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Un commando di quindici uomini altamente addestrati e usi alle operazioni militari sarebbe stato assoldato per attentare alla vita del presidente malgascio, Andry Rajoelina, sopravvissuto di recente ad un tentativo di assassinio sventato dalle forze di sicurezza. Lo rivela “Jeune Afrique”, secondo cui per l’ingaggio sarebbero stati mobilitati fino a 5 milioni di euro a diversi gruppi ed influencer malgasci e stranieri. I mercenari, abituati a partecipare ad operazioni destabilizzanti in Africa, sarebbero poi stati inquadrati da ufficiali superiori malgasci, con una dinamica che presenta alcune somiglianze con quella che lo scorso 7 luglio ha portato all’assassinio del presidente di Haiti, Jovenel Moise.

A conferma del budget messo a disposizione del progetto criminale ci sarebbe il ritrovamento di circa 220 mila euro – suddivisi in quattro valigie – nella casa di Paul Maillot Rafanoharana, ex ufficiale della gendarmeria francese con la doppia nazionalità arrestato insieme ad altre cinque persone perché ritenuto legato ai fatti. Insieme a Rafanoharana, il cui nome circolerebbe addirittura nei corridoi presidenziali per la carica di futuro premier al posto di Christian Ntsay, l’altro principale indiziato dell’aggressione a Rajoelina è Philippe Marc Francois, ex membro della Marina militare francese in pensione che durante la sua carriera diresse anche il Reggimento di fanteria in Ciad. Philippe è stato arrestato all’aeroporto internazionale di Ivato mentre si apprestava a rientrare in Francia.

Un altro dettaglio interessante riguarda le frequentazioni imprenditoriali dei due ex ufficiali francesi, ed in particolare Rafanohama, noto per essere un buon esperto in strategia e gestione di progetti, consulente dei gruppi Benchmark Advantage e di Madagascar Oil, oltre che molto vicino all’arcivescovo di Antananarivo, Odon Razanakolona. Insieme, nel dicembre del 2020 Rafanohama e Philippe hanno creato la società TsaraFirst, un fondo di investimento che – secondo quanto riferito sul profilo Linkedin di Philippe – ha “come vocazione di lavorare per lo sviluppo del Madagascar”. Nel corso delle indagini, la polizia malgascia ha anche sequestrato armi da guerra, munizioni e alcuni documenti. Se la dinamica dello sventato attacco rimane ancora molto confusa – a partire dalla data in cui è stata compiuta l’aggressione -, questo si aggiunge al tentativo di assassinio, il 10 luglio scorso, del segretario di Stato in carica della gendarmeria nazionale, il generale Richard Ravalomanana. Un tentativo che nel contesto degli ultimi sviluppi assume una nuova luce e potrebbe rappresentare un ulteriore elemento per costruire il quadro complessivo di autori e moventi dell’attacco a Rajoelina.

fonte novanews

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