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Volen Siderov, Ataka

La frontiera balcanica tra la Bulgaria e le due ex-repubbliche iugoslave di Serbia e Macedonia torna ad essere oggetto di contesa. Non una buona notizia visto che nel passato le frizioni hanno condotto da queste parti a conflitti sanguinosi.

Il casus belli, per ora fortunatamente solo una guerra di parole, è stato scatenato dal partito della destra nazionalista bulgara Ataka reo di aver sottoposto al parlamento di Sofia una risoluzione nella quale si invoca la restituzione alla Bulgaria di alcuni territori di confine ora facenti parte degli stati prima ricordati. Nulla di grave se non fosse che la mozione in questione proviene da un partito che assieme ai socialisti forma una strana quanto eterogenea coalizione di governo da settimane sottoposta ad una dura contestazione popolare. Un momento nel quale, quindi, ogni singolo voto nell'assemblea può significare la sopravvivenza o la caduta dell'Esecutivo in carica guidato dal socialista Plamen Oresharski.

Le zone contese, i dintorni della città di Strumica nella Macedonia orientale e quelli adiacenti ai centri abitati di Dimitrovgrad e Bosilegrad nella parte sudorientale della Serbia furono sottratte alla Bulgaria in seguito alla sconfitta subita nel primo conflitto mondiale ed attribuite al nascente regno iugoslavo dopo l'entrata in vigore del trattato di pace di Neuilly sur Seine nel 1919. Essendo popolati da abitanti di etnia bulgara questi pochi chilometri quadrati dovrebbero tornare in seno alla madrepatria rimediando agli effetti di una pace iniqua. Questa, perlomeno,l' interpretazione della storia offerta da Ataka e dal suo discusso leader Volen Siderov, non nuovo ad uscite altrettanto clamorose.

La mala risposta dei vicini non si è fatta attendere: da parte serba il Ministro degli esteri Ivan Mrkic ha definito "preoccupante il fatto che simili punti di vista abbiano trovato cittadinanza in parlamento pur collidendo apertamente con i comuni valori europei ed i rapporti di buon vicinato".Lo stesso ministro pur riconoscendo di avere avuta "piena rassicurazione dal governo bulgaro che i concetti espressi nella risoluzione non corrispondono alla politica ufficiale dello stesso" si attende, nondimeno, "una ferma e pubblica condanna delle tesi di Ataka". Sprezzanti le dichiarazioni del sindaco macedone di Strumica, il socialista Zoran Zaev, per il quale "chi vuole che Strumica torni a far parte della Bulgaria dovrebbe lasciarci i propri indirizzi visto che potranno riavere la città solo in cartolina. Sulla quale potranno leggere Saluti dalla Macedonia!".

Una gatta in più da pelare per l'Unione Europea visto che i due paesi potrebbero presto o tardi trovarsi a convivere nello stesso condominio continentale accanto al turbolento vicino. Fonte: http://www.lindipendenza.com

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