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 Fonte foto: Budding smiles 

Quando sei d’ispirazione vuol dire che hai avuto la giusta intuizione. Certo, se fossero passati da noi avremmo strutturato il progetto in modo migliore, ma va bene così. Capiranno da soli quanto sia importante personalizzare le offerte e magari ci cercheranno per ottimizzare l’offerta”. Joshua Priore, 27 anni, non si è lasciato sopraffare dalla delusione quando ha visto che ThisIsNotaSushiBar ha offerto ai propri clienti di pagare con i propri follower sui social network: “Questo episodio mi ha ancora più convinto che il mercato si stia spostando nella direzione che abbiamo indicato noi anni fa. Anzi, in qualche modo siamo stati noi a influenzare gli altri perché lo abbiamo capito prima”.

Nel 2015, lasciata l’accademia aeronautica, Priore fonda Worldz, un software che aiuta a spingere le vendite online permettendo a chiunque di sfruttare al propria notorietà in rete, a prescindere dal numero di follower. D’altra parte se Chiara Ferragni e Selena Gomez sono riuscite a costruire un impero sulla loro popolarità in rete, perché non riescono a farlo anche i comuni mortali? “Ogni volta che pubblichiamo in rete una nostra foto facciamo pubblicità a qualcuno. Dalla birra che beviamo alla maglietta che indossiamo fino all’albergo scelto per un romantico week end o al ristorante preferito. Pubblicità che i comuni mortali non riescono a monetizzare e che per di più – prosegue l’imprenditore – è più credibile perché viene veicolata ai nostri amici”.

Worldz nasce proprio così per offrire alla gente comune la possibilità di utilizzare i propri social come opportunità di scambio: “Passiamo davvero tanto tempo sui social e volenti o nolenti, generiamo parecchio valore. Se all’inizio ne hanno approfittato solo i grandi influencer adesso è chiaro che tutti possano trarne vantaggi”. D’altra parte Facebook è un’infrastruttura dove chiunque può portare i propri contenuti e i più noti hanno capito che c’era spazio per far fruttare video e foto convincendo le aziende a pagare per farsi pubblicità. Worldz non promette migliaia di euro per una foto, ma sconti per gli acquisti in cambio di un post: più sei popolare, maggiore sarà il risparmio.

Per il momento il software è rivolta all’ecommerce tradizionale, ma Priore non esclude di aprirsi a un lato più di consumo come la ristorazione: “Siamo ancora in fase di consolidamento, vogliamo mantenere un approccio di facile comprensione, chiaro. Possiamo già offrire una marea di servizi ai nostri clienti, ma è meglio non creare troppa confusione”. L’approccio per il momento sembra corretto, i numeri crescono e l’obiettivo per il 2019 a tagliare il traguardo di 600mila euro di fatturato

E anche il contesto internazionali sembra confermare la bontà del progetto. Come racconta un’inchiesta del New York Times, tra i nuovi obiettivi dei brand ci sarebbero le pagine più piccole, gestite da comuni cittadini con un numero ristretto di followers – spesso compreso tra i 2.000 e 7.000 utenti – e che sanno ben poco sulle strategie pubblicitarie e di web marketing. I nano influencer sono semplici utenti che utilizzano Instagram per condividere la loro quotidianità senza il supporto di un social media manager, senza applicare strategie o tecniche particolari ma soprattutto persone che pubblicano contenuti senza alcun intento promozionale e persuasivo. “Anche per questo – conclude Priore – se ThisIsNotaSushi fosse venuto da noi gli avremmo dato l’algoritmo corretto. Anziché proporre la stessa soluzione a tutti, sarebbero riusciti a personalizzare l’offerta”. 

Fonte: Business insider Italia 

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Nessuno di noi avrà modo di poter vedere quel che succederà, e forse è buona cosa. Secondo una ricerca realizzata da astrofisici della Durham University (Regno Unito), la Grande Nube di Magellano  si scontrerà con la Via Lattea tra circa due miliardi di anni e dalla collisione  il nostro sistema solare potrebbe essere catapultato al di fuori della nostra galassia, la Via Lattea. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Monthly Notices della Royal Astronomical Society

Sembra che la Grande Nube di Magellano sia arrivata in prossimità della nostra galassia circa un miliardo e mezzo di anni fa e attualmente si trova a circa 163.000 anni luce da noi. E’ una delle diverse galassie satelliti che orbitano attorno alla nostra e, fino poco tempo fa, si pensava che dovesse addirittura sfuggire dalla sua posizione, in quanto ruota attorno alla Via Lattea ad una velocità molto elevata. Recentemente nuove ricerche hanno modificato questa visione. Si è scoperto infatti, che la galassia di Magellano possiede una quantità di materia oscuraquasi il doppio rispetto a quanto si ipotizzava in precedenza. (La materia oscura è materia di cui si conosce l’esistenza, in quanto agisce attirando la materia che conosciamo, ma non sappiamo di cosa è costituita).

