oroscopo-bg-2Meteo-bg
Italian - ItalyБългарски (България)

goldrec2.630x360

Ai dischi d'oro sistemati all'interno delle sonde Voyager abbiamo affidato l'arduo compito di tracciare un ritratto sintetico della civiltà umana. I supporti progettati da un comitato scientifico diretto dall'astronomo co-fondatore del SETI Carl Sagan e lanciati nello Spazio dalla Nasa nel 1977, contengono 115 immagini che mostrano le più significative esperienze di vita umane e descrivono il nostro Pianeta e il Sistema Solare; una collezione di suoni naturali, come il rumore del vento e dei tuoni o i versi delle balene; una selezione di 90 brani musicali di ogni epoca e cultura, più una serie di saluti cordiali e amichevoli in 55 lingue diverse.

C'è quanto basta per dipingerci come una specie pacifica, evoluta e ricca di cultura: tuttavia, esiste il rischio concreto che questo messaggio venga travisato. Il potenziale "al contrario" dei Golden Records è stato sottolineato da due ricercatrici nel corso del meeting annuale della National Space Society, svoltosi di recente a Los Angeles.

Per Rebecca Orchard e Sheri Wells-Jensen, della Bowling Green State University (Ohio), se una delle due sonde, con il relativo disco, finisse nelle mani di specie con capacità sensoriali diverse dalle nostre (per esempio con un senso in meno, o con organi percettivi a noi sconosciuti), il rischio di equivocare il contenuto del messaggio sarebbe dietro l'angolo.

Un vociare ostile. Le scienziate hanno provato a considerare la fruizione dei contenuti incisi con una visione non umano-centrica: a una civiltà non avvezza al nostro modo di salutare, per esempio, la successione di messaggi di benvenuto potrebbe sembrare costruita verso un crescendo sempre più aggressivo, e suonare come la registrazione di un litigio. L'alternanza di grammatiche diverse darebbe poi l'impressione di una civiltà umana con un linguaggio destrutturato e privo di logiche. Questo, sempre che E.T. abbia il senso dell'udito.

Ma che razza di musica ascoltano? Anche la selezione di brani musicali, da Bach e Stravinsky alle musiche tradizionali di Giava, fino al folk della Bulgaria, rischia di mettere in difficoltà una specie che volesse trovare una coerenza nella transizione tra un genere e l'altro. E non mancherebbero problemi nella fruizione: i Golden Record recano incisioni di immagini da una parte e di suoni dall'altra. Se un ascoltatore extraterrestre provasse a collegare un lato del disco all'altro, potrebbe pensare che ci piacciono fiori che fanno rumore di sega elettrica.

Inutile pensarci adesso... Chi spera che qualche fraintendimento ci sia - vorrebbe dire che non siamo soli - dovrà però armarsi di pazienza: anche se la Voyager 1 si trova ormai a 21 miliardi di km dal Sole, al confine tra il Sistema Solare e lo Spazio interstellare, l'oggetto più distante mai spedito nello Spazio impiegherà, alla velocità attuale, almeno altri 40 mila anni per raggiungere il più vicino sistema stellare. Per preoccuparci, c'è ancora tempo.

Fonte:focus.it

  • 1022_agujero-negro_620x350
  • Un gruppo di fisici di Harvard ha scoperto che probabilmente il nostro universo finirà come è iniziato: con un Big Bang.
  • Il secondo Big Bang potrebbe essere causato da un cambiamento nella massa del bosone di Higgs che consumerebbe ogni cosa nell’universo e stravolgerebbe le leggi della fisica.
  • I ricercatori ritengono che il nostro universo potrebbe finire approssimativamente tra 10 miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di anni.

L’universo potrebbe finire nello stesso modo in cui è stato creato: con un improvviso grande scoppio.

È quanto avrebbe dedotto una nuova ricerca condotta da un gruppo di fisici di Harvard secondo cui la destabilizzazione del bosone di Higgs — una minuscola particella quantica che conferisce massa ad altre particelle — potrebbe portare a un’esplosione di energia tale da consumare ogni cosa nell’universo conosciuto e stravolgere le leggi della fisica e dalla chimica.

Nell’ambito del loro studio, pubblicato lo scorso mese nella rivista Physical Review D, i ricercatori hanno calcolato quando potrebbe finire il nostro universo.

Niente di cui preoccuparsi al momento. La fine è stabilita tra 10 alla  139sima anni, vale a dire 10 seguito da 139 zeri, ouna cifra nell’ordine dei miliardi di miliardi di miliardi di miliardi  di miliardi di miliardi  di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di anni nel futuro.

E sono sicuri almeno al 95% — una misura statistica della certezza — che l’universo durerà come minimo altri 10 alla 58esima anni.

Ecco come finirà il nostro universo: “Inghiottito dai buchi neri”

Il bosone di Higgs, scoperto nel 2012 da ricercatori facendo scontrare tra loro protoni subatomici nel Large Hadron Collider, ha una massa specifica. Secondo il New York Post, se i ricercatori hanno ragione, tale massa potrebbe cambiare capovolgendo la fisica e sconvolgendo gli elementi che rendono possibile la vita.

E invece di bruciare lentamente per miliardi di anni, un bosone di Higgs instabile potrebbe creare un’esplosione istantanea, come il Big Bang che ha creato il nostro universo.

I ricercatori dicono che un collasso potrebbe essere provocato dalla curvatura di spazio-tempo attorno a un buco nero, da qualche parte nell’universo.

Quando lo spazio-tempo curva attorno a un oggetto densissimo, come un buco nero, scombussola le leggi della fisica e fa interagire le particelle in ogni genere di strane combinazioni.

