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Il presidente tunisino Kais Saied ha nominato ieri sera Ridha Gharsallaoui come nuovo ministro dell’Interno. Si tratta del primo incarico assegnato ufficialmente dopo l’assunzione del potere esecutivo da parte del capo dello Stato avvenuta lo scorso 25 luglio, con il licenziamento del premier Hichem Mechichi – che manteneva la delega al ministero dell’Interno – e la sospensione per 30 giorni delle attività dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo (Arp). Nel frattempo, Saied continua a rimuovere altri alti funzionari: l’ultimo è stato il direttore dell’emittente televisiva statale, Mohamed Lassaad Dahech, al posto del quale è stata nominata in via temporanea Awatef Dali.

Nelle ultime 24 ore, quindi, Saied ha preso il controllo sia della sicurezza del Paese che dell’emittente televisiva. “Il presidente della Repubblica ha emesso un decreto presidenziale incaricando Ridha Gharsallaoui di guidare il ministero dell’Interno”, ha dichiarato giovedì sera la presidenza in una nota. Gharsallaoui, che ha già prestato giuramento, è un commissario di polizia diventato consigliere per la sicurezza nazionale del presidente. La nomina giunge dopo che organizzazioni della società civile e diversi leader stranieri hanno invitato Saied a nominare senza indugio un nuovo governo, come si era impegnato a fare.

Per giustificare le sue azioni che la maggioranza dei partiti tunisini giudica contro la Costituzione, Saied ha affermato che la Tunisia si trova ad affrontare “imminenti pericoli” a causa della diffusione della pandemia di Covid-19 e di una devastante crisi economica, il tutto aggravato da uno scontro istituzionale tra la presidenza, il governo tecnico guidato da Mechichi e il presidente del parlamento e leader del partito islamico moderato Ennahda, Rachid Ghannouchi. Lo scorso 28 luglio, Saied ha anche annunciato l’istituzione di un’unità di crisi per gestire la pandemia di Covid-19, supervisionata da un alto ufficiale militare.

Diverse organizzazioni della società civile hanno chiesto al presidente di stilare una tabella di marcia per evitare qualsiasi estensione “illegittima” della sospensione del Parlamento oltre i 30 giorni previsti dalla Costituzione. Il 28 luglio Saied ha anche lanciato una campagna anticorruzione nei confronti di 460 imprenditori accusati di appropriazione indebita durante il regime Zine el Abidine Ben Ali (al potere dal 1987 al 2011). Secondo quanto affermato dallo stesso Saied questi imprenditori devono allo Stato “13,5 miliardi” di dinari (4 miliardi di euro).

“Questi soldi devono tornare al popolo tunisino”, ha ribadito il presidente. Saied si è detto pronto a sospendere i procedimenti nei confronti dei 460 imprenditori in cambio in cambio del versamento del denaro sottratto allo Stato a favore delle regioni emarginate della Tunisia. In precedenza, il 14 luglio, Saied aveva annunciato l’apertura di un’inchiesta contro diversi soggetti sospettati di finanziamento straniero della loro campagna elettorale nel 2019, in particolare il partito Ennahda e Qalb Tounes. Intanto, ieri il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha dichiarato in un’intervista ai media arabi a margine della sua visita in Kuwait che il presidente Saied gli ha assicurato “di voler lavorare per la democrazia”. “Speriamo che la Tunisia ritorni su questo percorso democratico, agisca in conformità con la Costituzione, ristabilisca le funzioni del parlamento e si doti di un governo in grado di svolgere i propri compiti a favore del popolo tunisino”, ha dichiarato Blinken.

La sostituzione del direttore della televisione di Stato è avvenuta dopo che al vicepresidente del sindacato dei giornalisti e al capo di un’Associazione per i diritti umani è stato vietato l’ingresso nella sede dell’emittente, per partecipare lo scorso 28 luglio a un dibattito televisivo. Secondo quanto riferito dall’attivista, la decisione sarebbe stata presa dal direttore su ordine di un generale dell’esercito. Da parte sua, il portavoce ufficiale del ministero della Difesa ha negato che gli ufficiali dell’esercito abbiano impedito ai giornalisti di entrare alla sede dell’emittente televisiva nazionale, e la stessa presidenza ha negato, tramite un consigliere del presidente, di aver ordinato il divieto di ingresso ai due ospiti.

Dopo la sostituzione del direttore, il presidente del Sindacato nazionale dei giornalisti tunisini, Mohamed Jelassi, ha dichiarato al canale qatariota “Al Jazeera” che Saied si è impegnato a proteggere la libertà di stampa e di espressione. Jelassi ha sottolineato che il Sindacato dei giornalisti e le organizzazioni civili rimarranno vigili per proteggere le libertà, sottolineando che stanno cercando di riaprire il prima possibile l’ufficio locale dell’emittente di Doha, assaltato e chiuso dalle forze di sicurezza lo scorso 26 luglio. Jelassi ha aggiunto di non essere a conoscenza dei motivi che hanno portato alla chiusura dell’ufficio tunisino di “Al Jazeera”, considerando che né l’emittente qatariota né qualsiasi altra testata o canale dovrebbero essere chiusi ed esprimendo il suo rifiuto di qualsiasi restrizione alla libertà di stampa, ritenendola dannosa per l’immagine del Paese.

A livello politico, i partiti tunisini continuano a considerare le decisioni presidenziali come un “golpe” contro la Costituzione e la rivoluzione, e chiedono di ripristinare la situazione politica precedente al 25 luglio. La maggior parte dei blocchi parlamentari si è opposta alle decisioni eccezionali del Presidente, su tutti il partito islamico Ennahda (53 deputati su 217), che ha definito in un comunicato le misure di Saied come un “colpo di Stato”. Anche il blocco Cuore della Tunisia (Qalb Tounes, 29 deputati) ha affermato che le decisioni rappresentano una grave violazione della Costituzione, mentre il Movimento Popolare le ha sostenute (15 deputati). D’altra parte, un sondaggio compiuto da Emrhod Consulting e dall’emittente “Attessia”, vicina al partito di opposizione Corrente democratica che sostiene le decisioni di Saied, ha rivelato che l’87 per cento dei cittadini tunisini sarebbe favorevole alle misure assunte dal capo dello Stato.

La sicurezza presidenziale arresta il deputato indipendente Yassine Ayari

Il deputato indipendente del movimento tunisino Speranza e azione (Amal), Yassine al Ayari, è stato arrestato davanti a casa sua. Lo ha annunciato il movimento sulla sua pagina Facebook. “Informiamo l’opinione pubblica nazionale che abbiamo appreso che il rappresentante del popolo Yassine al Ayari è stato rapito davanti a casa sua, preso senza permesso giudiziario e senza informare la moglie sulla destinazione da un gruppo di agenti che si sono identificati come sicurezza presidenziale”. Vale la pena evidenziare che le persone vicine al deputato definiscono il gesto un “rapimento” e non un semplice arresto. Al Ayari ha espresso il suo rifiuto alle decisioni prese dal presidente tunisino, Kais Saied, domenica scorsa 25 luglio, e ha definito le misure come un vero colpo di Stato che minaccia la democrazia e i diritti, criticandole fortemente nelle sue pubblicazioni sul suo account personale Facebook.

fonte novanews

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