Se le cose stanno in tal modo la Grande Nube di Magellano avrebbe una massa molto più grande di quel che si pensava e allora la velocità con la quale ruota attorno alla nostra galassia non solo non le permetterà di sfuggire, ma la farà precipitare verso di noi, in quanto molto “pesante”.

Lo scontro, stando alla ricostruzione fatta dagli astronomi, potrebbe attivare il buco nero che si trova al centro della nostra galassia, la cui massa è paragonabile a 4 milioni di volte la massa del nostro Sole, il quale inizierebbe a catturare il gas circostante e ad aumentare le sue dimensioni tanto da potere decuplicare l’attuale diametro. In tal caso la nostra galassia diverrebbe quella che gli astronomi chiamano “Galassia da nucleo galattico attivo” e risplenderà molto di più rispetto ai nostri giorni. Il caos che si verrà a creare con questo scontro sarà tale che le parti più esterne della nostra galassia, là dove risiede il nostro sistema solare, subiranno delle forti perturbazioni, da qui la possibilità che alcune stelle con i loro pianeti, come il nostro sistema solare, vengano letteralmente sparate nello spazio esternorispetto alla Via Lattea.

La collisione tra la Grande Nube di Magellano e la Via Lattea potrebbe essere spettacolare. Spiega Carlos Frenk, tra gli autori della ricerca: “Se si esclude una fine disastrosa per il nostro sistema solare, i nostri discendenti, se saranno ancora presenti, avranno un gran regalo: una spettacolare esibizione di fuochi d’artificio cosmici mentre il buco nero supermassiccio appena risvegliato al centro della nostra galassia reagirà emettendo getti di radiazioni di energia estremamente luminose”.

Lo scontro tra galassie non è un fenomeno eccezionale in quanto sono numerose quelle osservate dagli astronomi nell’Universo di oggi e del passato. Alcune piccole galassie si sono già scontrate con la nostra e questo lo si deduce analizzando il movimento di alcune stelle, il quale si mostra caotico rispetto a quello delle stelle che hanno sempre fatto parte della Via Lattea stessa. Se la grande nube di Magellano si scontrerà con la nostra non sarà comunque l’ultimo evento in quanto è noto da tempo che la Via Lattea si scontrerà con quella di Andromeda tra circa tre miliardi di anni.                                                                                                  Fonte: Business Insider Italia

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  • Circa 250 milioni di anni fa, l’estinzione di massa del Permiano-Triassico, nota anche come “Great Dying” (Grande Moria) ha ucciso la maggior parte degli animali marini e terrestri.
  • Gli scienziati hanno supposto varie cause per la catastrofe, dai microbi che emettevano metano alle eruzioni vulcaniche che avrebbero reso acidi gli oceani.
  • In un nuovo studio, un gruppo di ricercatori ha detto che la causa principale dell’estinzione è stata il cambiamento climatico, che ha portato alla perdita di ossigeno negli oceani.
  • Gli autori dello studio hanno messo in guardia sul fatto che la Terra è diretta verso un’altra devastante estinzione di massa.

Circa 252 milioni di anni fa, la grande maggioranza delle specie terrestri è stata uccisa nel corso del “Great Dying” (Grande Morìa), la peggiore estinzione di massa della storia del nostro pianeta.

Fino al 96% di tutte le specie marine e il 70% degli animali terrestri sono stati sterminati nell’evento, addirittura più micidiale dell’estinzione dei dinosauri. Una ricerca pubblicata nel marzo 2014 supponeva che l’estinzione fosse avvenuta in un lasso di 60.000 anni, un periodo davvero breve nel grande schema della storia terrestre.

Gli scienziati hanno proposto numerose ipotesi per la causa dell’evento che hasegnato la fine del periodo Permiano. Uno studio ha detto che il Great Dying, noto anche come l’estinzione del periodo Permiano-Triassico (P-Tr), è avvenuta dopo che un tipo di microbo aveva emesso grandi quantità di metano nell’atmosfera terrestre. Altre ricerche suggerivano che l’evento fosse stato provocato da una serie di eruzioni vulcaniche che avevano mandato nell’aria una quantità mortale di anidride carbonica, mentre un terzo studio diceva che le eruzioni avevano condotto a una catastrofica acidificazionedegli oceani.

