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Vendevano tv a schermo piatto ed altri apparecchi elettronici ed elettrodomestici di pregio alla grande distribuzione a prezzi inferiori anche del 20 per cento rispetto a quelli del mercato, evadendo l’Iva.

La guardia di finanza, partendo da una segnalazione a Seregno (Monza e Brianza) ha scoperto un’evasione fiscale di oltre 70 milioni di euro in soli 2 anni. E' il grande inganno del "sottocosto" nei mega store con Esselunga, Auchan, Mediaworld, ritenute però estranee all'attività di riciclaggio. Sequestrati beni per un valore di 12 milioni.

Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle e dalla procura di Monza titolare dell’indagine che ha portato a 19 arresti (8 persone in carcere e 11 ai domiciliari) i cervelli dell’organizzazione che anche grazie a un lavoro di prestanome e di un commercialista hanno truffato in Italia, Repubblica Ceca, Romania, Polonia, Spagna, Principato di Monaco e in Bulgaria erano tre imprenditori: Renato Ventura, grossista di elettrodomestici titolare di Cantale S.p.A. con sede a Pontecurone in provincia di Alessandria (fatturato di 30 milioni di euro all’anno), l’imprenditore bulgaro Nikolaj Ivanov Kitov, e un imprenditore romano che sarebbe residente nel Principato di Monaco.

La società Cantale, in pratica, comprava da una società bulgara gli elettrodomestici, stoccava la merce in un magazzino a Desio e in un altro in provincia di Roma. Poi, una serie di società 'cartiere' emettevano fatture false producendo documenti che attestavano compravendite da parte di società straniere. La merce sarebbe così passata dalla società Cantale di Renato Ventura a diverse società all’estero, evitando i pagamenti dell’Iva. In realtà poi i prodotti restavano dov’erano e venivano venduti a prezzi inferiori fino al 20 per cento rispetto ai prezzi di mercato, a società della grande distribuzione che non risultano coinvolte nell’indagine.

Società esistenti solo sulla carta, dunque, acquistavano la merce da Kitov, importandola in Italia e fingendo di caricarsi del pagamento dell'Iva. Quindi rivendevano i prodotti "esenti" da Iva, dunque scontati del 22 percento, alla Cantale spa di Ventura, la quale fingeva di rivenderli a società filtro con sede in Italia e all'estero senza mai spostarli e producendo falsi documenti doganali e false fatture. Il tutto allo scopo di rendere non rintracciabile la Cantale come vero destinatario, in cambio di un guadagno dell'uno o il 2 percento del valore dei prodotti. Infine il grossista piemontese, davvero operativo sul mercato e che per il fisco italiano figura addirittura creditore, smerciava i prodotti al ribasso del 30-40 percento e accompagnati da vere fatture alle grandi catene, abbattendo qualsiasi concorrenza.

Il tutto è stato ricostruito dai finanzieri non solo attraverso indagini documentali, ma in grazie alle intercettazioni disposte lo scorso settembre dal gip in seguito a una prima notizia di reato. Gli investigatori hanno ascoltato in diretta gli imprenditori che trattavano compravendite per 5mila televisori, 4mila ipad, migliaia di pezzi di lavatrici e la gestione delle false fatture. Il tutto con l'utilizzo di telefoni stranieri e l'utilizzo di nomignoli, nel tentativo di eludere eventuali indagini e pure con qualche errore, per esempio la volta che un collaboratore ha chiamato Perrotta sul cellulare italiano e questi ha reagito con stizza: "Oh, ma ci vuoi manna' carcerati a tutti?".

La conseguenza, ha spiegato il procuratore aggiunto Luisa Zanetti, "era un immenso profitto, ottenuto accaparrandosi il mercato a prezzi competitivi, producendo un attività di concorrenza sleale e creando un danno per l'economia del settore". Questo perché, ha aggiunto il generale Francesco Greco, comandante provinciale di Milano, "nel campo dell'elettronica i margini di guadagno sono esigui, pari al 7-8 percento. Per cui evadere il 20 percento di Iva, permette di vendere sottocosto del 10-15 percento rispetto agli altri operatori del mercato". Greco ha quindi lanciato un appello: "Speriamo che le distorsioni nelle vendite ci vengano segnalate dagli imprenditori danneggiati, che magari hanno l'opportunità di registrarle prima di noi, aiutandoci a intervenire tempestivamente".

Oggi, insieme agli arresti, il gip ha disposto il sequestro  cautelativo di beni e denaro per 12 milioni di euro, corrispondenti all'Iva evasa. Ma la cifra potrebbe lievitare, i finanzieri stimano in almeno 70 milioni, una volta ultimato il calcolo sull'entità delle imposte sul reddito evase sommate a sanzioni e interessi. "Operatori del genere – ha spiegato Zanetti – non solo si sottraevano al versamento delle imposte, ma erano in grado di estromettere dal mercato i concorrenti onesti, che non potevano fornire gli stessi prezzi stracciati ottenuti violando la legge". Ventisette le persone indagate.

Fonte: 

http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/07/07/news/milano_frode_fiscale_arresti-118520896/?refresh_ce

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