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LA BULGARIA è presidente semestrale di turno dell´Unione europea, ma ciò apparantemente non le impedisce di prendere decisioni contrarie allo spirito e alla lettera dei valori costitutivi espressi dai Trattati europei. Proprio alla vigilia dell´8 marzo, giorno internazionale della donna, il premier di centrodestraBoyko Borissov ha annunciato che il paese balcanico membro di Ue e Nato (ed è il piú povero membro dell´Unione) non ratificherà la convenzione internazionale di Istanbul sulle misure contro la violenza domestica, misure intese soprattutto a difendere donne e bambini maltrattate o trattate con ogni tipo di violenza dai mariti.

Il motivo della decisione della maggioranza di governo liberamente eletta bulgara è chiaro, ed è stato esplicitamente spiegato da fonti ufficiali. L´esecutivo vuole porre fine alle dure polemiche e ai no alla ratifica di quel trattato espressi dalla Chiesa ortodossa bulgara (la confessione maggioritaria, molto vicina alla Chiesa ortodossa della Russia di Putin) e dal Gran Muftí, massimo esponente religioso della minoranza turca, ovviamente in rapporti certo non cattivi con la Turchia di Erdogan. Contro la ratifica della convenzione si è mobilitato anche il partito di destra, junior partner del centrodestra (Gerb) del premier Borissov.

Il documento del Consiglio d´Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica è stato firmato l´11 maggio 2011 a Istanbul. Nelle ultime settimane la convenzione è stata sottoposta a dure critiche in Bulgaria in quanto contiene anche riferimenti al “terzo gender”. Per questa ragione, a detta di alcuni sondaggi, oltre il 70 per cento dei cittadini bulgari sarebbe contrario alla ratifica della convenzione di Istanbul. I contrari alla ratifica sostengono inoltre che le leggi bulgare sono sufficientemente categoriche per quanto riguarda la prevenzione e la lotta

contro la violenza alle donne e la violenza domestica. Intanto il Parlamento bulgaro ha respinto la proposta del Partito socialista (opposizione) di organizzare un referendum nazionale sul tema. Anche il Partito socialista si dichiara comunque contrario alla ratifica della convenzione di Istanbul.

Fonte:Repubblica

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