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Epopeja na zabravenite

(Ovvero Storie di Dimenticati)

Da Tore Zappadu

Non ho mai avuto l'occasione di conoscere Filippo Majorana. Antonio, riferimento indiscusso della nostra comunità, me ne aveva accennato alcune volte, raccontandomi come fosse arrivato da oltre un anno ed essendosi ammalato gravemente, si adoperava con solerzia e preoccupazione a completare tutte le pratiche per non lasciare in ambasce suo figlio Max, visto che innamoratosi della Bulgaria, aveva provveduto a comprarsi casa a pochi chilometri da Pazardjik. Forse anche per questo quando Antonio ci annunciò la sua scomparsa, non mi meravigliai più di tanto e risposi comunque positivamente alla sua richiesta di presenziare al suo funerale.

Grobishte (гробище) ovvero Cimitero: tutto mi sarei aspettato meno di dover fare subito i conti con questa realtà. Ovviamente non sapevo dove fosse situato e chiesi lumi agli amici.

In questa mia dimora bulgara, faccio a meno del televisore e della macchina; da surrogato per il primo ho il mio imprescindibile e vitale PC, dell'auto me ne preoccupo meno avendo, fortunatamente, gambe sane e buona lena. Di Pazardjik voglio scoprire tutto, ma senza troppa fretta, così domenica 30 maggio, alla fine di quel mese caldo e bizzarro, poco prima dell'una di pomeriggio, mi incammino verso il mio appuntamento con... Filippo.

Mi avevano raccontato quanto fosse lontano, ma come spesso capita, si sbagliavano. Arrivo, infatti, 45 minuti prima delle quattordici, orario stabilito per le esequie. Oltrepasso il primo cancello e mi trovo subito di fronte a due grandi cappelle. In una c'è tanta gente, si sta celebrando un altro rito funebre, nell'altra non c'è nessuno e mi immagino che possa essere quella dove dovremmo incontrarci.

Non è così e, poco prima dell'ora stabilita, mi avvicino all'altro cancello e chiedo se, per caso, la salma dentro la macchina appena arrivata fosse quella dell'italiano. Non c'è neppure bisogno di attendere la risposta, perché dal vetro ombrato dell'auto intravvedo la croce con il nome del mio connazionale scritto in caratteri cirillici. Alla spicciolata, ma abbastanza in orario arrivano tutti, Vito e Agostino con le loro compagne, Alberto, Vincenzo, Franco, Antonio e anche il prete cattolico, che parla italiano ed è arrivato appositamente da Plovdiv. C'è anche Max, il figlio ventisettenne venuto dall'Olanda. Mi appare addolorato e ancor più spaurito; anche Mario, mio figlio, vive in Olanda, e quindi, prima e dopo la cerimonia provo a dialogare con questo ragazzo che, in qualche modo, sento vicino come un figlio.

Siamo nella parte estrema del cimitero, quella dove vengono situate in ordine sparso tutte le nuove bare; tutte rigidamente allocate nella nuda terra, senza enfasi, né parzialità alcuna. Paride, il mio amico ciociaro nonché la mia guida di bulgaro, da tempo aveva provveduto a mettermi in guardia dai "brutti" cimiteri bulgari, in quanto scarni, spogli e mal tenuti. A me così non sembra, anche perché avevo avuto modo di constatare il contrario, quando giusto assieme a lui ed altri amici, siamo andati a visitare la bella stazione termale di Хисаря (Hisarya). In quella cittadina avevo già avuto modo di avventurarmi da solo nel cimitero "spoglio e scarno" situato, fuori porta, alla fine del percorso monumentale dei bellissimi resti romani e bizantini di quella che un tempo fu la frequentata Augustae dell'impero romano. Qui, negli oltre 2500 mq del Grobishte di Pazardjik continuo a pensarla allo stesso modo, e mi sovviene quel che scriveva il grandissimo Totò:

T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella

che staje malato ancora e' fantasia?...

'A morte 'o ssajeched''e?...è una livella.

Ecco, la netta sensazione di uguaglianza post mortem qui la vivi intensamente. Non ci sono tombe monumentali, statue o percorsi alberati più o meno ameni. Solo dalle lapidi e dai diversi segni religiosi si capisce chi sia musulmano, cristiano o qualcos'altro. Per il resto, tutti assieme, equidistanti,  sotto terra: assieme per l'ultimo eterno viaggio.

La bara di Filippo, semplice laccata all'esterno, in rigido compensato all'interno, viene aperta e la funzione funebre si svolge all'aperto, corpore presenti. Sapevo della sua malattia (sempre quella, uguale per tutti e da secoli stramaledettamente incurabile) e temevo il peggio, ma Filippo era composto, ben messo, sembrava dormisse ed è stato un momento di forte commozione per tutti.

Mentre si officiava il rito, tutto intorno c'era un qualche movimento: poco più in alto un'altra sepoltura, e poi molte visite in tante tombe vicine. Tutti portavano, assieme a qualche fiore, anche doni, soprattutto pane, dolci e altre prelibatezze. C'erano anche diversi operai, 4 di loro stavano vicino a noi pronti per l'operazione della messa a dimora della bara e, nel frattempo, mangiavano pezzi di Gevrek (ciambelle di cui i bulgari sono ghiottissimi) e non so davvero se fossero le loro scorte o parte dei "presenti" poggiati dai parenti sulle tombe dei propri cari.

Le due signore bulgare di Vito e Agostino, avevano in mano due bottiglie: una contenente Rakija (acquavite), l'altra del vino rosso. Completate le operazioni di sepoltura, il liquido della due ampolle è finito sulla nuda terra e dopo qualche minuto di raccoglimento, ed anche dopo aver ricevuto, dall'agente delle pompe funebri, una confezione di dolci bulgari per ciascuno di noi, ci siamo salutati dandoci appuntamento al 40° giorno dalla morte di Filippo per onorarlo con una cena tra amici.

Non voglio dilungarmi in considerazioni sociologiche, ma chi legge (italiani tutti e sardi in specie) potrà direttamente fare i raffronti con quanto (davvero non poco) di simile c'è, tra le nostre "diverse" culture, anche nella celebrazione dell'ultimo viaggio.

Antonio mi ha, anche, confidato quanto sia costato il funerale del nostro amico, compreso il trasporto da Plovdiv. Dieci, quindici volte meno che in Italia.

Un'annotazione finale e non banale, allora, mi permetto di farla. La mia personale scelta di vivere gli anni del mio tramonto esistenziale in Bulgaria, mi consentirà un altro personale riscatto che, anche questo, in Italia mi sarebbe stato negato. Voglio dire che ai costi delle mie esequie non ci dovranno pensare i miei figli o, peggio, i servizi sociali del mio comune. Ci penserò da solo, con i miei risparmi che la dignità bulgara sarà stata in grado di garantirmi.

Alla prossima.

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