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Общество Италия-България

presidente-inps

di Sal Sardo

Il Presidente dell'INPS, l'istituto di previdenza italiano, nei giorni corsi si è cimentato in un'analisi spietati contro quegli Italiani che si sono trasferiti all'estero dicendo tra le altre cose che è "paradossale" che "continuiamo a pagare" prestazioni a pensionati che vivono in altri Paesi "e che magari hanno un'assistenza di base", mentre "in Italia non ci sono strumenti contro la povertà e una rete di base proprio perché si dice non ci siano le risorse". Insomma Siamo Noi i primi responsabili delle condizioni di povertà della maggioranza degli italiani.

Ricapitoliamo il ragionamento ed i numeri messi in campo dall'illustre difensore dei poveri e nemico dei pensionati all'estero: l'Italia ha 198 mila stranieri pensionati che versano 3 miliardi e non ricevono nessuna prestazione sanitaria.

Noi siamo "solo" 36.500 pensionati aggiuntivi ( i nuovi emigrati tra il 2003 e 2014) ai precedenti (siamo 400 mila in totale) mentre ne sono "rientrati" solo 24.857 nello stesso periodo. Numeri ancora insufficienti perché il fenomeno diventi "problematico", ma l'Uomo del Monte, che fa il primo della classe con una indennità otto volte superiore alla pensione media di Noi pensionati all'estero, ha messo gli occhi su questa "fuga" di disperati che non ce la fanno a far combaciare pranzo e cena nel LORO Paese con una pensione che gli è stata "concessa" in colpevole ritardo, che è stata tartassata di ritenute e umiliazioni di ogni tipo, Pensionati che, per sopravvivere, scappano da affitti, Equitalia, Enel, canone Tv, tasse su prima casa, acqua, mondezza, assicurazioni auto, trasporti e debiti, debiti, debiti, debiti maturati nella loro vita di indigenti nel luogo dove sono nati, cresciuti ed hanno lavorato. E c'è di più, perché questo Savonarola delle vessazioni Inps dice anche che il vero "costo" sono i 200 milioni di "prestazioni sanitarie" a noi che riceviamo i soldi all'estero e che qui all'estero (nel mio caso Bulgaria) consumiamo e che qui ci ammaliamo e qui paghiamo le medicine e le cure mediche... e che qui moriremo.

Perché va anche detto che tutti Noi che emigriamo per necessità, siamo iscritti alla previdenza Bulgara o degli altri paesi di residenza e, quindi, non riceviamo prestazioni dal sistema sanitario italiano se non quando ci capitasse la necessità, durante i periodici rientri nella nostra terra per rivedere cose, parenti e amici. Questi sarebbero i 200 milioni di costo del nostro "tradimento". Mentre il Boeri, nel contempo, afferma che l'Italia dispone di un "tesoretto" di contributi dai pensionati stranieri in Italia, il cui ammontare è di 375 milioni di euro che pagano i contributi ma non ricevono prestazioni sanitarie.

Per dirla tutta Lui vuole risanare i conti. A modo suo ovviamente.

Perché per farlo e fregarci un'altra volta utilizza un altro termine inglese di bocconiana comprensione 'free riding'. Insomma vorrebbe guadagnare sia da chi arriva che da chi va via, la mia speranza è che possa andare in quel paese assieme a quella grande fetta di "dirigenti politicanti" che ci ha fatto diventare un Paese di Merda...

Una cosa è certa: Noi non ci faremo "cacciare", non intendiamo più essere immolati nel carniere di questi dilapidatori della Cosa Pubblica. Lo hanno già fatto con le nostre pensioni trattandoci come merce di scarto, ci hanno costretto a scappare per cercare e fortunatamente) trovare dignità altrove. E adesso che, grazie ad un Paese come la Bulgaria, questa Dignità, questa Serenità l'abbiamo recuperato, non Consentiremo che ce la rubino.

Al signor Boeri non chiediamo che ci rispetti, da lui pretendiamo semplicemente che Rispetti le leggi e le convenzioni firmate dall'Italia, il Paese che paga lui profumatamente e che ha costretto Noi a Fuggire per non morire di stenti.

Claudia_Cardinale_002

Снимка: Архив 

Италианската актриса Клаудия Кардинале получи почетна научна степен "доктор хонорис кауза" от българската Академия за театрално и филмово изкуство (НАТФИЗ), съобщиха от университета.

2EUROPE-tore

Epopeja na zabravenite

(Ovvero Storie di Dimenticati) n. 9

di Tore Zappadu

A conclusione di questa mia piccola e, in qualche modo, irriverente (in quanto di sicuro non scientifica o accademica) "passeggiata" nella storia del Cirillico e della Bulgaria, mi piace ritornare con lo sguardo esattamente da dove sono partito: la prima volta che Paride mi spiegò il punto di ritrovo per il nostro appuntamento, mi disse che era vicino alla statua di Cirillo e Metodio. Io, per infantile pudore, non feci capire di non sapere dove diavolo fosse questa statua così importante e significativa.

