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Le sanzioni americane verso l’Iran stanno suscitando le preoccupazioni della comunità internazionale per le conseguenze che potranno avere. C’è chi sostiene che avranno l’effetto di spingere l’Iran verso posizioni sempre più intransigenti, e, quindi, di complicare la situazione fino a sbocchi imprevedibili , chi, invece, al dir la verità non tantissimi, di costringere la dirigenza politica iraniana verso posizioni più flessibili e di disponibilità al dialogo per un futuro negoziato. Per il momento sono sotto gli occhi di tutti le conseguenze che hanno avuto nei rapporti tra Europa e Stati Uniti dividendoli su posizioni antitetiche. Fare previsioni su questo argomento appare quanto mai problematico. Vista, poi, la fluidità della situazione  si può essere smentiti dai fatti appena conclusa una qualsiasi affermazione in merito. L’andamento del prezzo del petrolio è un indicatore emblematico di quanto la situazione sia incerta . Agli inizi di ottobre, in prossimità dell’applicazione dell’ultima fase delle sanzioni, il Brent raggiunge un picco di oltre 86 dollari, scivola fino a 76 euro per poi avere una ripresa e precipitare sotto i 70 euro in questi ultimi giorni.  Gli attori principali giocano la loro partita e spesso le strategie non coincidono con le posizioni formali assunte. Gli Usa anche per rendere più efficaci le sanzioni stanno operando perché il prezzo  del petrolio rimanga basso, l’Arabia saudita geopoliticamente schierata con gli Americani vorrebbe diminuire la produzione anche per esigenze di mercato e perché in questo modo vedrebbe salire i prezzi.  Due attori schierati dalla stessa parte si trovano in distonia quando si tratta di interessi economici, e i casi non mancano anche pensando alla Russia.

E’ comunque certo che ci troviamo di fronte ad una guerra economica dichiarata dagli USA contro l’Iran con l’obiettivo esplicito di colpirne l’economia in modo da indebolirla e  contenere il ruolo svolto dal paese nel contesto  medio-orientale  per arrivare ad un negoziato. Le variabili in gioco non sono poche e queste rendono gli esiti delle vicende del Golfo Persico particolarmente difficili da leggere e prevedere.

Considerato l’effetto divisivo delle sanzioni in Occidente, è interessante capire quale può essere l’impatto in altre parti del mondo ed in particolare nelle relazioni tra Iran e sub-continente indiano. In questo contesto gli aspetti economici, politici, culturali si intrecciano forse più che in altre aree del mondo rendendo gli esiti delle sanzioni non immediatamente evidenti.

Iniziamo con il dire che il rapporto tra i due paesi è saldo tanto da far affermare a Nehru, ex primo ministro Indiano, che pochi popoli sono stati così uniti e hanno condiviso la storia come i popoli dell’India e Iran. Una piccola ma importante comunità quella dei Parsi, cioè persiani, svolge da secoli, nella vita dell’India, un ruolo di assoluto primo piano soprattutto nel campo economico. Grandi conglomerate indiane come Tata ne sono la dimostrazione insieme a molti altri gruppi che giocano rilevanti ruoli economici. Una comunità indiana è presente in Iran sebbene non numerosa quanto quella presente nei paesi del Golfo che raggiunge circa 8 milioni di persone. Pertanto si può dire che l’India ha forti rapporti ed è assolutamente interessate alla stabilità di quell’area in cui risiede una parte di popolazione di origine indiana. L’India, inoltre, con i suoi circa 180 milioni di mussulmani è ,dopo Indonesia e Pakistan, uno dei principali stati al mondo con una vasta popolazione mussulmana ed anche questo costituisce un forte legame che mette in condizione il paese di comprendere, forse meglio di altri, le problematiche dell’area del Golfo Persico.

La politica di neutralità e di non ingerenza che sono i cardini della politica estera della Federazione Indiana, insieme alla capacità di interloquire con differenti culture, costituiscono la base della forte reputazione che il paese gode nel Golfo Persico.

Il legame con il mondo dei paesi del Golfo e l’Iran è di assoluta importanza ed in termini di interscambio commerciale costituisce la principale area di riferimento per l’India. Se si sommano gli scambi con il paesi del Golfo e l’ Iran il valore è superiore ai 150 miliardi. In particolare con l’Iran oscilla tra 10 e 14 miliardi di dollari, mentre il partner principale è costituito dagli Emeriti Arabi. Da questi paesi l’India compra prevalentemente petrolio e Gas dal Qatar e vende servizi di information technology , prodotti farmaceutici, agricoli e cinematografici.

Questi pochi dati danno la dimensione del legame culturale ed economico dell’India con i paesi del Golfo e l’Iran.

L’India è in una fase economica di crescita con un tasso che si attesta intorno al 7,5% che il fondo monetario internazionale prevede si manterrà anche per i prossimi anni. Tra le grandi economie del mondo è quella che si sta sviluppando più velocemente anche se ha tanti problemi da risolvere ancora come, per esempio, quello della povertà. L’India nel 2017 risulta essere il sesto paese per PIL e si appresta a diventare tra il 2018/19 la 5° potenza economica mondiale.  Ha bisogno di capitali per ammodernare le infrastrutture porti, strade e rete ferroviarie. Tra i partner  ci sono Giappone , Emirati Arabi e Singapore ma anche la Russia per la difesa e gli USA soprattutto nel settore nuove tecnologie informatiche e i sistemi militari.

In questo contesto assume un ruolo di particolare rilevanza l’Iran non solo come fornitore di petrolio, che potrebbe nel breve periodo essere parzialmente sostituito con altri dei paesi del Golfo, ma come porta di accesso ai paesi del centro Asia. Se l’India vuole crescere, considerati i rapporti con il Pakistan, ha necessità di mantenere buone relazioni con l’Iran che dispone di una posizione geografica di assoluto valore strategico.

Insomma quale impatto avranno le sanzioni? L’India presumibilmente ridurrà progressivamente come aveva annunciato a settembre gli acquisti di petrolio, anche per regioni diplomatiche con gli USA che hanno concesso una deroga, ma non rinuncerà al rapporto con l’Iran perché questo ha una valenza strategica per sviluppare la connettività verso Russia, Europa e Centro Asia.

Anche l’Italia dopo la visita di Conte e le dichiarazioni rese al magazine India Today intende svolgere un ruolo di partner dell’India soprattutto nelle tecnologie delle energie rinnovabili, dell’economia circolare, delle infrastrutture e food processing.

In conclusione le sanzioni potrebbero perturbare il sistema di relazioni tra i due paesi ,creando imbarazzo crescente nel governo indiano, ma sostanzialmente i legami economici, politici e la strategicità geografica dell’Iran, di assoluta rilevanza per l’India e per il suo sviluppo economico, difficilmente potranno essere incrinati. Il summit India Russia ha indicato che la strada da percorrere è quella della connettività verso il Centro Asia, Russia ed Europa. Il passaggio in quella direzione è dettato dalla geografia e su questo punto l’India trova il supporto anche degli USA che hanno favorito il progetto Chabahar. Una rivincita della geografia sulla logica delle sanzioni.

fonte: vision-gt.eu

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