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A 10 anni dal suo lancio, la TV universitaria "Alma Mater" sta per diventare una vera e propria rete televisiva dedicata esclusivamente all'educazione e alla cultura, segnala Sega.

 

"Questo sarà possibile grazie a un progetto di 1,2 milioni di BGN, assegnato all'Università, sotto la supervisione Scienza ed educazione per la crescita intelligente OP, Svetlana Bozhilova, PhD, dell'Università di Sofia, fa parte del più grande Patrimonio BG Progetto BGN 30 milioni , in cui l'Università di Sofia, in collaborazione con altre 10 organizzazioni, costruirà un centro di eccellenza scientifica.

 

"Alma Mater" ha una licenza di programma dal 2009. Da allora, la TV ha creato molti programmi, ma vengono trasmessi solo occasionalmente su BNT2 e BNT World. Grazie a una donazione svizzera, 2 anni fa è stato allestito uno studio e ora il progetto europeo apre la possibilità di creare un complesso radiotelevisivo.

 

"Sarà una TV piccola ma di qualità che funzionerà a beneficio pubblico", spiega il prof. Bozhilova. Poiché la costruzione del complesso tecnologico richiederà almeno un anno e mezzo, l'università spera di avere una partnership con la televisione nazionale bulgara dove avrà una "finestra di educazione e cultura" di 4 ore, che verrà poi trasferita a il proprio canale.

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Gli ingegneri della NASA stanno progettando le tute spaziali del futuro, pensate anche per raccogliere i "bisogni" degli astronauti. Per farlo si stanno ispirando al passato: le ultime tute che potevano contenere a lungo i bisogni fisiologici degli astronauti risalgono infatti alle missioni Apollo. L'era dello Shuttle, prima, e lo sviluppo della ISS, poi, hanno reso superflua la necessità di tute con "wc" incorporato.

Oggi gli unici momenti in cui gli astronauti "non possono andare al bagno" sono quelli delle attività extraveicolari, che durano al massimo una decina di ore, e quelle dei viaggi sulla Soyuz (al massimo 6 ore). In questi momenti, nel caso un astronauta debba evacuare, sono sufficienti i Maximum Absorbency Garment (MAG), componenti dell'abbigliamento degli astronauti non molto diversi da pannolini. 

 

 

Le nuove tute allo studio della NASA serviranno invece per le missioni sulla capsula Orion, la navicella capace di portarci oltre l'orbita terrestre, fino alla Luna. La Orion sarà dotata di una toilette di bordo, ma nelle situazioni di emergenza, in caso di depressurizzazione, si dovrà ricorrere alle nuove tute; si chiamano Orion Crew Survival Systems Suits (OCSSS) e potranno mantenere gli astronauti in vita e gestire le loro urine e feci anche per sei giorni.

RITORNO ALLA SEMPLICITÀ. La Space Poop Challenge, un concorso lanciato qualche tempo fa dalla NASA per raccogliere idee su come sbarazzarsi delle necessità corporee nello Spazio, ha raccolto alcune idee, ma nessuna di queste sembra realizzabile velocemente per le tute della Orion. La NASA ha dunque preferito guardare al passato e alle tute delle missioni Apollo che avevano una borsa per raccogliere le feci e un catetere a forma di condom che sul fondo, terminava in un tubicino per far defluire le urine a un serbatoio esterno. 

 

Anche le nuove tute OCSSS avranno tecnologie simili, ma dovranno trovare nuove soluzioni per le donne astronaute: in microgravità i liquidi tendono a salire, e serve una soluzione che li allontani dal corpo senza causare infezioni e rimanendo in posizione senza provocare dolore (funzionando anche durante il ciclo mestruale).

Si potrebbe optare per un sistema di aspirazione che conduca i fluidi all'esterno, sfruttando la differenza di pressione tra l'interno della tuta e l'ambiente della cabina. Il design finale non è ancora stato sviluppato, ma si ispirerà ai sistemi di tubi flessibili e materiali assorbenti usati dai piloti militari quando scappa la pipì in volo.

