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“La Bulgaria sta passando una fase di morte demografica clinica, sta morendo… Siamo la nazione che sta scomparendo più velocemente al mondo”.

Secondo i dati del Dipartimento per gli affari economici e sociali dell'ONU la popolazione della Bulgaria è pari a meno di 7 milioni di persone. Petr Ivanov, un accademico bulgaro, ha commentato così la notizia: "La Bulgaria sta passando una fase di morte demografica clinica, sta morendo… Siamo la nazione che sta scomparendo più velocemente al mondo".

È interessante notare che, secondo il censimento del 1946 la popolazione bulgara era di 7 029 349 di persone, mentre nel 1985 di 8 948 649. Negli ultimi tre decenni la Bulgaria ha perso 2 milioni di persone: infatti, la situazione adesso è peggiore di quanto non fosse subito dopo la Seconda guerra mondiale.

Da un lato le ragioni del pesantissimo, per non dire catastrofico, spopolamento della Bulgaria sono sotto gli occhi di tutti e non sono motivo di vanto per l'Unione europea in quanto ciò che sta accadendo è conseguenza diretta della "scelta europea" operata da questo Paese.

La Bulgaria, poco tempo fa un Paese relativamente prospero, agrario e industriale, si è ritrovata come risucchiata dalla politica dell'UE con le sue quote, i sussidi e la rigida regolamentazione. Il risultato è stata la distruzione in Bulgaria di quasi tutte le imprese competitive e il crollo dell'economica, il che, a sua volta, è stato fatale per i processi demografici: esodo massiccio della forza lavoro, diminuzione della natalità, ecc.

Analoghe situazioni si verificano praticamente in tutti i Paesi che si trovano alla periferia dell'UE o che tentano di entrarvi. Questo è particolarmente vero per gli ex Paesi sovietici: da quelli baltici all'Ucraina.

Dall'altro lato qualcuno potrebbe obiettare dicendo che non sta alla Russia evidenziare i problemi della Bulgaria e vergognarsi dell'Europa perché proprio in Russia la situazione demografica non è delle migliori. Infatti quest'anno la situazione potrebbe peggiorare sensibilmente e l'interesse ai problemi bulgari parrebbe solo un espediente per andare a fare le pulci agli altri.

Bisogna riconoscere che questo "qualcuno" ha ragione fino a un certo punto. Sì, anche se la Russia non ha perso, come la Bulgaria, un quarto della sua popolazione, i suoi problemi demografici sono noti a tutti. Ad esempio in Bashkiria questo anno tra gennaio e maggio sono nati 759 bambini in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. In Udmurtia ne sono nati 525 in meno. La Russia sta davvero scivolando in una voragine demografica senza precedenti che ha preso avvio dalla bassa natalità degli anni '90 (la generazione che ha cominciato a fare figli). Gli attuali problemi economici e sociali influiscono chiaramente anche sui comportamenti demografici dei cittadini.

Inoltre va notato che parlare delle difficoltà demografiche della Bulgaria (e della Russia) isolandole dal resto del mondo non ha senso perché l'intero mondo sviluppato (e anche buona parte dei Paesi non ancora sviluppati) stanno affrontando problemi molto complessi come l'invecchiamento della popolazione e la diminuzione della natalità. Dunque, i problemi di Lettonia, Giappone, Bulgaria, Francia, Russia e di decine di altri Paesi hanno in sostanza un'origine comune. Quello che li differenza è la peculiarità locale che fornisce anche esiti differenti: ad esempio la massiccia politica migratoria in Europa volta, tra l'altro, a risolvere il problema dell'invecchiamento demografico e della riduzione della forza lavoro nei Paesi occidentali. Questa politica ha evidenziato nella "vecchia" Europa indicatori ben migliori rispetto ai Paesi UE orientali. Questo punto di vista è del tutto fondato. La crisi è un fenomeno mondiale e ogni Paese la vive in modo diverso. Ma c'è una sottigliezza molto importante: vi è una relazione diretta tra la profondità della crisi e il livello di sovranità di un Paese.

Le ragioni sono ovvie. Le gaie speranze del liberalismo globale si sono appassite e ora è chiaro che dietro si nascondessero pratiche neo-coloniali per le quali nazioni dominanti privavano i Paesi sottomessi di risorse naturali, economiche e di capitale umano. La Bulgaria in tal senso è un ottimo esempio: l'economia è in fallimento, la popolazione è partita per Paesi più a ovest aiutando questi ultimi a risolvere il problema della "vecchia" Europa.

Si può discutere di quanto sia stata felice la scelta di accogliere nell'UE grandi masse di migranti provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente, ma non si può negare che i vertici dell'Unione abbiano agito con cognizione di causa cercando di risolvere i pressanti problemi demografici e avendo a disposizione volontà politica e risorse per portare avanti questo progetto.

Analogamente in Russia si osserva la migliore situazione a livello demografico fra i Paesi europei dello spazio post-sovietico (ad eccezione dei Paesi dell'Asia centrale). Infatti, i provvedimenti presi dal governo russo per risolvere i problemi esistenti sono noti a tutti: dall'attirare migranti a stimolare la natalità.

Ma cosa più importante: Mosca ha la sovranità necessaria per implementare questi provvedimenti, il che sta dando negli ultimi anni un risultato indipendentemente dalle difficoltà e dai fattori negativi ad esso connessi.

In pratica la Bulgaria (e gli altri Paesi che stanno vivendo queste serie difficoltà demografiche) ha una ricetta per risolvere la situazione e interrompere il processo di "auto-estinzione". Dovrebbe "solamente" riprendersi la sovranità nazionale.

Se le autorità del Paese abbiano questo desiderio e, ancora più importante, se ne abbiano la possibilità, questa è una questione ancora aperta. 

Fonte:sputniknews.com

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