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Il presidente bulgaro Rumen Radev ha posto il veto sulla ratificazione degli accordi per l’acquisto dei caccia americani F-16 e dei relativi armamenti e attrezzature.

Il presidente bulgaro Rumen Radev ha posto il veto sulla ratificazione degli accordi per l’acquisto dei caccia americani F-16 e dei relativi armamenti e attrezzature.

Lo ha comunicato la radio nazionale bulgara, citando l’ufficio stampa del presidente. Il capo dello stato ha affermato che le discussioni provocate dal voto tenutosi in Parlamento (Assemblea nazionale) la settimana scorsa hanno dimostrato che sull’acquisto degli F-16 non si è ancora raggiunto un accordo a livello nazionale.

“Legarsi a degli impegni (tra l’altro per diversi anni a venire) senza un accordo nazionale e senza la convinzione che le condizioni del contratto siano accettabili per entrambe la parti è motivo di grande inquietudine”, ha detto Rumen Radev.

In precedenza il presidente aveva più volte espresso la preoccupazione che i tentativi del Governo di ottenere un prezzo ammissibile avrebbe portato a una notevole riduzione delle capacità di combattimento dell’aereo. Secondo Radev rinunciare anche solo a una parte insignificante del pacchetto può voler dire che il caccia potrebbe anche non essere in grado di decollare.

“Se non ci sarà anche una piccola parte di questo pacchetto necessario, le capacità dell’aereo si ridurranno significativamente e il caccia potrebbe addirittura non decollare”, ha detto il presidente bulgaro la settimana scorsa dopo il voto in Parlamento.

Infatti il giornale bulgaro Epicenter aveva pubblicato una fotografia del protocollo relativo alle trattative tra Bulgaria e USA avvenute a maggio, nel quale la parte bulgara rinunciava completamente al sistema “aria-terra” e riduceva il numero dei piloti che saranno addestrati all’utilizzo degli F-16. Il primo segretario del presidente, Dimitr Stojanov, ha commentato dicendo che la Bulgaria in questo modo avrebbe portato al livello dell’aviazione dell’inizio del XX secolo le dotazioni di un aereo moderno di qualità eccezionale.

Con il voto della settimana scorsa il Parlamento ha approvato l’acquisto di otto caccia F-16, il cui prezzo totale ammonta a 1,256 miliardi di dollari. Gli aerei dovranno essere consegnati entro il 2023.

Venerdì in Parlamento si terrà il secondo turno del voto sugli F-16. Il presidente della Commissione parlamentare per la difesa, il deputato Konstantin Popov, esponente del partito al potere (Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria), ha espresso la convinzione che l’Assemblea nazionale supererà con facilità il veto del presidente.

“Sono sicuro che i rappresentanti daranno prova di saggezza. Discutiamone, parliamone in sostanza, ma alla fine è necessario votare a favore del futuro delle forze aeree militari, dell’esercito, a favore della sicurezza del nostro paese e della nostra autorità”, ha dichiarato Popov.

In Bulgaria l'opposizione critica attivamente l'acquisto dei caccia: a giugno Rumen Petkov, presidente del partito Alternativa per la Rinascita Bulgara, ha definito gli F-16 “costosissimi aspirapolveri”, mentre Tasko Ermenkov, deputato del maggiore partito d'opposizione bulgaro, il partito Socialista, li ha paragonati a delle "Lamborghini pazze".

Il vicepresidente dell'Assemblea nazionale bulgara e leader del partito nazionalista Volya, Veselin Mareshka, in un’intervista a bTV, ha affermato che il governo dovrebbe elevare il tenore di vita della popolazione, prima di spendere i soldi dei contribuenti per comprare i caccia F-16.

Fonte: sputniknews.com

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La Bulgaria e la Repubblica della Macedonia del Nord hanno firmato il 23 luglio un protocollo sulla cooperazione intergovernativa nella lotta al traffico  di esseri umani, ha affermato il servizio d'informazione del governo bulgaro.

 

 Per la Bulgaria, il protocollo è stato firmato dal Vice Primo Ministro incaricato dell'ordine pubblico e della sicurezza, Krassimir Karakachanov, e per la Macedonia settentrionale, Vice Primo Ministro e Ministro degli affari interni Oliver Spasovski.

 

 Il protocollo, firmato durante una cerimonia a Ocrida, prevede lo scambio di informazioni e la cooperazione nell'assistenza alle vittime della tratta

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Il primo ministro della Macedonia settentrionale Zoran Zaev ha annunciato che prenderà provvedimenti e invierà un messaggio alla Bulgaria.  La ragione - le parole del primo ministro bulgaro Boyko Borisov che durante un suo discorso, ha definito il presidente della Repubblica di Macedonia settentrionale Stevo Pandarovski un "politico macedone del nord".  Ciò è accaduto subito dopo che il primo ministro Boyko Borisov ha avuto una disputa parziale con il ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic in Kosovo durante una riunione del processo di cooperazione di Sarajevo.

 

 "Il presidente nord macedone è stato il primo politico macedone del nord a dire che ci potrebbe essere una giusta soluzione - Gotse Delchev è un bulgaro che è andato a combattere per la libertà della Bulgaria", ha detto Borisov.

 

 Giorni dopo, tuttavia, queste sue parole hanno causato reazioni  dalla Macedonia settentrionale.  Il collega di Borisov, Zoran Zaev, ha annunciato che avrebbe inviato un appunto.  La ragione - secondo l'accordo di Prespa, lo stato si chiama Macedonia settentrionale, ma i macedoni vi vivono.  Secondo l'eurodeputato IMRO Angel Djambazki, questo comportamento è espressione dell'intera politica dei nostri vicini.

 

 "Alcuni dei governi di Skopje stanno cercando di intrattenere buone relazioni con la Bulgaria e allo stesso tempo usano le relazioni fraterne del governo e della società bulgara per ottenere riconoscimenti nella NATO e nell'Unione europea", ha detto l'eurodeputato.  "Guarda il signor Zaev - a Sofia è un bulgaro, a Bruxelles è il primo di tutti gli europei e a Skopje nega tutto questo", ha sottolineato Dzhambazki.

 

 Velizar Enchev, ex ambasciatore in Croazia e docente di problemi balcanici, è fermamente convinto che la Bulgaria debba fare un tentativo di riconciliazione con la Macedonia.

 

 

 "Se dipendesse da me, avrei un rapporto più distaccato con la Macedonia del Nord perché la Bulgaria è un membro dell'UE e della NATO, e loro dipendono dalla nostra parola per la loro appartenenza sia all'UE che alla NATO", ha detto Enchev.

 

 Sia Djambazki che Enchev sono certi che il primo ministro non abbia errato con la sua dichiarazione sul presidente macedone.

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