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Marte arriviamo. Rinvio dopo rinvio, a causa del meteo avverso, alla fine è riuscito a partire da Cape Canaveral, in Florida, il Falcon Heavy di Space X, il più potente razzo al mondo.

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È il primo grande missile privato della storia, il Falcon, che parrebbe destinato a orbitare attorno a Marte. Un mezzo che per i non pochi detrattori del suo bizzarro e facoltoso «padrone», Elon Musk, sarebbe solo un tecnologico bluff ma che per qualche entusiasta rivoluzionerà la storia spaziale dell'uomo. L'obiettivo è quello, in futuro, di sbarcare sul pianeta rosso e di portarci anche equipaggi umani, magari privati che pagano un astronomico biglietto. Il lancio era previsto per le 19,30 italiane, poi è stato rimandato dapprima di due ore e poi di un'altra per il fonte vento. Alla fine, i motori si sono accesi e l'attrezzo s'è alzato da terra. Direzione: lo spazio. Urla e applausi.

Tutto è esagerato e assurdo in questa missione spaziale tra scienza e operetta. Intanto il Falcon Heavy della Space X è il peso massimo dei missili, il più potente vettore mai costruito dall'epoca di Saturn V. Poi lo stesso ha come punto di forza (e di risparmio) il fatto che i primi stadi possano tornare a terra dopo aver condotto all'altezza giusta il cosiddetto «carico pagante» e che quindi possano essere riutilizzati contrariamente a quanto avviene di solito, aderendo così a una concezione quasi low cost delle missioni. E infatti - per tagliare qualche dollaro in più - l'Heavy è realizzato assemblando i booster di tre differenti Falcon 9, che è il modello attualmente in esercizio di Space X, che dovrebbero tornare - se tutto andrà bene - sulla terra in contemporanea, secondo una coreografia astronautica decisamente kitsch ma comunque efficace. Altro coup de théâtre: a bordo non c'è nemmeno un uomo ma l'unico passeggero è un'auto elettrica, la Roadster prodotta naturalmente dalla Tesla, l'azienda automobilistica dello stesso Musk. L'automobile - con un'altra trovata stavolta così smaccatamente anni Settanta - se riuscirà a entrare nell'orbita marziana, accenderà l'autoradio e diffonderà a ripetizione Life on Mars, una delle più note canzoni del «periodo spaziale» di David Bowie.

Il lancio era stato studiato con una liturgia pacchiana ma molto a misura delle non terrene ambizioni di mister Musk. Che è andato avanti malgrado la diffidenza che lo ha accompagnato nello sviluppare tutte le sue idee imprenditoriali - diffidenza peraltro rimpolpata dai rinvii di ieri sera. Lui se n'è fregato ed è riuscito a trasformare in spettacolo anche l'accensione dimostrativa dei 27-motori-27 dei tre stadi del Falcon Heavy, una decina di giorni fa.

Che le possibilità di fallimento della missione siano alte lo ammette la stessa azienda spaziale di Musk. Il quale ha messo le mani avanti ipotizzando che il Falcon Heavy non raggiunga l'orbita di Marte e che si distrugga «sperabilmente abbastanza lontano dal pad da non danneggiarlo». Una delle ragioni, questa, del fatto che a bordo non ci siano né satelliti né tecnologie sofisticate per condurre esperimenti né tanto meno umani.

Se invece tutto andrà secondo le migliori intenzioni, Falcon Heavy potrà iniziare quasi immediatamente la sua «carriera» da missile commerciale per il trasporto di attrezzature e di uomini. Alcune missioni sono state già prenotate da aspiranti clienti fiduciosi e anzi ansiosi: la Nasa, da cui Musk ha affittato per 20 anni Cape Canaveral, ha infatti pensionato gli Shuttle e quindi gli americani al momento devono chiedere un passaggio (a caro prezzo economico e morale) ai Soyuz russi per far viaggiare negli spazi uomini e cose. Ma un giorno non troppo lontano potrebbero arrivare anche richieste da passeggeri con trolley. E allora Bowie canterebbe Absolute Beginners.

Fonte:ilgiornale.it

Foto del giorno

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Foto del giorno Bulgaria (Sketches of Sofia) 

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