.93 lev per megawattora e con l'incremento diventa 40.21 lev per megawattora. I rappresentanti delle grandi industrie hanno già avvertito che questo aumento rifletterà in modo serio sulle loro spese operative. Contro l'incremento si è espresso anche il ministro dell'economia Bozidar Lukarski.

Alle loro perplessità il presidente del KEVR ha risposto che "senza l'aumento della tassa per il business si dovrebbe incrementare il prezzo della corrente per i cittadini del 17%". Marianna Kukusceva, presidente dell'Unione nazionale dei panificatori e dei pasticcieri però ha detto alla Nova tv che "l'aumento del prezzo della corrente alzerà anche gli altri prezzi, fermerà l'export o lo farà svantaggioso".

Il 30 giugno i membri della commissione si riuniranno in tenuta a porte chiuse per decidere i prezzi finali della corrente elettrica.

Foto del giorno

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Foto del giorno Bulgaria (Sketches of Sofia) 

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