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Fiocco rosa nella redazione di Bulgaria oggi! Il 18 luglio è nata la bimba della nostra collega Lilia Rangelova, fondatrice e caporedattore del nostro sito da lunghi anni. Auguri di cuore a Lilia, alla piccola e anche al papà! Tanta felicità a tutta la famiglia!

2EUROPE-tore

Epopeja na zabravenite

(Ovvero Storie di Dimenticati) n. 9

di Tore Zappadu

A conclusione di questa mia piccola e, in qualche modo, irriverente (in quanto di sicuro non scientifica o accademica) "passeggiata" nella storia del Cirillico e della Bulgaria, mi piace ritornare con lo sguardo esattamente da dove sono partito: la prima volta che Paride mi spiegò il punto di ritrovo per il nostro appuntamento, mi disse che era vicino alla statua di Cirillo e Metodio. Io, per infantile pudore, non feci capire di non sapere dove diavolo fosse questa statua così importante e significativa.

Ma mi attrezzai subito e, alla fine, non mi ci volle molto per fare la prima diretta conoscenza con questi due grandi geni Europei. Tante altre volte, più spesso da solo, talvolta con gli amici, mi è capitato di soffermarmi a riflettere, davanti a questi due Giganti, veri monumenti dell'Europa, su quanta poca attenzione si sia prestato al valore eccezionale della loro opera, da parte dell'Europa burocratica e bigotta.

Io, in quanto sardo, l'ho percepita e fatta mia. Non foss'altro perché da sempre noi che parliamo il sardo, in differenti diramazioni dialettali, non riusciamo ad avere un alfabeto comune e non sappiamo o non siamo in grado di scriverlo dignitosamente.

Ci siamo adattati e visto che siamo un idioma di derivazione latina, i letterati istruiti ci spiegano che è meglio usare le lettere di quell'alfabeto anche se, per le numerose e differenziate forme lessicali, fonologiche, morfologiche e sintattiche che per effetto delle lingue di contatto o di superstrato succedutesi nei secoli e in forza delle varie e, più volte, lunghe, dominazioni subite, la nostra lingua abbia subito non irrilevanti trasformazioni.

Per non farla troppo seria, cito solo alcuni piccoli esempi: in sardo, quantomeno nel ceppo Logudorese ritenuto dai più il padre di tutti i dialetti, quasi non esiste la lettera V. Se si eccettuano le parole importate dall'Italiano (Televisione, Virile, Virtuale etc,), per la stragrande maggioranza dei lemmi, quando parliamo ci "arrangiamo" trasformando la V in B, per esempio Binu (Vino), Bida (Vita) Bacca (Vacca), oppure direttamente con l'elisione per esempio Iazzu (Viaggio) Idda (Città). Per questo, quando Paride mi ha spiegato l'alfabeto Cirillico, ho subito metabolizzato il cambio di consonante, rispetto all'alfabeto italico, della B per la V, anche se spesso vedo che viene pronunciata quasi di soppiatto come una specie di U.

Un altro piccolo esempio è dato da una delle parole più antiche (di sicuro prelatina) che caratterizza tutta la nostra storia: Nuraghe. In campidanese, il dialetto sardo maggiormente parlato nell'isola, questo lemma si scrive comunemente Nuraxi, con la X che dovrebbe pronunciarsi ICS, ma che nel nostro dialetto si pronuncia correttamente come una specie di Sgi, comunque simile alla Ж del cirillico. Insomma lo scriviamo come se si leggesse Nuracsi, ma lo pronunciamo Nurasgi.

Per questo vedendo le contorsioni dei nostri poeti, scrittori e cultori di lingua sarda per cercare di avvicinare lo scritto al parlato (Tzappu per scrivere Zappa con la Z dolce e Tuccaru, per dire Zucchero della Z dura), ammiro ancora di più la fatica e il successo dell'alfabeto Bulgaro che, anche in questo caso ha diversi modi di scrivere la nostra Z.

Per dirla semplice, semplice a Noi Sardi, ma anche a Noi Europei sono mancate figure gigantesche come questi due Santi Fratelli (unici al mondo anche in questo, visto che non c'è nessun altro esempio di fratelli santi).

Infatti, Cirillo e Metodio che oltre al greco, latino, siriaco, arabo ed ebraico, parlavano anche un dialetto bulgaro-macedone, perché cresciuti in un ambiente di coloni slavi, non "inventarono" un nuovo alfabeto, ma diedero una forma definitiva alla scrittura slava, che s'era formata, in questo paese, molto tempo prima, permettendole così di diffondersi rapidamente fra le classi agiate di Russia, Bulgaria, Serbia e Macedonia. A tal fine, essi, per esprimere la particolarità della fonetica, usarono i caratteri della minuscola greca insieme alle lettere slave. Ne venne fuori un alfabeto di 38 lettere, il cosiddetto "cirillico", che ancora oggi è alla base dell'alfabeto slavo.

Più universali di così, davvero difficile immaginarne. Tanto più oggi, in questa Europa sempre più spezzettata e disunita, in cui l'unica lingua e l'unico alfabeto che vale è quello delle Banche e dei conti correnti, ovviamente e rigorosamente in lingua Deutsch.

(9- fine)

ohrid

Епопея на забравените

(Storie di dimenticati) n. 8

di Tore Zappadu

Siamo alla terza parte del nostro viaggio a ritroso nella lingua e nella storia Bulgaria e del suo alfabeto. In questo viaggio non si può non soffermarsi alla sua "stazione" più significativa: Ohrid o Ochrida se preferite.

