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La federazione bulgara per il sollevamento pesi ha annunciato oggi di aver pagato una sanzione di 250.000 dollari (214.000 euro) per sollevare un divieto di doping sul suo team in competizione a livello internazionale. Il divieto è stato imposto dalla International Weightlifting Federation (IWF) a metà 2015 dopo che l'intero team bulgaro di undici atleti è risultato positivo allo stanozololo, uno steroide anabolizzante che stimola l'aumento del tessuto muscolare.

 

La federazione bulgara ha detto al momento che non era a conoscenza del fatto che la sostanza a lungo vietata faceva parte di un additivo alimentare usato dai suoi atleti per il recupero. Ha anche lanciato una battaglia legale presso la Corte di arbitrato per lo sport (CAS) di Losanna, nel tentativo di rovesciare il divieto delle Olimpiadi di Rio 2016 e abbassare la multa di 500.000 dollari inizialmente imposta dall'IWF.

 

La liquidazione della sanzione permette alla Bulgaria di inviare 21 atleti ai Campionati europei di sollevamento pesi giovanili a Milano, in Italia, dal 22 al 28 luglio, ha detto la federazione, aggiungendo che la multa è stata pagata grazie a contratti di sponsorizzazione e donazioni.

 

La Bulgaria è stata una potenza mondiale nel sollevamento pesi sin dai tempi dei comunisti, ma lo sport in tutto il mondo è stato anche famoso per i suoi scandali di doping. Il paese ha tirato fuori tutta la sua squadra dalle Olimpiadi di Seoul del 1988 ed è stato espulso dai Giochi di Sydney del 2000 dopo che i vincitori della medaglia avevano fallito i test antidoping.

 

La Bulgaria ha anche visto tutti i suoi atleti banditi prima delle Olimpiadi di Pechino del 2008, che l'hanno anche costretta a ritirarsi.

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La Francia ha vinto la ventunesima edizione del Mondiale, con un crudele 4-2 alla Croazia, piegata dalle fatiche precedenti. La storia degli ultimi vent'anni certifica che non si tratta di una casualità: avendo giocato tre finali e avendone appunto vinte due, con l'eccezione di quella del 2006 della testata di Zidane a Materazzi e del Var ante litteram, i Bleus risultano anche per la statistica la squadra più forte dal 1998. Il rigore del 2-1 di Griezmann, che ha indirizzato l'esito del duello già nel primo tempo, è stato assegnato dall'arbitro argentino Pitana attraverso il Var e opinabile è parsa la volontarietà del fallo di mano di Perisic sul corner di Griezmann stesso.

RE PER UN PALLONE D'ORO - Ma il seguito del copione ha spazzato via le recriminazioni, data la spietatezza dei discepoli di Deschamps, che ha fatto il suo ingresso nel ristrettissimo olimpo dei vincitori di un Mondiale da calciatori e da ct: raggiunge il brasiliano Zagallo e il tedesco Beckenbauer. Tra le valutazioni accessorie va inserita la corsa al Pallone d'oro, se i giurati come è probabile decideranno di spezzare il decennale duopolio Cristiano Ronaldo-Messi. Nel caso, anche se Modric ha sfoggiato il solito nitore tecnico ed è stato premiato come migliore del torneo, è verosimile che la gara si risolva in uno sprint tra i francesi che hanno firmato la vittoria: Griezmann coi suoi calci da fermo (è stato premiato come uomo della finale), Pogba e Mbappé con i due tiri chirurgici che nel secondo tempo hanno ucciso le speranze della Croazia, alla quale il regalo di Lloris a Mandzukic per il 4-2 finale ha fornito solo un supplemento di illusione.

TROPPA STANCHEZZA - Il magnifico Modric e i suoi degni compagni erano stati capaci di reagire con un guizzo di Perisic alla beffa dello svantaggio casuale, su autogol di Mandzukic, e hanno provato a farlo anche dopo il secondo colpo del destino, il suddetto rigore da Var. Ma Dalic ha dovuto correre il rischio calcolato che la fatica dell'ora e mezzo in più in campo - tra ottavi, quarti e semifinale - in aggiunta al giorno di riposo in meno sfiancasse alla lunga i reduci: così è accaduto e la pioggia, mitigando l'afa moscovita, ha solo ritardato l'effetto. La maglia a scacchi dei croati si prestava all'allegoria di una partita bloccata in attesa della mossa giusta, ma è stata in verità soprattutto la Francia ad anteporre la tattica all'estetica.