Ma mi attrezzai subito e, alla fine, non mi ci volle molto per fare la prima diretta conoscenza con questi due grandi geni Europei. Tante altre volte, più spesso da solo, talvolta con gli amici, mi è capitato di soffermarmi a riflettere, davanti a questi due Giganti, veri monumenti dell'Europa, su quanta poca attenzione si sia prestato al valore eccezionale della loro opera, da parte dell'Europa burocratica e bigotta.

Io, in quanto sardo, l'ho percepita e fatta mia. Non foss'altro perché da sempre noi che parliamo il sardo, in differenti diramazioni dialettali, non riusciamo ad avere un alfabeto comune e non sappiamo o non siamo in grado di scriverlo dignitosamente.

Ci siamo adattati e visto che siamo un idioma di derivazione latina, i letterati istruiti ci spiegano che è meglio usare le lettere di quell'alfabeto anche se, per le numerose e differenziate forme lessicali, fonologiche, morfologiche e sintattiche che per effetto delle lingue di contatto o di superstrato succedutesi nei secoli e in forza delle varie e, più volte, lunghe, dominazioni subite, la nostra lingua abbia subito non irrilevanti trasformazioni.

Per non farla troppo seria, cito solo alcuni piccoli esempi: in sardo, quantomeno nel ceppo Logudorese ritenuto dai più il padre di tutti i dialetti, quasi non esiste la lettera V. Se si eccettuano le parole importate dall'Italiano (Televisione, Virile, Virtuale etc,), per la stragrande maggioranza dei lemmi, quando parliamo ci "arrangiamo" trasformando la V in B, per esempio Binu (Vino), Bida (Vita) Bacca (Vacca), oppure direttamente con l'elisione per esempio Iazzu (Viaggio) Idda (Città). Per questo, quando Paride mi ha spiegato l'alfabeto Cirillico, ho subito metabolizzato il cambio di consonante, rispetto all'alfabeto italico, della B per la V, anche se spesso vedo che viene pronunciata quasi di soppiatto come una specie di U.

Un altro piccolo esempio è dato da una delle parole più antiche (di sicuro prelatina) che caratterizza tutta la nostra storia: Nuraghe. In campidanese, il dialetto sardo maggiormente parlato nell'isola, questo lemma si scrive comunemente Nuraxi, con la X che dovrebbe pronunciarsi ICS, ma che nel nostro dialetto si pronuncia correttamente come una specie di Sgi, comunque simile alla Ж del cirillico. Insomma lo scriviamo come se si leggesse Nuracsi, ma lo pronunciamo Nurasgi.

Per questo vedendo le contorsioni dei nostri poeti, scrittori e cultori di lingua sarda per cercare di avvicinare lo scritto al parlato (Tzappu per scrivere Zappa con la Z dolce e Tuccaru, per dire Zucchero della Z dura), ammiro ancora di più la fatica e il successo dell'alfabeto Bulgaro che, anche in questo caso ha diversi modi di scrivere la nostra Z.

Per dirla semplice, semplice a Noi Sardi, ma anche a Noi Europei sono mancate figure gigantesche come questi due Santi Fratelli (unici al mondo anche in questo, visto che non c'è nessun altro esempio di fratelli santi).

Infatti, Cirillo e Metodio che oltre al greco, latino, siriaco, arabo ed ebraico, parlavano anche un dialetto bulgaro-macedone, perché cresciuti in un ambiente di coloni slavi, non "inventarono" un nuovo alfabeto, ma diedero una forma definitiva alla scrittura slava, che s'era formata, in questo paese, molto tempo prima, permettendole così di diffondersi rapidamente fra le classi agiate di Russia, Bulgaria, Serbia e Macedonia. A tal fine, essi, per esprimere la particolarità della fonetica, usarono i caratteri della minuscola greca insieme alle lettere slave. Ne venne fuori un alfabeto di 38 lettere, il cosiddetto "cirillico", che ancora oggi è alla base dell'alfabeto slavo.

Più universali di così, davvero difficile immaginarne. Tanto più oggi, in questa Europa sempre più spezzettata e disunita, in cui l'unica lingua e l'unico alfabeto che vale è quello delle Banche e dei conti correnti, ovviamente e rigorosamente in lingua Deutsch.

(9- fine)

bimbaOK

Fiocco rosa nella redazione di Bulgaria oggi! Il 18 luglio è nata la bimba della nostra collega Lilia Rangelova, fondatrice e caporedattore del nostro sito da lunghi anni. Auguri di cuore a Lilia, alla piccola e anche al papà! Tanta felicità a tutta la famiglia!

ohrid

Епопея на забравените

(Storie di dimenticati) n. 8

di Tore Zappadu

Siamo alla terza parte del nostro viaggio a ritroso nella lingua e nella storia Bulgaria e del suo alfabeto. In questo viaggio non si può non soffermarsi alla sua "stazione" più significativa: Ohrid o Ochrida se preferite.

