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In esclusiva al nostro sito, il tecnico riminese racconta la sua esperienza in Bulgaria tra vita in albergo, traduttori, tattica e splendori del passato da rispolverato: "Una corte sfrenata del presidente, un affetto smisurato dei tifosi e il sogno di fermare la corsa del Ludogorets con l'organizzazione italiana".

Suona il telefono della stanza d'albergo nel cuore di Sofia. E' Galina Kostova, direttrice amministrativa e ambasciatrice internazionale (in occasione dei sorteggi di Nyon) del Levski. Parla italiano e spiega quale sarà scaletta di giornata di una settimana anomala - per via della pausa di campionato della pausa dovuta alle nazionali. Più che altro, spiega a che ora ci si ritroverà, tutti insieme, per la cena che avrà luogo con patron Spas Rusev, proprietario della compagnia telefonica di bandiera Vivacom, che da lì a breve tornerà da Londra, sua residenza da una ventina d'anni. Seduti al tavolo del convivio, Delio Rossi - che nel frattempo ha ringraziato Galina e ha attaccato il ricevitore - gli parlerà del suo lavoro quotidiano al Levski, delle esigenze della rosa e di un mercato in perenne evoluzione.


La ripartenza di Delio Rossi: "La mia nuova vita in Bulgaria: ecco come risollevo il Levski Sofia"

19 ore faAggiornato 17 ore fa

In esclusiva al nostro sito, il tecnico riminese racconta la sua esperienza in Bulgaria tra vita in albergo, traduttori, tattica e splendori del passato da rispolverato: "Una corte sfrenata del presidente, un affetto smisurato dei tifosi e il sogno di fermare la corsa del Ludogorets con l'organizzazione italiana".

Suona il telefono della stanza d'albergo nel cuore di Sofia. E' Galina Kostova, direttrice amministrativa e ambasciatrice internazionale (in occasione dei sorteggi di Nyon) del Levski. Parla italiano e spiega quale sarà scaletta di giornata di una settimana anomala - per via della pausa di campionato della pausa dovuta alle nazionali. Più che altro, spiega a che ora ci si ritroverà, tutti insieme, per la cena che avrà luogo con patron Spas Rusev, proprietario della compagnia telefonica di bandiera Vivacom, che da lì a breve tornerà da Londra, sua residenza da una ventina d'anni. Seduti al tavolo del convivio, Delio Rossi - che nel frattempo ha ringraziato Galina e ha attaccato il ricevitore - gli parlerà del suo lavoro quotidiano al Levski, delle esigenze della rosa e di un mercato in perenne evoluzione.

    Un Delio a Sofia

    Non ha saputo resistere il tecnico riminese: da buon uomo del popolo, la sua prima esperienza all'estero - giunta all'età di 57 anni - ha deciso di intraprenderla nella "Squadra del Popolo", così come il Levski Sofia (che si rifà all'eroe del risorgimento bulgaro Vasil Levski) è conosciuto in patria, in cui può vantare 26 campionati vinti, altrettante coppe nazionali e 3 Supercoppe. L'ultimo trionfo nel torneo domestico, però risale alla stagione 2008-09. Era prima della rivoluzione Ludogorets Razgrad, piccola società di provincia che, a un certo punto, ha incrociato i destini del mega imprenditore Kiril Domuschiev (con interessi nel settore farmaceutico, immobiliare, edile e mercantile), che ha riscritto le gerarchie del calcio bulgaro, riempiendo la squadra di brasiliani e vincendo un titolo dietro l'altro. Il blasone (non solo del Levski, si pensi anche al Cska), è rimasto roba da annali. E la gran parte del tifo del paese est europeo, proprio non lo vuole accettare: vorrebbe ristabilire le gerarchie dall'oggi al domani "E questo non è proprio possibile", spiega in esclusiva a Eurosport Italia, proprio Delio Rossi.

    E la Bulgaria?

    " Non ho patito la mancanza di una panchina dopo l'esonero a Bologna di fine 2015. Sono un uomo di 57 e ormai ho capito come bilanciare le emozioni. Però ci tenevo a fare un'esperienza all'estero, perché allenare è l'unica cosa che so fare. Il giornalismo? No, non fa per me, non sarei riuscito a riciclarmi come molti miei colleghi. Preferisco il campo, il lavoro quotidiano col gruppo e la panchina. Qui ho poco tempo per vivere la capitale Sofia perché passo dalla mia camera d'albergo al campo di allenamento e viceversa, senza stop. Un giorno, però, ho chiamato la mia famiglia e ci siamo fatti, tutti insieme, una bella passeggiata. L'entusiasmo della gente, mi è rimasto nel cuore. Gliel'ho letto nell'affetto e negli occhi, perché non capisco una parola di bulgaro. Ma un giorno lo imparerò. "
    Fonte:eurosport.com

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