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L’annuncio dell’apertura di un ufficio di rappresentanza di Taiwan in Lituania ha scatenato la dura reazione cinese, oltre a confermare come il Paese baltico abbia deciso di prendere fermamente le distanze da Pechino. Non è casuale il fatto che le autorità di Vilnius lo scorso maggio abbiano annunciato l’intenzione di abbandonare il meccanismo di cooperazione 17+1 tra Cina e Paesi dell’Europa centrale e orientale (Peco). La Lituania, inoltre, si è espressa a favore di un vertice Ue-Cina, ma che coinvolga tutti i Paesi membri e non solo le istituzioni europee e la rappresentanza della presidenza di turno, come avvenuto durante il semestre in cui la Germania ha guidato il Consiglio Ue. Joseph Wu, il ministro degli Esteri taiwanese, ha dichiarato che si tratterà del primo ufficio in Europa a contenere la parola “Taiwan” nel nome, sottolineando che finora le sedi di rappresentanza de facto dei Paesi stranieri a Taiwan impiegassero formule come “Ufficio britannico di Taipei” o “Ufficio francese di Taipei”, “Istituto statunitense di Taiwan”. All’inizio di questo mese, la ministra dell’Economia lituana, Ausrine Armonaite, aveva preannunciato a “Deutsche Welle”, l’emittente televisiva tedesca, che anche Vilnius istituirà un ufficio commerciale a Taiwan tra ottobre e novembre.

Intanto a Pechino non manca il disappunto per l’annuncio dell’ufficio di rappresentanza. Huo Yuzhen, rappresentante speciale del ministero degli Esteri per la cooperazione nella Peco, durante un seminario ha affermato che alcuni Paesi stanno intraprendendo azioni che minano le relazioni con la Cina, chiaramente incoraggiati dagli Stati Uniti e da altri Paesi occidentali. Nel corso del forum, funzionari ed esperti cinesi hanno fatto sapere che se il ritiro dal meccanismo Cina-Peco è stata una decisione della Lituania, la mossa riguardante l’isola di Taiwan è stata una “grave violazione del principio di una sola Cina” e “potrebbe comportare gravi conseguenze per la piccola nazione baltica. Prenderemo seri provvedimenti a seconda delle mosse della Lituania“, ha osservato Liu Zuokui, ricercatore di studi europei presso l’Accademia cinese delle scienze sociali (Cass). Anche Zhu Fenglian, portavoce dell’Ufficio per gli affari di Taiwan, ha risposto a questa mossa esortando il Paese baltico ad aderire al principio di “una sola Cina” e ad astenersi dall’inviare segnali sbagliati alle forze di “indipendenza” nella regione di Taiwan. “L’isola di Taiwan è parte integrante della Cina – ha sottolineato Zhu Fenglian – ribadendo l’opposizione di Pechino a qualsiasi Paese che stabilisca relazioni formali con Taiwan“. Secondo il portavoce, le autorità del Partito democratico progressista (Dpp), il partito di Taiwan, “mirano all’indipendenza con il pretesto dell’apertura di un ufficio di rappresentanza”. “Questa farsa non cambierà né la situazione di Taiwan, che è parte della Cina, né cambierà il consenso internazionale secondo cui esiste una sola Cina”, ha ribadito Zhu.

La Lituania ha deciso di abbandonare il meccanismo di cooperazione 17+1 come risposta alle sanzioni emanate da Pechino nei confronti di dieci individui e di quattro entità dell’Ue in risposta ai provvedimenti emessi da Bruxelles sulle violazioni dei diritti umani nella regione cinese dello Xinjiang. Fra le dieci personalità Ue inserite nella lista nera della Repubblica popolare c’è anche la deputata lituana Dovile Sakaliene, membro del Partito socialdemocratico e co-presidente dell’Alleanza interparlamentare sulla Cina, che ieri ha condiviso su Twitter un post della presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, in cui si annuncia l’istituzione dell’ufficio di rappresentanza di Taiwan a Vilnius. “Taiwan e Lituania, due Paesi democratici entrambi vicini a regimi autoritari sanguinari, diventeranno amici ancora più stretti“, si legge nel post della deputata di Vilnius che, anticipando le proteste di Pechino per l’apertura dell’ufficio di rappresentanza, ha aggiunto che “Taiwan e Lituania non si lasceranno intimidire”. Parole molto dure che esprimono il tenore del dibattito politico sulla Cina nel Paese baltico, nonostante sia giusto ricordare che Sakaliene rappresenti un partito attualmente all’opposizione in Lituania.

Pechino, che considera l’isola di Taiwan come parte del suo territorio nonostante si proclami indipendente sin dalla fine della guerra civile cinese nel 1949, si impegna a portare l’isola sotto il suo controllo con ogni mezzo necessario, inclusa l’acquisizione militare. Taiwan, che fu uno dei membri fondatori dell’Onu nel 1945, con la Risoluzione 2758, nel 1972 fu estromessa da tutte le altre organizzazioni intergovernative, come l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), con la premessa che la Cina fosse “l’unico rappresentante legittimo della Repubblica popolare presso le Nazioni Unite“. Una precedente richiesta di adesione all’Onu da parte di Taiwan fu respinta nel 2007. Da allora, Taiwan non è stata in grado di partecipare alle organizzazioni internazionali come l’Assemblea mondiale della sanità (Wha), nemmeno come osservatore, a causa dell’opposizione di Pechino, ad eccezione del periodo tra il 2009 e il 2016, quando le relazioni attraverso lo Stretto di Taiwan erano più tiepide sotto l’allora governo del Kuomintang 

fonte novanews

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