C’è anche chi pensa che, come quella dei dinosauri, anche l’estinzione del Permiano sia stata innescata dalla caduta do un asteroide, di cui è stato localizzato il cratere.

Un nuovo studio di ricerca pubblicato su Science afferma però che il Great Dying è stato causato principalmente da un rapido aumento delle temperature. I ricercatori sono giunti alla conclusione dopo avere esaminato reperti fossili marini e usatosimulazioni climatiche per ricreare gli effetti dell’aumento delle temperature avvenuto 252 milioni di anni fa.

Nel corso dell’estinzione del periodo Permiamo-Triassico, i vulcani della Siberia hanno liberato nell’atmosfera così tanta anidride carbonica che la temperatura terrestre è aumentata di circa 10 gradi Celsius. Oceani più caldi hanno significavano una maggiore quantità di ossigeno necessaria per la sopravvivenza degli animali, ma il calore aveva anche fatto esaurire l’ossigeno nell’acqua. Questa perdita di ossigeno dovuta alle alte temperature, hanno detto gli scienziati, è stata la causa principale del Great Dying.

Secondo gli scienziati è sul punto di ripetersi un’altra estinzione di massa legata all’aumento delle temperature degli oceani.

Entro il 2100, la Terra potrebbe vedere livelli di temperatura superiori di 3 gradi Celsius rispetto ai livelli pre-industriali. Il coautore dello studio Curtis Deutsch, professore della University of Washington, ha detto a The Atlantic che da quel livello, 10 gradi non sarebbero poi “tanto lontani”.

“Questo studio dimostra che anche noi ci stiamo dirigendo verso l’estinzione, e la domanda è quanto in là ci spingeremo”, ha detto a The Atlantic l’autore principale Justin Penn, un dottorando alla University of Washington.

Le piante dell’oceano producono fino all’85% dell’ossigeno dell’aria che respiriamo, ma il volume dell’acqua degli oceani depauperato di ossigeno è quadruplicato nel corso degli ultimi 50 anni. Questi studi sostengono che gli oceani stanno perdendo ossigeno fondamentalmente a causa dell’attività dell’uomo.

Secondo molti studi, la Terra sarebbe già avviata verso una sesta estinzione di massa che ucciderebbe la maggior parte degli animali e la maggior parte delle specie vegetali. La International Union for the Conservation of Nature prevede che il 99,9% delle specie gravemente in pericolo e il 67% di quelle in pericolo saranno estinte entro i prossimi 100 anni.

In uno studio pubblicato ad ottobre nella rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, alcuni ricercatori danesi hanno scritto che nei prossimi 50 anni si estingueranno così tante specie mammifere che la diversità evoluzionistica della Terra non si ristabilirà per almeno 3 milioni di anni.

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La tendenza a rimandare a domani ciò che potremmo fare oggi è insita nel nostro cervello. Dipende dalle dimensioni dell’amigdala, l’area in cui risiedono le nostre emozioni. Lo dimostra un interessante studio tedesco di neuroscienze

La tendenza a procrastinare, ossia a rimandare al domani gli impegni e le attività che potremmo svolgere nell’immediato dipende dal nostro cervello.

Lo ha dimostrato uno studio tedesco di neuroscienze che ha analizzato le dimensioni dell’amigdala, l’area del cervello in cui risiedono le nostre emozioni. Sono le sue dimensioni a influenzare la nostra tendenza a rimandare.

L’amigdala è considerata la parte del nostro cervello che si occupa della memoria a lungo termine e delle capacità di muoverci nello spazio. Ci aiuta a valutare efficacemente le situazioni mettendoci in guardia su eventuali conseguenze negative. Il team di ricerca dell’Università del Ruhr a Bochum, in Germania, ha esaminato i cervelli di 264 persone, ricorrendo alla risonanza magnetica (RM). Ha confrontato poi le dimensioni di varie regioni del cervello e le connessioni esistenti tra di esse. I partecipanti, inoltre, sono stati sottoposti a dei test concernenti la loro abilità di controllare le proprie azioni. I partecipanti erano tutti studenti universitari che non avevano mai sofferto di disturbi neurologici.

I ricercatori tramite questo studio approfondito hanno scoperto che le persone con uno scarso controllo delle proprie azioni e la tendenza a rimandare hanno un’amigdala di dimensioni elevate rispetto alla norma. Le persone portate a svolgere subito gli impegni sono generalmente meno influenzate dalle possibili conseguenze delle loro azioni, poiché hanno una maggiore resistenza ai fattori che generano stress. Sono anche più abili a portare avanti fino alla fine quel che decidono di fare e a dargli la priorità su ogni possibile alternativa.