DIDIER L'ITALIANO - Deschamps, che si è sempre dichiarato debitore filosofico del calcio italiano, non ha avuto remore nel confermarlo: nel 4-4-2 ideato per la circostanza, ha sacrificato il prodigioso velocista Mbappé al ruolo di tornante puro e ha demandato il compito dell'offesa al collaudato Grizou, l'ircocervo composto dal duo Griezmann-Giroud, come all'Europeo di due anni fa. All'inizio Perisic con le sue percussioni a sinistra, Modric con le sue taglienti imbucate frontali e Rakitic col suo attivismo hanno costretto la Francia alla difesa: i due terzini, Vrsaljko a destra e Strinic a sinistra, inibivano le avanzate di Hernandez e Pavard. Kanté, sotto la massiccia pressione avversaria, mostrava inusuale disagio: Rakitic lo dominava.
 
DELITTO E CASTIGO - Al primo vero errore, un fallo di Brozovic su Griezmann, è arrivata la punizione, in tutti i sensi. L'ha calciata Griezmann e la testata improvvida all'indietro di Mandzukic ha scritto l'1-0. Modric ha invitato alla riscossa: punizione per la testata di Vida, alta. Un tiro scentrato di Rakitic è stato il prologo al pasticcio di Kanté, che prima si è fatto ammonire per un fallo su Perisic e poi, sulla punizione relativa con torre di Vrsaljko, mischia e appoggio all'indietro di Vida, ha blandamente contrastato Perisic, il cui scarto a sinistra per il tiro di controbalzo, sporcato da Varane, appartiene alla categoria dei preziosismi. Il secondo castigo, però, incombeva, anche se il delitto di Perisic (fallo di mano su una traiettoria mancata da Matuidi e sbucata all'improvviso) può dividere molte giurie.

PUTIN E GLI INVASORI - Il rigore segnato da Griezmann prima dell'intervallo ha certamente condizionato la Croazia, esponendola allo sbilanciamento. Sono stati tuttavia i dettagli a decidere, sotto forma di centimetri: quelli che sono mancati al sinistro in corsa di Rebic, alzato il corner da Lloris. Poi il velocista Mbappé ha provato il primo vero scatto: il portiere Subasic, suo ex compagno ai tempi del Monaco, lo ha rintuzzato. Quattro invasori, tre donne e un uomo travestiti da Blues Brothers e placcati con rugbistico tempismo, hanno garantito una breve digressione, rivendicata dalle Pussy Riot oppositrici di Putin, e hanno fatto alzare il sopracciglio in tribuna al presidente russo, per il resto allegro accanto al presidente della Fifa infantino: per i rispettivi governi il Mondiale è stato un successo. Il successo della Francia, intanto, maturava sul campo con la vera entrata in scena di Pogba e Mbappé.

SPIETATEZZA IN BLU - Deschamps ha preso atto della giornata grigiastra di Kanté e lo ha rimpiazzato con Nzonzi. Il pomeriggio russo è diventato subito molto blu grazie al cinismo di Pogba: ha avviato l'azione del 3-1 con un lancio per Mbappé, che tra finte e controfinte ha causato una mischia, e l'ha chiusa con due tentativi di tiro dal limite: il primo, di destro, gli è stato rimpallato, ma il secondo di sinistro, molto angolato, ha chiuso ogni discorso, malgrado i residui aggiustamento tattici di Dalic, che aveva cambiato fascia a Perisic. Lo scacco matto l'ha trovato Mbappé, inventando un rasoterra perfido, su appoggio di Hernandez in avanscoperta. Né ha cambiato le cose la distrazione successiva di Lloris, che ha cercato un ardito dribbling su Mandzukic, punito dal rimpallo del secondo gol croato. Kramaric, Tolisso, Fekir e Pjaca hanno avuto la soddisfazione di entrare nel tabellino della finale del Mondiale, a gloria imperitura.

UN CALCIO AL TERRORISMO - Tra le altre scene che passeranno ai posteri spicca quella dei campioni del mondo che si fanno i selfie sul prato, e quella della pioggia torrenziale che bagna tutti, inclusi il presidente francese Macron e Infantino, tranne un po' la presidente croata Kolinda Grabar-Kitarovic, per cavalleria, e Putin, perché è meglio così. Però la scena più bella è stata quella di Deschamps e dei suoi ragazzi che sollevavano la coppa del mondo a Mosca, mentre la Francia scendeva in strada a festeggiare: questa della sua Nazionale è anche la vittoria contro la paura del terrorismo.                                                                                                           FONTE:LAREPUBBLICA.IT

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