Secondo i ricercatori il collasso potrebbe essere già iniziato — ma non abbiamo modo di saperlo, in quanto il bosone di Higgs potrebbe essere molto lontano da dove possiamo analizzarlo, all’interno del nostro universo apparentemente infinito.

“A quanto pare ci troviamo in bilico tra un universo stabile e un universo instabile“, ha detto al Post Joseph Lykken, un fisico del Fermi National Accelerator Laboratory non coinvolto nello studio. “È come se fossimo proprio al limite in cui l’universo può durare per un sacco di tempo, ma alla fine dovrebbe fare ‘boom'”.

 

 

Fonte:businessinsider

smartphone_shutterstock_499596052.630x360

 

Siamo abituati a pensare che le principali fonti di inquinamento sono le industrie pesanti, i combustibili fossili, i trasporti, la produzione di energia elettrica. Raramente pensiamo alle tecnologie informatiche: a guardarle, sembrano pulitissime... Fino a un po' di tempo fa erano addirittura portate sul palmo della mano - qui in senso figurato, perché sì, uno smartphone oggi si porta solo così quando non è in tasca. Erano l'annuncio di un nuovo modo di vivere e lavorare, perché potenzialmente capaci di ridurre gli spostamenti e molte altre attività inquinanti.

VIRTUALE E REALE. Lo studio è un meticoloso inventario del contributo all'inquinamento e al riscaldamento globale delle tecnologie informatiche: dai PC agli smartphone, dai tablet alle mega infrastrutture dei Data Center e delle reti di comunicazione.

I risultati sono sorprendenti: il contributo dell'insieme di queste tecnologie, che possiamo misurare solamente in C02 equivalente (CO2e), stimato nel 2007 all'1% delleemissioni globali, passerà al 3,5% nel 2020 e a un impressionante 14% nel 2040. Se il trend sarà effettivamente questo, cioè se le tecnologie informatiche non tireranno fuori dal cappello una magia per calmierare le loro stesse emissioni, a metà secolo le emissioni globali di questo settore saranno superiori alla metà dell'intero settore dei trasporti.

LO SMARTPHONE È PROPRIO SPORCO! In particolare, le emissioni causate dai telefoni passeranno da 17 a 125 milioni di tonnellate di CO2e l'anno: una crescita del 730%.

Come sempre quando le curve di crescita mostrano simili picchi, vanno spiegate: innanzi tutto sottolineando che è normale che la forte espansione di un settore che parte da valori bassi si traduca in percentuali a due o tre cifre, come in questo caso - anche se qui parliamo di inquinamento e non di quote di mercato.

In ogni caso, per quanto riguarda lo smartphone, la parte del leone nelle emissioni - dall'85 al 95% del totale - non la fa il suo utilizzo ma la sua produzione, che parte da molto, molto lontano: per esempio dall'estrazione dei minerali necessari per l'elettronica - dall'oro alleterre rare, ossia quei rare earth elements che includono elementi come l'ittrio, il lantanio e altri che si estraggono con un gran dispendio di energia, acqua e risorse umane in alcune regioni della Cina e dell'Africa. Per arrivare infine alla plastica (idrocarburi) e alla produzione vera e propria dell'oggetto finale.

Il discorso è anche un atto d'accusa verso i produttori dell'hardware (gli smartphone), del software (le app) e le società telefoniche che nei fatti impongono - con politiche commerciali studiate ad hoc - la sostituzione dell'apparecchio ogni paio di anni, quando va bene, anche se quello "vecchio" potrebbe essere usato ancora a lungo. Per non parlare dell'obsolescenza programmata dei materiali, quella cosa per cui a un certo punto della sua vita un apparecchio smette di funzionare senza apparente motivo: un tema che meriterebbe un capitolo a sé per ciò che racconta sul modo in cui i consumatori sono visti dalle granzi aziende e, per tornare all'inquinamento, per le gravi conseguenze sull'ambiente quando l'elettronica viene buttata via.

C'È UN'ALTERNATIVA? Usare lo smartphone è meno problematico per l'ambiente, ma non sentitevi assolti. Per ogni messaggio, ogni download, streaming, upload di foto, mail, chat, gioco e via dicendo c'è da qualche parte nel mondo un server assetato di energia che lavora 24 ore su 24 e trasuda calore come se fosse in pieno deserto del Sahara.

Qualcosa forse si può fare. I data center, per esempio, potrebbero essere alimentati con energie rinnovabili (solare, eolico, maree...) e costruiti dove si possano sfruttare importanti differenze di temperatura per il raffreddamento (sono davvero pochi quelli progettati così) - per esempio a diverse decine di metri di profondità, sotto il mare, anche se poi probabilmente dovremmo rilevare l'impatto ambientale sulla temperatura dell'acqua... A livello individuale, non sarebbe male riuscire a tenersi lo smartphone un po' più a lungo e controllare, per quanto possibile, la filiera del riciclo (oggi ancora ferma a un vergognoso 1% a livello globale) e dello smaltimento. Rispondete al whatsapp, adesso.

Fonte:Focus

Снимка на деня

Rila

Rila

От нашите сътрудници

СЪЕДИНЕНИЕТО НА СЕВЕРНА И ЮЖНА БЪЛГАРИЯ

News image

След разпокъсването на българските земи, според Берлинския договор – 1(13) юли 1878 г, общонароден идеал н... Още

Интервюта и коментари

Intervista a Simone Cossu-a Sofia una nuova vita

News image

  Prima d'ora ci siamo incontrati soltanto una volta...

Interviste e commenti

Dal mondo

CINA E INDIA TORNANO A PARLARSI: IL FUTURO DELL’ASIA PASSA DA QUI

News image

Il primo ministro indiano Narendra Modie il president...

Dal mondo