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Il report “Media ownership in a 'captured state'”, realizzato da Ecpmf in collaborazione con Obct, punta il dito contro la concentrazione dei media in Bulgaria, paese che ha conosciuto un sensibile degrado della libertà di stampa nonostante l'appartenenza all'Ue

La libertà dei media in Bulgaria continua ad essere in pericolo, e tra i fattori di rischio spicca la concentrazione quasi monopolistica nella proprietà delle testate giornalistiche. E' quanto denuncia il rapporto “Media ownership in a 'captured state'” appena pubblicato dallo European Centre for Press and Media Freedom (Ecpmf) in collaborazione con Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (Obct) e con la South-East Europe Media Organisation (Seemo).

La lunga analisi è frutto di una visita congiunta tenuta in Bulgaria in chiusura del semestre bulgaro di presidenza del consiglio dell'Ue (luglio 2018), durante la quale la missione ha incontrato numerose personalità chiave del mondo dei media, del giornalismo e dell'accademia.

Secondo le conclusioni della missione “l'ambiente mediatico in Bulgaria non registra né il sostegno politico né quello economico per sviluppare un giornalismo indipendente e un pluralismo di voci”, mentre la libertà di stampa continua ad essere minacciata “dalla debolezza dello stato di diritto, così come dalla mancanza di istituzioni funzionanti, come ad esempio il sistema giudiziario”.

A rendere problematica la situazione della libertà di stampa nel paese (precipitato in pochi anni al 111simo posto della classifica mondiale redatta da Reporter senza Frontiere– l'ultimo tra gli stati membri dell'Unione europea) contribuisce in modo significativo la concentrazione dei media, attualmente “nelle mani di pochi oligarchi”, tra cui spicca la figura di Delyan Peevski, controverso deputato del Movimento per le libertà e i diritti.

Proprio la forte concentrazione di testate, che nel caso di Peevski corrisponde anche al controllo di buona parte del sistema di distribuzione dei mezzi di comunicazione a stampa, e il basso grado di pluralismo mediatico, rappresentano le basi per una situazione problematica rispetto alla libertà di stampa. “In Bulgaria è difficile produrre giornalismo di qualità e restare indipendenti”, a causa di “finanziamento problematico, pressioni, ma anche sorveglianza dei giornalisti da parte di strutture dello stato”.

Proprio per rispondere alla scarsa trasparenza nella proprietà, che favorisce la creazione di monopoli o quasi-monopoli, nel corso del 2018 il parlamento bulgaro ha votato una nuova normativa, per ironia della sorte presentata proprio da Peevski. Una legge che, soprattutto nella prima bozza, ha suscitato forti critiche nella società civile, anche per l'evidente conflitto di interessi in atto. Dopo alcune sostanziali modifiche, il testo approvato in versione finale risulta sicuramente meno controverso, ma non manca di elementi di rischio come le forti multe in caso di irregolarità “che potrebbero essere utilizzate per restringere o minacciare la libertà dei media”.

Alle pressioni della politica si aggiungono quelle del mondo economico, spesso meno visibili, ma altrettanto dannose. La situazione è particolarmente complessa per le testate regionali, dove i media sono particolarmente vulnerabili rispetto alle amministrazioni e ai potentati economici locali e dove spesso “il giornalismo si riduce a una forma di pubbliche relazioni”. Non mancano i problemi a livello centrale, anche rispetto all'uso dei fondi europei destinati ad informare il pubblico sulle attività finanziate dall'Unione europea, fondi “allocati soprattutto ai media leali o comunque morbidi con il governo”, in assenza di efficaci meccanismi di trasparenza.

Persistono poi rischi per l'incolumità personale dei giornalisti bulgari. Nel corso del 2018 paese è stato al centro dell'interesse internazionale per l'uccisione della anchorwoman Viktoria Marinova. Anche se le indagini, che hanno portato presto all'arresto del sospetto omicida, hanno escluso che l'omicidio fosse collegato alla sua attività professionale “la morte della Marinova ha suscitato sdegno a livello internazionale […] anche a causa dell'aumento dei casi di violenza contro i giornalisti in Europa, e dello complicato stato generale per i media in Bulgaria”. Solo nel corso del 2018, Index of Censorship ha registrato almeno 36 casi di minacce nei confronti di giornalisti bulgari.

Per migliorare la situazione sul campo, tra le raccomandazioni del report – oltre a quelle legate alle misure legislative e di auto-regolamento dei media - spicca l'invito ad implementare strategie di educazione ai media (media literacy), viste come strumento cambiamento di fondamentale importanza sul lungo periodo “una misura 'soft', che potrebbe dare impulso alla consapevolezza e alla comprensione del pubblico sul ruolo dei media e sull'importanza del giornalismo indipendente”.

Alcuni passi in questo senso sono stati intrapresi, con l'introduzione – proprio nel 2018 – della “media literacy” all'interno dei curriculum scolastici. L'iniziativa, “sicuramente positiva” non è però sufficiente, in un ambiente in cui è fondamentale “rafforzare il pensiero critico” e che necessità di passi ulteriori, come la creazione di “network nazionali impegnati nel promuovere l'educazione ai media”.

Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea.

Fonte: balcanicaucaso.org Articolo di Francesco Martino

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