Lo studio ha inoltre evidenziato che gli uomini sono meno propensi a iniziare a svolgere subito un compito. Le donne. al contrario, faticano di più a interrompere un’attività che reputano difficile o di scarso interesse. In generale, chi è meno interessato a perseguire un obiettivo o un risultato, tende a passare da un impegno all’altro, rendendo difficile riuscire a completarne uno in maniera efficace. Interessanti studi successivi potranno stabilire se sarà possibile intervenire nel modificare la tendenza a procrastinare tramite un allenamento mirato o una stimolazione cerebrale.

fonte:il giornale.it

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Siamo ormai quasi nel 2019, ma comprare un computer è ancora una cosa da fare con un po' di attenzione. L'investimento è comunque importante, per quanto ormai la maggior parte dei pc costi meno degli smartphone e si cambino molto meno di frequente, ma sul computer ancora si lavora per ore ed è quindi indispensabile che ci dia meno problemi possibile, facilitandoci ogni compito e facendoci risparmiare tempo ogni volta possibile. Ma come si sceglie un computer al giorno d'oggi? La maggior parte della gente pensa solo a due cose: costo e design, ma forse bisognerebbe approfondire un po'. Ecco qualche considerazione sugli aspetti principali da valutare.

1. Oh, no! Ancora Windows contro MacOS? Sì, ma pure Linux, però…
Sì, come abbiamo detto siamo ormai nel 2019, ma la prima considerazione da fare parte proprio dal sistema operativo, esattamente come 20 anni fa. Portafogli permettendo, è meglio prendere un computer Windows o MacOS? E perché non considerare un outsider come Linux? La risposta principale sta tutto nell'uso che se ne andrà a fare. Sul PC vogliamo anche giocare? Windows è una scelta quasi obbligata. Certo, c'è la possibilità di emulare il sistema operativo sulle altre scelte, ma non è la stessa cosa. Ci piace avere molto software a disposizione? Windows è ancora anni luce avanti per numero di applicazioni rispetto agli altri due. Ci piace avere software libero? La scelta ricade ancora su piattaforma Windows, ma Linux inizia a far capolino: la disponibilità di progetti open per il sistema operativo libero è cresciuta moltissimo e insedia da vicino quella di Windows (che però conta su di un pregresso importante). Siete musicisti? Forse è l'unico caso in cui un Mac ha un vantaggio dal punto di vista software. La verità, però, è che è difficile fare “grandi fette di pubblico” per ogni sistema operativo: uno smanettone userà sia Windows sia Linux, soprattutto se lavora nel settore della tecnologia; un artista, dal fotografo all'illustratore passando per il musicista, trova molto spesso irresistibile l'incrocio di design di prodotto e software dei computer Apple; un utente che usa un PC solo per lavorare in mobilità su applicazioni di ufficio andrà quasi certamente su Windows perché è il giusto mix di semplicità da gestire sia per l'utente sia per il responsabile IT. Quando farete la scelta, ricordate cosa diceva Bill Gates: the magic is in the software (la magia è nel software) e pensate bene a cosa andrete a usare e a quanto costerà farlo.

 

 

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2. Un chilo di RAM, due di HDD, qualche vite e una tastiera a farfalla, per favore. Sebbene le schede tecniche nei punti vendita stiano diventando sempre più piccole, per spingerci a comprare un computer in base al suo design piuttosto che a seconda di cosa c'è dentro, ci sono ancora un paio di dettagli sui quali non possiamo soprassedere. Il primo è il disco fisso. Qualsiasi configurazione stiate considerando, date un grosso vantaggio a quelle con SSD, cioè un disco a stato solido. La velocità di lettura e scrittura dei dati è incredibilmente superiore a quella dei dischi tradizionali a piatti rotanti, sono più resistenti agli urti e il computer sarà molto più veloce in tutto quello che farà. Di solito la capienza è molto più bassa, ma è un compromesso da fare. Un terabyte di disco non vi serve in un portatile (al limite userete un disco esterno o addirittura una chiavetta usb, dopo averne fatto un backup in un luogo più sicuro), mentre la velocità e la reattività del computer è una cosa alla quale non potete rinunciare. Anche la RAM è ancora un elemento importantissimo. Non scendete sotto agli 8 giga. 4 ancora possono bastare, ma il sistema operativo ogni tanto farà fatica. Con almeno 8 sarete a posto per un po' di tempo. Infine, il processore: tutto quello che non è Intel I3, i5, i7 o AMD Ryzen vi porterà a dei rallentamenti. Meno evidenti nelle serie Pentium, più evidenti in quelle Celeron, ma sempre presenti. Se potete, scegliete uno dei processori della serie I o Ryzen.

