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Un tempo il modo migliore per sondare gli umori in ufficio era stazionare alla macchinetta del caffè raccogliendo chiacchiere e confidenze. Oggi c’è chi si offre di farlo sbirciando nella posta elettronica aziendale. La nuova frontiera dell’intelligenza artificiale applicata al mondo del lavoro si chiama text analytics e lambisce un ambito fino ad ora rimasto praticamente intoccato: la gestione delle risorse umane.

La capacità dei computer di analizzare testi scritti non è nuova. Alcune società, ad esempio, la usano per scannerizzare bilanci e report finanziari in cerca di opportunità e rischi d’investimento. Altre per vagliare le lettere d’accompagnamento ai curricula, velocizzando la selezione dei candidati. Ma usarla per capire che aria tira in ufficio è agli albori.

Questo servizio, in pratica, setaccia le conversazioni digitali fra colleghi,analizzando il linguaggio per valutare il loro coinvolgimento o l’impatto emotivo di progetti e cambiamenti. Addirittura promette di fungere da campanello d’allarme contro possibili illeciti e abusi. Rispetto ai classici sondaggi con cui alcune aziende tastano il morale dei dipendenti, questo nuovo strumento promette analisi più veraci e immediate perché prende in considerazione anche conversazioni informali, non legate a scopi valutativi.

Vibe, ad esempio, è un’app giapponese chemonitora i messaggi scambiati attraverso Slack, software di comunicazione interna usato da molte aziende che hanno uffici distaccati. Tenendo traccia dell’uso di emoji e di alcune parole chiave, l’app cerca di rendere un quadro istantaneo dell’umore dei singoli: felicità, irritazione, stress, soddisfazione. Cultivate è un altro esempio che arriva dagli Stati Uniti. Attraverso un’analisi quantitativa e qualitativa delle comunicazioni digitali fra collaboratori si offre come strumento per migliorare la leadership, dando ai manager una misura dell’impatto delle loro decisioni sulla propria squadra.

Purtroppo o per fortuna, però, questi due servizi così personalizzati al momento risultano difficilmente applicabili ad aziende europee, dove le regole sulla privacy sono più restrittive. Altro discorso sembra valere per KeenCorp, azienda olandese che basa i suoi servizi sull’interpretazione anonima del traffico di posta elettronica. Ogni email passa attraverso un filtro che cancella i dettagli personali e prende in considerazione solo le espressioni utili a determinare il tono della conversazione. I dati sono aggregati per gruppi di almeno 10 persone affinché il risultato renda l’idea del clima generale senza rivelare se a essere teso o scontento sia un impiegato piuttosto che un altro.

“L’obiettivo è dare al team manager o al responsabile delle risorse umane l’opportunità di discutere certi atteggiamenti sulla base di dati oggettivi”, dice Viktor Mirovic, uno dei cofondatori di KeenCorp.

Ma è possibile che l’analisi di scampoli di conversazioni anonime sia davvero utile per rivelare malumori e problemi? A dimostrazione, Mirovic cita due esempi: per testare il suo algoritmo, KeenCorp ha analizzato le email rese pubbliche in seguito al fallimento di Enron. Il risultato ha evidenziato che nel giugno del 1999, due anni prima del crack, fra gli impiegati della società energetica si era cominciato a manifestare un profondo disagio. Per comprenderne il motivo, Mirovic ha chiesto direttamente all’ex cfo di Enron, Andrew Fastow, che cosa fosse successo in quel periodo. E Fastow ha confermato che proprio allora fu quando i vertici della società cominciarono a presentare internamente manovre dubbie per aggiustare i bilanci e nascondere perdite. In pratica la strategia che ha segnato l’inizio della fine per Enron.

“Forse, se questo disagio fosse stato notato, qualcuno avrebbe fatto qualche domanda in più e le cose sarebbero andate diversamente”, dice Mirovic.

Questa, però, è un’analisi ipotetica e a posteriori. L’altro esempio riguarda un cliente olandese di KeenCorp, un’azienda di tecnologia solare. Quando uno dei suoi dipartimenti distaccati è stato colpito da un incendio, i responsabili hanno deciso di prendere tempo anziché avvertire immediatamente i vertici dell’incidente. Ma grazie alle forti reazioni registrate dall’algoritmo nelle comunicazioni fra gli addetti al dipartimento, i manager della sede hanno cominciato a fare domande, scoprendo l’accaduto e guadagnando tempo per elaborare un piano d’emergenza.

“A volte teniamo la bocca chiusa per paura di comunicare”, sottolinea Mirovic.

Chi comanda è solo, ricordava spesso Sergio Marchionne. Migliorare la comunicazione all’interno delle aziende resta una chiave importante per combattere il senso d’isolamento che spesso avvolge i vertici. Non c’è dubbio che l’Intelligenza Artificiale offra nuovi strumenti interessanti. In questo caso, però, resta da ancora da provare concretamente se siano efficienti quanto una buona pausa alla macchinetta del caffè.   Fonte:business insider Italia 

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