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Una settimana dopo che la Commissione Statale per la regolazione energetica ed idrica (DKEVR) ha comunicato i nuovi prezzi di acquisizione dell'energia ricavata da fonti rinnovabili, più bassi del 50% circa, e nello stesso tempo ha aumentato del 13% il prezzo dell'energia per gli utenti finali, spiegando questo aumento con il gran numero di parchi solari annessi alla rete negli ultimi due mesi, i problemi del settore si ingigantiscono. Il malcontento cova sia tra gli investitori, i quali hanno già impegnato determinate somme di denaro con un ritorno economico ben definito, che tra la cittadinanza la quale protesta contro un aumento inaspettatamente alto, avendo esplicitato la richiesta di avere un prezzo annuo fisso dell'energia elettrica.

Il prezzo, con il quale la Compagnia Nazionale Elettrica (NEK) acquista l'energia delle fonti rinnovabili è fissato per un periodo di un anno e viene modificato il 1° luglio di ogni anno. La pratica è che questo prezzo diminuisca costantemente, tenendo conto della riduzione del costo di produzione dei pannelli solari e dei rispettivi costi di capitale per ciascuno dei tipi di energia rinnovabile. Quest'anno invece la DKEVR ha abbassato il prezzo di acquisto in media del 50% circa per tutti i settori, il che risulta un calo troppo forte rispetto gli anni precedenti (consultare la tabella) e ha provocato la rabbia degli investitori. Dalla Camera di Commercio Bulgaro-Cinese hanno dichiarato che l'ambiente per il business in Bulgaria è imprevedibile e hanno minacciato di bloccare progetti ammontanti a circa 3 miliardi di leva e di citare lo Stato in causa.

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* I prezzi sono senza IVA

Un abbassamento dei costi di acquisto ci deve essere, ma deve essere prevedibile e controllabile

Gli esponenti del settore, sono della posizione che un abbassamento delle tariffe ci debba essere, ma lo stesso deve essere effettuato in maniera prevedibile e oggettiva. Dall'Associazione Fotovoltaica Bulgara (BFA) hanno proposto alla DKEVR, sin dal 2011, che il prezzo venga modificato al raggiungimento di certe potenze di installazione e non in una data concreta. Grazie ad una modifica nella legge, approvata la settimana scorsa, la Commissione potrà ormai correggere le tariffe di acquisto dell'energia da fonti rinnovabili più di una volta all'anno, ma con una metodologia poco chiara. "Per via della mancanza di una statistica tempestiva, il modello della DKEVR non si basa su criteri oggettivi e comporterà un'ulteriore mancanza di trasparenza nella definizione dei prezzi", ritengono dalla BFA.

Inoltre, i governanti sono convinti che le potenze contrattate sono più che sufficienti per la soddisfazione dei requisiti della Commissione Europea per una quota del 16% dell'energia verde, permettendosi di assumere un atteggiamento ostile respingendo i grossi progetti in corso nel settore. Senza gli stessi però è poco probabile che la Bulgaria riesca a soddisfare questi requisiti e subirà serie sanzioni, ritiene l'Associazione.

La percentuale aggiunta per l'energia verde è insussistentemente alta

Dalla totalità dell'aumento, pari al 13% dell'energia per gli utenti finali, l'8% viene giustificato dalla Commissione con l'aggiunta "energia verde". Secondo il Preside dell'Associazione Fotovoltaica Bulgara, Nicola Gazdov, però, il tema dell'aumento shock dell'energia elettrica, spiegata con il boom di centrali fotovoltaiche, è una "gomma da masticare politica", la quale sia la Sinistra che la Destra cercano di attaccarsi ai capelli". I calcoli della BFA dimostrano che nei prossimi 12 mesi, la NEK dovrà pagare agli investitori l'energia elettrica prodotta dalle centrali fotovoltaiche con circa 70 milioni di leva in meno rispetto al valore calcolato della DKEVR nel balzo della corrente per gli utenti. Dall'Associazione chiedono dove in realtà vada a finire questo denaro e suppongono che con questo la NEK intende coprire i propri debiti.

Gli argomenti dello Stato

All'inizio del mandato, il Governo di GERB ha migliorato le condizioni di investimento nell'energia rinnovabile stimolando la costruzione di molti parchi solari ed eolici, ma nel corso del terzo anno del loro mandato, ha intrapreso un cammino contrario. "La Bulgaria supera gli obiettivi intermedi dell'Europa per il raggiungimento di una quota del 16% di energia ricavata da Fonti rinnovabili nel misto energetico generale entro il 2020", aveva dichiarato tempo fa il Ministro dell'Ambiente e delle Acque Nona Karadjova. Secondo le sue parole, attualmente ci sono contratti stipulati per centrali con una potenza pari a circa 12 mila megawatt, mentre la quota dell'energia verde a dicembre del 2011 ammontava al 12%, con un obbiettivo intermedio entro il 2012 pari al 10,72%. Il Primo Ministro Boyko Borisov invece ha spiegato che i pannelli fotovoltaici sarebbero come dei "fornelli" e che da quando gli impianti sono in funzione, le temperature nei dintorni della centrale aumentano di 4-5 gradi, il che influisce negativamente sui vicini terreni agricoli.

Resterebbe l'energia verde meno cara di quella convenzionale?

Negli ultimi cinque anni l'industria fotovoltaica è riuscita a ridurre il costo di produzione di un kilowatt di potenza installata da 5 mila euro a 1.200-1.300 euro, mentre il valore di mercato dei pannelli solari si è abbassato fino a 55-60 centesimi di euro per watt. Le speranze sono che questa energia continui ad essere meno cara e che raggiunga prezzi per gli utenti più bassi rispetto alle fonti convenzionali prima del 2020. "Per me questo è lo sviluppo più impressionante nel campo energetico che abbiamo visto nella seconda metà del XX secolo e nella prima metà del XXI", è categorico Gazdov.

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