3. Aspetta un attimo: ma che diavolo è un Ryzen?
Forse ai meno attenti sarà sfuggito, ma AMD, la storica concorrente di Intel nel settore di microprocessori per computer, è tornata alla ribalta del mercato dopo aver creato una serie di processori dalle ottime prestazioni. Questa serie si chiama Ryzen e si comporta molto bene sia dal punto di vista della velocità sia per quello che riguarda i prezzi. Solitamente, una soluzione AMD Ryzen che costa come una soluzione Intel serie I ha caratteristiche di contorno “migliori”. Purtroppo, non sono ancora molti i computer portatili che usano processori Ryzen, ma se vi trovate davanti a uno di questi, mettetelo pure tra quelli da considerare.

 

 

4. Non tutti i computer possono essere sicuri nello stesso modo
Se il computer che andremo a comprare verrà usato per lavoro, è bene che abbia alcune caratteristiche di sicurezza che lo rendano un po' più sicuro di quelli da “primo prezzo”. Partiamo da una considerazione importante: la scelta del sistema operativo non ci mette al sicuro da nulla. La maggior parte dei problemi di sicurezza oggi è indipendente dalla piattaforma e, comunque, questo mese c'è un malware mac nella top 10 dei malware più diffusi secondo uno studio di WatchGuard. Quindi dobbiamo pensare a misure più concrete come scegliere sempre la versione Pro di Windows 10, per esempio, che incorpora una serie di misure di difesa più robuste, tipo la crittografia hardware del disco attiva di default o controlli di rete più avanzati. Inoltre, molti produttori hanno dei programmi specifici per i computer aziendali che sono molto utili anche se poco conosciuti. Lenovo ha un sistema che garantisce che i firmware installati nella macchina siano gli stessi che sono stati installati in fabbrica. In questo modo, chiunque cerchi di compromettere una macchina durante la fase di trasporto avrà vita molto più complicata. Hp va addirittura oltre, con una funzione nelle sue macchine business che ripristina una copia originale del Bios in caso venga rilevata una violazione dei firmware del PC, in modo da eliminare la minaccia e mantenere il computer operativo in attesa dell'investigazione da parte dei tecnici. Molto interessanti sono anche alcuni software preinstallati, una cosa che molti odiano ma che bisogna guardare con obiettività prima di correre al pulsante “disinstalla”: sempre sui Lenovo, per esempio, un programma sfrutta la webcam per controllare che nessuno ci stia spiando da dietro e se degli occhi indiscreti si poggiano sul nostro monitor si attiva un'icona che ci avvisa dello “spione”.

5. Sì, ma di che forma lo prendo?
Infine, arriviamo a una considerazione che fa discutere sempre più: meglio un notebook tradizionale o un 2 in 1? E perché no un tablet? Qui la risposta è tutt'altro che universale perché entrano in gioco variabili molto personali. I notebook tradizionali li conosciamo tutti e sappiamo bene quali limiti abbiano, ma i 2 in 1? E i tablet “puri”? I 2 in 1 hanno un grosso vantaggio: la penna. Questa risulta molto comoda in tantissime occasioni, soprattutto quando si parla di prendere appunti e in situazioni di mobilità estrema. Al contrario dei tablet puri, hanno un sistema operativo Windows nativo, ma conservano ottime doti di durata della batteria e leggerezza. Di contro, sono particolarmente scomodi da usare sulle ginocchia, tipo quando si è seduti su di una sedia in stazione o aeroporto, a meno di non avere le gambe molto lunghe. In aereo, invece, hanno una marcia in più: oltre all'uso con la penna, il punto di innesto molto avanzato della tastiera ne genera una impronta al suolo molto piccola e questo significa che stanno comodamente nello spazio tra un sedile e un altro.
E i tablet? I tablet sono ancora un po' crudi. Ottimi se dovete usare solo applicazioni di produttività e per guardare qualche film, quando le cose si fanno un po' più “dure”, mostrano tutti i loro limiti, per lo più di ergonomia e disponibilità dei programmi. Pensateci bene prima di sceglierne uno per sostituire il vostro notebook.    Fonte: Il sole 24 ore 

 

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