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La Bulgaria è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea per non avere osservato i valori limite giornalieri e annuali applicabili alle concentrazioni di PM10. Quindi è venuta meno agli obblighi alla direttiva del 2008 relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa.

La vicenda ha inizio quando la Bulgaria chiede alla Commissione una deroga all'obbligo di applicare i valori limite di PM10. La Commissione, però, ritenendo che lo Stato fosse venuto meno ai suoi obblighi ha trasmesso una lettera di costituzione in mora.

Secondo la Commissione la Repubblica di Bulgaria non ha osservato sistematicamente e continuamente - dal 2007 sino quantomeno al 2013 incluso - i valori limite giornalieri e annuali applicabili alle concentrazioni di PM10 in determinate zone e in determinati agglomerati. Inoltre, alla luce dell'ultima relazione annuale sulla qualità dell'aria per il 2013 (secondo cui il superamento dei valori limite giornalieri e annuali applicabili alle concentrazioni di PM10 è persistito) la Bulgaria non ha fatto in modo che il periodo di superamento fosse il più breve possibile. Nello specifico, la Commissione sostiene che le misure a livello nazionale descritte dalla Repubblica di Bulgaria non sono tuttora applicate, oppure hanno iniziato ad esserlo ma i loro risultati non sono dimostrati, il che comprova l'insufficienza e l'inadeguatezza delle misure per garantire che il periodo di superamento sia il più breve possibile.

La direttiva del 2008 definisce e stabilisce obiettivi di qualità dell'aria ambiente al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana e per l'ambiente nel suo complesso. Dunque individua misure per valutare la qualità dell'aria ambiente negli Stati membri sulla base di metodi e criteri comuni; per ottenere informazioni sulla qualità dell'aria per contribuire alla lotta contro l'inquinamento dell'aria e gli effetti nocivi e per monitorare le tendenze a lungo termine e i miglioramenti ottenuti con l'applicazione delle misure nazionali e comunitarie. Con la direttiva del 2008 il legislatore cerca anche di garantire che le informazioni sulla qualità dell'aria ambiente siano messe a disposizione del pubblico e cerca di promuovere una maggiore cooperazione tra gli Stati membri nella lotta contro l'inquinamento atmosferico.

Per le zone e gli agglomerati in cui le condizioni sono particolarmente difficili, prevede la possibilità di prorogare il termine entro il quale deve essere garantita la conformità ai valori limite per la qualità dell'aria. E lo prevede nei casi in cui, nonostante l'attuazione di adeguate misure di abbattimento, in alcune zone o agglomerati specifici persistano problemi acuti di conformità. Le eventuali proroghe devono essere corredate di un piano globale sottoposto alla valutazione della Commissione e finalizzato a garantire la conformità entro il termine così prorogato. La disponibilità delle necessarie misure comunitarie che riflettono il livello di ambizione scelto nella strategia tematica sull'inquinamento atmosferico per ridurre le emissioni alla fonte è importante ai fini di un'effettiva riduzione delle emissioni nel periodo fissato dalla direttiva per la conformità ai valori limite e devono essere prese in considerazione al momento di valutare le richieste di posticipare i termini per la conformità.

In tale contesto acquistano valore i piani per la qualità dell'aria per le zone e gli agglomerati entro i quali le concentrazioni di inquinanti nell'aria ambiente superano i rispettivi valori-obiettivo o valori limite per la qualità dell'aria, più eventuali margini di tolleranza provvisori.

I piani d'azione dovrebbero indicare i provvedimenti da adottare nel breve termine nei casi in cui sussista il rischio di superare una o più delle soglie di allarme al fine di ridurre il rischio in questione e di limitarne la durata. Allorché il rischio riguarda uno o più valori limite o valori-obiettivo, gli Stati membri possono, se opportuno, elaborare tali piani d'azione a breve termine.

fonte: greenreport.it

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