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Oltre un anno di indagini per scoprire e denunciare oltre duecento «finti bulgari». In realtà si tratta di cittadini macedoni con documenti e passaporti falsi: che fingendo di essere cittadini europei (e non extracomunitari) potevano senza problemi spostarsi e lavorare nel settore vinicolo fra Albese, Braidese e Astigiano, facendosi assumere da connazionali in cooperative agricole.

L’ultimo sviluppo di questa lunga indagine, iniziata oltre un anno fa, è stato sabato all’alba, quando i carabinieri del Nucleo Investigativo di Cuneo e della Compagnia di Alba, su mandato della Procura di Asti, hanno eseguito 10 misure cautelari nella zona di Langa, Roero e Astigiano. Gli arrestati sono nelle carceri di Alba, Asti e Alessandria, ma ci sono anche alcuni obblighi di firma. Si tratta di italiani residenti nell’Albese e macedoni, accusati tra le altre cose di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e possesso di documenti contraffatti. I nomi sono stati svelati stamane (lunedì 18 marzo) in caserma ad Alba durante una conferenza stampa: in carcere sono finiti Boban Gorgiev, 43 anni, residente ad Alba, imprenditore agricolo, la madre Mladenka Gjorgjieva, 61 anni residente a Mango, la moglie Sashka Nackova, 43 anni, Georgi Georgiev, bulgaro di 39 anni, autista internazionale, Dragan Ristov, 25 anni, macedone residente a Mango e Sashko Petrov, 43 anni, macedone residente a Sozzago (Novara). Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per tre italiani e un macedone. La banda è accusata a vario titolo di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Le indagini hanno permesso di arrestare il «passeur» che aveva organizzato la maxi truffa oltre a individuare la stamperia clandestina, al confine tra Bulgaria e Macedonia del Nord, dove gli immigrati macedoni si facevo fare le fototessere e, dopo alcuni giorni di attesa, ottenevano il loro documento contraffatto di un Paese dell’Unione Europea.

Il capitano Giacomo Conte, comandante della Compagnia di Alba: «Dall’inizio degli accertamenti sono state scoperte oltre duecento persone con documenti falsi: abbiamo accertato che la maggior parte dei cittadini bulgari che risultano residenti tra Albese e Astigiano sono in realtà macedoni. Importante il contributo dato alle indagini dall’Agenzia delle Entrare».

A maggio 2018 c’erano stati i primi arresti: due donne e due uomini macedoni impegnati nei lavori agricoli dell’Albese, processati per direttissima e condannati a 10 mesi per documenti falsi, ricettazione, immigrazione clandestina.

Un primo filone delle indagini aveva portato ad altri 35 arresti e 170 denunciati. Il processo di primo grado si è concluso a fine gennaio sempre al tribunale di Asti (ma decine di imputati sono irreperibili): condannati quattro macedoni e una donna romena, tra i 29 e i 53 anni, residenti ad Alba, considerati dai carabinieri le menti dell’organizzazione. I dettagli dei nuovi arresti saranno illustrati stamane in una conferenza stampa nella sede della Compagnia dei carabinieri di Alba, in via Generale Dalla Chiesa.                                                                          Fonte:Lastampa

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