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Il Parlamento, in una risoluzione approvata giovedì, afferma che tutti gli Stati membri, Italia inclusa, dovrebbero eliminare le barriere al mercato nazionale del lavoro verso bulgari e rumeni. Secondo l'Aula non ci sono giustificazioni di tipo economico per restringere il diritto fondamentale di poter vivere e lavorare in qualsiasi paese UE.

La risoluzione, presentata dai gruppi del PPE, S&D, ALDE e Verdi, chiede a tutti gli Stati membri di abolire tutte le "misure transitorie" e di accettare bulgari e rumeni nel proprio mercato del lavoro entro al fine del 2011. Questa richiesta reitera quella fatta in una risoluzione del 25 ottobre scorso sulla mobilità dei lavoratori nell'UE.

Le nazioni UE possono, però, prolungare il bando temporaneo dei lavoratori bulgari e rumeni per altri due anni, cioè fino al dicembre 2013, ma solo se comunicheranno alla Commissione, entro il 31 dicembre di quest'anno, quali sono le "serie minacce" al loro mercato del lavoro.

Nessuna vera giustificazione economica

Il Parlamento afferma che non sono stati evidenziati effetti negativi in quegli Stati membri che hanno accettato nel proprio mercato i lavoratori dei paesi che sono entrati nell'UE nel 2004 e nel 2007.

Tuttavia, denuncia la risoluzione, alcuni Stati membri hanno deciso di continuare ad applicare restrizioni ai lavoratori rumeni e bulgari, più spinti da pressioni politiche che da una giustificata paura di possibili effetti negativi sul proprio mercato del lavoro.

Al contrario una comunicazione della Commissione dell'11 novembre scorso afferma che i lavoratori di Bulgaria e Romania hanno avuto un impatto positivo per le economie di quegli stati che hanno permesso loro di lavorare.

I dati forniti recentemente da Eurostat mostrano inoltre che la presenza di lavoratori rumeni e bulgari non ha inciso in maniera significativa né sulle retribuzioni né sul tasso di disoccupazione dei paesi di accoglienza. Alla fine del 2010, infatti, i lavoratori mobili provenienti da Romania e Bulgaria, residenti sul territorio di un altro Stato membro, rappresentavano lo 0,6% del totale della popolazione dell'UE.

Le restrizioni devono essere giustificate

Il Parlamento chiede alla Commissione europea di proporre una chiara definizione delle "gravi perturbazioni del mercato del lavoro" richieste per giustificare le restrizioni. Secondo l'Aula, gli Stati membri che mantengono le restrizioni senza "una chiara e trasparente giustificazione socio-economica legata a gravi perturbazioni del mercato del lavoro", in linea con le sentenze della Corte di giustizia, contravvengono ai trattati e per questo la risoluzione chiede, sempre alla Commissione, di garantire il rispetto del principio di libera circolazione.

Il contesto

Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Olanda e Gran Bretagna hanno ancora in vigore delle restrizioni per l'accesso al loro mercato del lavoro per bulgari e rumeni. La Spagna ha delle restrizioni nei confronti i rumeni, ma con l'approvazione della Commissione, fino al 31 dicembre 2012, a causa di seri problemi per il suo mercato del lavoro.

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