Si tratta di una ridente cittadina lacustre (nella foto) collocata attualmente nella parte sud occidentale della Macedonia, quasi al confine con l'Albania, distante dalla Bulgaria circa 250 km. Ochrida, ai tempi d'oggi, conta circa 55 mila abitanti, ed è posizionata sulle rive del lago omonimo e dal 1979 la città e il suo lago sono stati inclusi dall'UNESCO nella lista dei Patrimoni dell'umanità.

Il territorio di Ochrida ospitò, negli secoli, antichissimi insediamenti illirici e in seguito greci, mentre la città divenne in età medievale uno dei centri culturali, religiosi e artistici più importanti della Penisola Balcanica e dell'Europa slava. Così importanti che ancora ai giorni nostri la sua primogenitura, il suo significato storico e culturale, è conteso ferocemente dalle due parti in causa di Slavi: i Serbo-Macedoni e i Bulgari.

Nell'867 i Bulgari, di fatto, conquistano la città e persino il nome di Ohrid, come città, compare per la prima volta solo nell'879. Tra il 990 e il 1015, Ocrida divenne la capitale e la roccaforte dell'Impero Bulgaro dello tsar Samuele. Dal 990 al 1018 la città fu inoltre la sede dell'importante Patriarcato di Ocrida. Dopo la conquista bizantina della città nel 1018, il Patriarcato venne retrocesso ad Arcidiocesi (questo fino al 1767)e posto sotto l'autorità del Patriarca ecumenico di Costantinopoli.

Andando indietro negli eventi storici si scopre che quando, alla morte di Metodio (885), il suo successore designato, lo slavo Gorazd, venne soppiantato dal coadiutore del maestro, il franco Viking, tutta la sua opera in Moravia fu dispersa nel modo più traumatico, in quello che lo storico russo Dimitri Obolensky ha definito il "tragico inverno dell'885-886", quando cioè i 5 più importanti discepoli (Gorazd, per l'appunto, Saba, Clemente, Naum ed Angelario (quelli che, con Cirillo e Metodio, formano a tutt'oggi il "santo settenario" sedmocislenici, i"sette santi" padri della cristianità slavo ortodossa,) vennero arrestati e gli ultimi tre espulsi.

Altri discepoli furono persino venduti come schiavi, poi riscattati sul mercato di Venezia dall'imperatore d'Oriente che da Costantinopoli non aveva smesso di pensare, per il loro tramite, all'evangelizzazione di tutto il mondo slavo.

La verità storica è che questo disegno si sarebbe realizzato non grazie agli auspici di Costantinopoli, bensì attraverso l'altro regno, proprio quello di Bulgaria che, seppur nell'orbita di Bisanzio, era di fatto l'avversario per eccellenza dell'impero dei Romei (come veniva anche appellato il regno romano d'oriente).

Grazie allo tsar Boris-Michele di Bulgaria prima ed il figlio Simeone dopo, la giovane chiesa bulgara raccolse e mise a frutto l'intera eredità cirillico-metodiana che, altrimenti, sarebbe andata definitivamente perduta, essendo già da anni pressoché scomparsa e dimenticata nelle sue regioni di origine con la scomparsa dei suoi ideatori.

In Bulgaria, invece, e precisamente ad Ochrid (allora per l'appunto Bulgara) trovarono rifugio i tre espulsi (Clemente, Naum ed Angelario) che misero a frutto, soprattutto i primi due, in quanto Angelario morì nel frattempo, questo strumento di scrittura e di sistematica slavizzazione della lingua liturgica della Chiesa Bulgara.

Alle due estremità del regno bulgaro furono allora aperte due scuole: una a Pliska, poi spostata a Preslav, l'altra per l'appunto a Ochrida, con lo scopo sia di completare le traduzioni in alfabeto slavo dei libri sacri, sia di creare un clero autoctono.

Il sogno di Costantino e Michele (Cirillo e Metodio, per la storia sacra), quello cioè di assistere alla elezione di un vescovo residenziale a capo di una diocesi integralmente slava e che celebrasse unicamente i sacri riti in lunga slava, aveva finito per realizzarsi in Bulgaria, proprio laddove, con ogni probabilità, neppur i santi fratelli avrebbero mai pensato possibile. Un regno ed un popolo, la Bulgaria, che essi stessi, da buoni "bizantini", avrebbero probabilmente considerato un paese ostile e ribelle all'ordine costituito.

Fu comunque lo tsar Simeone, che nell'893 investì Clemente (da allora detto appunto di Ochrida) della sede vescovile di Dremivitza o Velitza (luoghi ancora oggi non meglio identificati) ma che per tutti verrà riconosciuta come la chiesa e il patriarcato di Ochrida, quale antica sede della scuola di Clemente.

L'Impero dello tsar Samuele è considerato, ed a ragione, dalla storiografia bulgara come continuazione della statualità bulgara, mentre viene ritenuto da storici serbi e soprattutto macedoni il primo stato slavo-macedone della storia. Noi vi abbiamo solo esposto quel che racconta la storia che, alle volte, finisce per dare ragione alla verità.

E questa ci sembra inequivocabilmente una bella storia Bulgara.

Alla prossima

(terza parte-continua)

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Rila

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