Si tratta di una ridente cittadina lacustre (nella foto) collocata attualmente nella parte sud occidentale della Macedonia, quasi al confine con l'Albania, distante dalla Bulgaria circa 250 km. Ochrida, ai tempi d'oggi, conta circa 55 mila abitanti, ed è posizionata sulle rive del lago omonimo e dal 1979 la città e il suo lago sono stati inclusi dall'UNESCO nella lista dei Patrimoni dell'umanità.

Il territorio di Ochrida ospitò, negli secoli, antichissimi insediamenti illirici e in seguito greci, mentre la città divenne in età medievale uno dei centri culturali, religiosi e artistici più importanti della Penisola Balcanica e dell'Europa slava. Così importanti che ancora ai giorni nostri la sua primogenitura, il suo significato storico e culturale, è conteso ferocemente dalle due parti in causa di Slavi: i Serbo-Macedoni e i Bulgari.

Nell'867 i Bulgari, di fatto, conquistano la città e persino il nome di Ohrid, come città, compare per la prima volta solo nell'879. Tra il 990 e il 1015, Ocrida divenne la capitale e la roccaforte dell'Impero Bulgaro dello tsar Samuele. Dal 990 al 1018 la città fu inoltre la sede dell'importante Patriarcato di Ocrida. Dopo la conquista bizantina della città nel 1018, il Patriarcato venne retrocesso ad Arcidiocesi (questo fino al 1767)e posto sotto l'autorità del Patriarca ecumenico di Costantinopoli.

Andando indietro negli eventi storici si scopre che quando, alla morte di Metodio (885), il suo successore designato, lo slavo Gorazd, venne soppiantato dal coadiutore del maestro, il franco Viking, tutta la sua opera in Moravia fu dispersa nel modo più traumatico, in quello che lo storico russo Dimitri Obolensky ha definito il "tragico inverno dell'885-886", quando cioè i 5 più importanti discepoli (Gorazd, per l'appunto, Saba, Clemente, Naum ed Angelario (quelli che, con Cirillo e Metodio, formano a tutt'oggi il "santo settenario" sedmocislenici, i"sette santi" padri della cristianità slavo ortodossa,) vennero arrestati e gli ultimi tre espulsi.

Altri discepoli furono persino venduti come schiavi, poi riscattati sul mercato di Venezia dall'imperatore d'Oriente che da Costantinopoli non aveva smesso di pensare, per il loro tramite, all'evangelizzazione di tutto il mondo slavo.

La verità storica è che questo disegno si sarebbe realizzato non grazie agli auspici di Costantinopoli, bensì attraverso l'altro regno, proprio quello di Bulgaria che, seppur nell'orbita di Bisanzio, era di fatto l'avversario per eccellenza dell'impero dei Romei (come veniva anche appellato il regno romano d'oriente).

Grazie allo tsar Boris-Michele di Bulgaria prima ed il figlio Simeone dopo, la giovane chiesa bulgara raccolse e mise a frutto l'intera eredità cirillico-metodiana che, altrimenti, sarebbe andata definitivamente perduta, essendo già da anni pressoché scomparsa e dimenticata nelle sue regioni di origine con la scomparsa dei suoi ideatori.

In Bulgaria, invece, e precisamente ad Ochrid (allora per l'appunto Bulgara) trovarono rifugio i tre espulsi (Clemente, Naum ed Angelario) che misero a frutto, soprattutto i primi due, in quanto Angelario morì nel frattempo, questo strumento di scrittura e di sistematica slavizzazione della lingua liturgica della Chiesa Bulgara.

Alle due estremità del regno bulgaro furono allora aperte due scuole: una a Pliska, poi spostata a Preslav, l'altra per l'appunto a Ochrida, con lo scopo sia di completare le traduzioni in alfabeto slavo dei libri sacri, sia di creare un clero autoctono.

Il sogno di Costantino e Michele (Cirillo e Metodio, per la storia sacra), quello cioè di assistere alla elezione di un vescovo residenziale a capo di una diocesi integralmente slava e che celebrasse unicamente i sacri riti in lunga slava, aveva finito per realizzarsi in Bulgaria, proprio laddove, con ogni probabilità, neppur i santi fratelli avrebbero mai pensato possibile. Un regno ed un popolo, la Bulgaria, che essi stessi, da buoni "bizantini", avrebbero probabilmente considerato un paese ostile e ribelle all'ordine costituito.

Fu comunque lo tsar Simeone, che nell'893 investì Clemente (da allora detto appunto di Ochrida) della sede vescovile di Dremivitza o Velitza (luoghi ancora oggi non meglio identificati) ma che per tutti verrà riconosciuta come la chiesa e il patriarcato di Ochrida, quale antica sede della scuola di Clemente.

L'Impero dello tsar Samuele è considerato, ed a ragione, dalla storiografia bulgara come continuazione della statualità bulgara, mentre viene ritenuto da storici serbi e soprattutto macedoni il primo stato slavo-macedone della storia. Noi vi abbiamo solo esposto quel che racconta la storia che, alle volte, finisce per dare ragione alla verità.

E questa ci sembra inequivocabilmente una bella storia Bulgara.

Alla prossima

(terza parte-continua)

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